Non sappiamo rallegrarci per la riproposizione di un’opera coreografica che è entrata a buon diritto nel novero dei capolavori della danza contemporanea. In scena a Cango in questi giorni a Firenze, Sonate Bach, Di fronte al dolore degli altri: undici coreografie “sulle partiture di tre sonate per viola e pianoforte del grande Johann Sebastian, che Virgilio Sieni ha realizzato quasi venti anni fa come riflessione sui massacri che si erano abbattuti sui civili nell’ultimo scorcio del Novecento e all’inizio del nuovo millennio.
Non sappiamo rallegrarci perché la decisione dell’artista fiorentino di inserire quest’opera nel cartellone della rassegna “La Democrazia del Corpo” 2025, è spinta soprattutto da un’istanza di solidarietà umana per quello che sta accadendo oggi, sotto i nostro occhi. Migliaia di vittime innocenti in Palestina, tante altre in Ucraina. Il mostro che divora vite umane è tornato e i colpevoli non sono solo quelli che premono il grilletto e di cui possiamo fare nome e cognome. Responsabili sono anche l’indifferenza, la faziosità, la codardia, l’inettitudine e l’arroganza incompetente che si sono impadronite dell’anima delle nostre società.
Quel messaggio di Sonate Bach, proposto nel 2006 da Sieni come richiamo a prendere coscienza delle conseguenze della crudeltà che accompagna i conflitti di qualunque natura siano (etnici, sociali, civili, predatori..), non è mai stato tanto attuale: ieri Sarajevo, Kigali in Ewansa, Srebrenica, Tel Aviv,Jenin, Baghdad, Istanbul, Beslan, Gaza, Bentalha, Kabul, i titoli delle 11 coreografie; oggi ancora Gaza, ancora Jenin, Kiev, Libano, Donbass che potrebbero sostituirli e che mettono in mostra una dimensione di morte e distruzione ancora maggiore.
Ispirate alle immagini di centinaia di scatti dei fotoreporter di guerra, le undici coreografie moltiplicano la loro forza originaria davanti agli spettatori impietriti in un silenzio carico di tensione e una concentrazione che da tempo non è facile trovare nelle platee di oggi . Merito anche dei cinque interpreti della Compagnia di Sieni: Jari Boldrini, Maurizio Giunti, Giulia Mureddu, Andrea Palumbo e Valentina Squarzoni.
I loro corpi, nel gesto e nella dinamica, si modellano sulle variazioni del dolore e della sofferenza. Respirano e singhiozzano smarriti intorno alle vittime, alla ricerca disperata di un senso di quanto accade. Ma può la danza ricostituire l’armonia distrutta dalla violenza? E’ possibile trovate consolazione e ragione di vita solo dalla bellezza delle linee rigorose, dall’incontro di corpi secondo precise regole e discipline? Sieni prova ed esperimenta, tende e rilascia, unisce e divide i corpi dei cinque performer. Ma non si può sciogliere il grumo di dolore e orrore se non sul piano di una trascendenza sacrale.
Arriva il momento nel quale la coreografia compone immagini delle Pietà, degli Stabat Mater dolorosa, delle deposizioni delle grandi sculture michelangiolesche e delle iconografie delle tavole fondo oro del trecento e delle tele rinascimentali. Di fronte al dolore degli altri, spiega Susan Sontag “è la sublimazione della tragedia nella trasfigurazione artistica senza commento, che coinvolge insieme l’umano e il sacro, il singolare e l’universale”.
Non sappiamo rallegrarci per questa riedizione delle Sonate perché i tempi sono ancora più oscuri e minacciosi di venti anni fa. Ma siamo sempre commossi di fronte alla forza comunicativa dell’arte.
Foto: SONATE BACH (ph. Orlando Caponnetto)