Social e minori: con 17 miliardi di dollari Meta chiude la causa aperta da 40 Stati americani

L’accusa: piattaforme progettate per creare dipendenza nei ragazzi

Si è concluso in un lampo il maxiprocesso federale negli Stati Uniti contro Meta per gli effetti deleteri prodotti dai social sui ragazzi. La causa, aperta ad Oakland il 18 agosto, si è conclusa dopo cinque giorni con uno storico accordo di patteggiamento per 17 miliardi di dollari, circa la metà dell’intera manovra finanziaria annuale dell’Italia. O pari al Pil di una nazione come la Giamaica. Tanto? Poco? Chi ha vinto e chi ha perso la causa? Il denaro negli Stati Uniti risolve anche controversie come queste, che avrebbero un significato etico e interesse pubblico ben più profondi. Il segnale più oggettivo lo ha dato Wall Street: appresa l’entità colossale della cifra patteggiata, la Borsa ha comunque registrato un incremento dell’1,3% del titolo di Meta.

La coalizione di oltre 40 Stati americani, con un documento di 233 pagine depositato nell’ottobre 2023, accusava l’azienda di Mark Zuckerberg di aver progettato le piattaforme di Facebook e Instagram per creare deliberatamente dipendenza nei minori, nascondendo i rischi per la loro salute mentale, a causa della vera e propria dipendenza che si instaura. Un tema epocale, dai risvolti sociali enormi, ma dopo una manciata di ore di udienze e le pesanti testimonianze di alcuni whistleblower, Meta ha preferito patteggiare per evitare sanzioni potenzialmente ben peggiori.

La sentenza non si limita al mero esborso di denaro: Intanto, i circa 17 miliardi di dollari andranno a costituire fondi degli Stati per finanziare programmi di prevenzione e supporto alla salute mentale dei giovani. Ma ci sono anche delle modifiche strutturali obbligatorie:

1) Limiti di tempo predefiniti: Per i minorenni scatterà un blocco automatico all’utilizzo dopo 2 ore giornaliere.

2) Coprifuoco notturno e scolastico: Sarà impedito l’accesso ai social durante la notte e le notifiche verranno silenziate durante l’orario scolastico. I genitori potranno comunque disattivare o modificare questi blocchi.

3) Nascondere i “Like”: Il conteggio dei mi piace e delle visualizzazioni sui post verrà nascosto di default per i profili dei ragazzi.

4) Verifica dell’età: Meta dovrà implementare controlli molto più severi per garantire che gli utenti sotto i 13 anni non si iscrivano senza il consenso dei genitori.

Nonostante la colossale transazione economica e i cambiamenti strutturali accettati, Meta ha chiuso l’accordo federale senza ammettere formalmente alcuna colpa o illecito.

Il Procuratore Generale della California, Rob Bonta, che ha guidato la coalizione degli Stati, ha rilasciato questa dichiarazione: “Sono orgoglioso di aver ottenuto questo patteggiamento che affronta direttamente i problemi al cuore della nostra causa. Questo accordo impone un cambiamento reale, trasparenza reale e tutele legalmente vincolanti per i bambini su Facebook e Instagram. Da oggi, basta aspettare. “Bonta ha inoltre specificato che, oltre alla sanzione miliardaria, Meta sarà monitorata da un revisore indipendente con poteri speciali di accesso ai dati aziendali, per evitare che le nuove regole rimangano solo annunci di facciata.

Meta ha diffuso una nota ufficiale tramite il suo Chief Legal Officer, C.J. Mahoney, pubblicata sul blog aziendale, senza alcuna ammissione formale di colpevolezza. “Vogliamo garantire che gli adolescenti abbiano un’esperienza sicura e produttiva sulle nostre piattaforme. Abbiamo collaborato strettamente con i procuratori generali degli Stati per definire un nuovo standard per l’intero settore.” Meta ha anche lanciato sorta di sfida ai competitors: “Sebbene questo sia un passo importante, queste protezioni saranno davvero efficaci solo se anche i nostri concorrenti come TikTok e YouTube applicheranno le medesime misure sulle proprie piattaforme.

A determinare la decisione di Meta di aderire al patteggiamento sarebbe stata soprattutto la deposizione di Arturo Béjar, già ingegnere dell’azienda e responsabile delle iniziative dedicate alla protezione dei minori. Le informazioni presentate dall’ex dipendente avrebbero indebolito in modo decisivo la linea difensiva del gruppo, contribuendo alla scelta di raggiungere un accordo.

Béjar ha illustrato alla giuria documenti riservati che, secondo l’accusa, dimostravano come i dirigenti di Meta conoscessero da tempo i pericoli affrontati dagli utenti più giovani. La sua testimonianza, insieme a quella di altri dipendenti e ricercatori, si è concentrata su quattro questioni fondamentali.

  1. Misure di protezione inefficaci fin dall’origine

Secondo Béjar, diversi strumenti presentati da Facebook e Instagram come soluzioni per la sicurezza dei minori non sarebbero stati concepiti per produrre risultati concreti. All’interno dell’azienda avrebbe prevalso un atteggiamento assimilabile alla regola del “non chiedere, non dire”: evitare di raccogliere dati precisi sulla presenza di bambini con meno di tredici anni permetteva a Meta di non affrontare apertamente il problema. Anche durante lo sviluppo di prodotti capaci di generare un forte coinvolgimento emotivo, come i Reels, la tutela degli utenti più vulnerabili sarebbe rimasta in secondo piano rispetto agli obiettivi di crescita e partecipazione.

  • Una realtà interna molto diversa da quella comunicata pubblicamente

Le indagini condotte da Béjar sulle esperienze degli adolescenti avrebbero restituito un quadro particolarmente grave. In uno dei rilevamenti, il 51% dei giovani intervistati dichiarava di aver vissuto molestie o altre situazioni dannose su Instagram nell’arco di una sola settimana. Questi risultati sarebbero stati trasmessi direttamente a Mark Zuckerberg e ad Adam Mosseri. Nonostante ciò, Meta avrebbe continuato a descrivere pubblicamente il fenomeno come marginale.

  • Le pressioni sugli studi relativi alla salute mentale

I procuratori generali hanno affiancato alle dichiarazioni di Béjar documenti e testimonianze provenienti da altri ricercatori, sia interni sia esterni all’azienda.

  • La consapevolezza degli effetti

Il materiale presentato avrebbe mostrato che Meta era consapevole degli effetti potenzialmente negativi dello scorrimento infinito e della ricerca di approvazione attraverso i “Mi piace”. L’accusa ha inoltre sostenuto che alcuni studi sulla salute mentale sarebbero stati modificati, ridimensionati o messi da parte quando le conclusioni rischiavano di mettere in discussione un modello economico fondato sul tempo trascorso dagli utenti sulle piattaforme.

Del resto, già nel novembre del 2017 Sean Parker, inventore di Napster e fra i primi collaboratori di Mark Zuckerberg fino a diventare presidente della società di Menlo Park, aveva dichiarato nel corso di un evento pubblico del sito americano Axios: “Facebook e gli altri social media approfittano delle vulnerabilità della psicologia umana con un meccanismo che crea dipendenza come una droga, Dio solo sa cosa sta facendo alla mente dei bimbi. Il processo creativo dietro queste applicazioni, a partire da Facebook rispondeva ad una precisa domanda: come posso consumare più tempo e attenzione possibile? E questo voleva dire cercare il modo di dare una piccola dose di dopamina ogni tanto, ad esempio un ‘like’ alla tua foto o al tuo post. E questo porta a produrre più contributi, che danno più interazioni e commenti. I creatori, gli inventori, come me, Mark, Kevin Systrom di Instagram – aveva concluso Parker – lo capivamo perfettamente. Ma l’abbiamo fatto lo stesso”.

Era per questo che tre anni fa oltre 40 stati federali avevano prodotto il loro atto d’accusa contro Meta. Giova riprodurne alcuni passi integrali, anche per riflettere sull’esito del processo lampo: “Nell’ultimo decennio, Meta – da sola e attraverso le sue piattaforme di social media di punta, Facebook e Instagram, ha profondamente alterato le realtà psicologiche e sociali di una generazione di giovani americani. Meta ha sfruttato tecnologie potenti e senza precedenti per attirare, coinvolgere e infine intrappolare giovani e adolescenti. Il suo scopo è il profitto e, nel tentativo di massimizzare i suoi guadagni finanziari, Meta ha ripetutamente ingannato il pubblico sui pericoli sostanziali delle sue piattaforme di social media. Ha nascosto i modi in cui queste piattaforme sfruttano e manipolano i consumatori più vulnerabili: adolescenti e bambini.

Meta ha progettato e distribuito funzionalità di prodotto dannose e psicologicamente manipolative per indurre i giovani utenti a un uso compulsivo e prolungato delle piattaforme, assicurando falsamente al pubblico che le sue funzionalità erano sicure e adatte ai giovani utenti;

Meta ha sviluppato e perfezionato una serie di funzioni psicologicamente manipolative della piattaforma, progettate per massimizzare il tempo trascorso dai giovani utenti sulle sue piattaforme di social media. Meta era consapevole che il cervello in via di sviluppo dei giovani utenti è particolarmente vulnerabile a certe forme di manipolazione e ha scelto di sfruttare queste vulnerabilità attraverso funzioni mirate quali: (a) algoritmi di raccomandazione che manipolano la dopamina; (b) “Mi piace” e funzioni di confronto sociale che Meta sa danneggiare i giovani utenti; (c) avvisi audiovisivi e tattili che richiamano incessantemente i giovani utenti alle Piattaforme di social media di Meta mentre sono a scuola e durante la notte; (d) funzioni di filtro visivo note per promuovere la dismorfia corporea dei giovani utenti; e (e) formati di presentazione dei contenuti, come lo scroll infinito, progettati per scoraggiare i tentativi dei giovani utenti di autoregolarsi e disimpegnarsi dalle Piattaforme di Meta. Nel promuovere e commercializzare queste funzioni ai giovani utenti, Meta ha rappresentato in modo ingannevole che le funzioni non erano manipolative; che le sue piattaforme di social media non erano progettate per promuovere un impegno prolungato e malsano dei giovani utenti con i social media”.

Meta ha sempre respinto queste tesi. Anche prima dell’apertura della causa. Il 30 settembre 2021, la vicepresidente di Meta, Antigone Davis, davanti al Congresso Americano aveva respinto l’accusa sul consapevole funzionamento manipolativo delle piattaforme. Respingendo anche ogni riferimento alla dipendenza indotta nei ragazzi.

Questioni che, almeno negli Stati Uniti, non saranno più sottoposte a procedimenti giudiziari. Dopo cinque anni, con il pagamento di 17 miliardi di dollari Meta ora si libera di ogni fardello giudiziario e attraverso l’integrazione tra social e intelligenza artificiale irrobustisce il suo impero. Come la Borsa ha subito sancito.

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