Sant’Anna, morto Enrico Pieri, testimone della strage e cittadino d’Europa

Firenze – Una perdita che pesa, nella storia e nella coscienza della Toscana, quella di Enrico Pieri. “Perdiamo un pezzo di memoria: una persona che sapeva parlare ai giovani di un dramma e di una barbarie come la strage che nazisti e fascisti consumarono a Sant’Anna di Stazzema il 12 agosto 1944 ma anche illuminarli sull’importanza di sentirsi ed essere europei. Era instancabile e senza dimenticare sapeva guardare al futuro e all’Europa”.

Così il presidente della Toscana Eugenio Giani commenta la scomparsa di Enrico Pieri, superstite e testimone, a dieci anni, di uno delle stragi più efferate consumate dai tedeschi in ritirata durante la Seconda guerra mondiale.  Quella mattina, nel paese di Sant’Anna allora diviso in più borghetti, soldati guidati da fascisti della Versilia soffocarono infatti in poche ore 560 vite per poi dare quasi tutto alle fiamme: 394 saranno alla fine le vittime identificate.

Enrico Pieri, a gennaio di undici mesi fa, con la pioggia a tintinnare sopra le spalle, lo raccontava dal monte di Sant’Anna che si affaccia sul mare della Versilia ai ragazzi delle scuole toscane nel Giorno della memoria, quello che ricorda la liberazione del campo di Auschwitz. Oggi Enrico Pieri, 87 anni, insignito nel 2020 commendatore all’Ordine al merito della Repubblica, se n’è andato. Era malato, ma fino all’ultimo ha voluto essere in prima linea.

“La vita e l’insegnamento di Enrico Pieri ci spronano ad un impegno ancora maggiore per la salvaguardia e la trasmissione della Memoria, in particolare rivolti alle giovani generazioni: un impegno a ricordare ciò che è stato, a non dimenticare il periodo più buio e vergognoso della storia affinché mai più possa ripetersi ” commenta l’assessora regionale alla cultura della memoria  Alessandra Nardini. “ E delle energie che in questo ha profuso – aggiunge – voglio ringraziarlo”.

Aveva dieci anni Enrico Pieri quel 12 agosto 1944 e riuscì a sopravvivere, unico della famiglia.  Ai ragazzi del Giorno della memoria ricordava come 130 giovani come loro, che con la guerra nulla centravano, furono trucidati sulla piazza davanti alla chiesa del paese. Odio, violenza e devastazione. Chiudersi in se stessi o covare rancore sarebbe stata la reazione più naturale. E sette anni più tardi Pieri infatti emigrò.

“Ma arrivato in Svizzera – ripeteva spesso – capii che non si doveva e non si poteva più odiare. Mi resi conto che la Germania era troppo importante per l’Europa e che eravamo tutti europei: figli di un’Europa nata proprio a Sant’Anna, a Marzabotto o nei campi di concentramento”.  Una lezione di vita, che non vuol dire dimenticare: anzi, tutt’altro. Trentadue anni dopo essere emigrato Enrico è infatti tornato a Sant’Anna, ha ricucito lo strappo con un luogo dove ogni pietra gli ricordava dolore e il suo impegno si è profuso nel raccontare, quasi ogni giorno da primavera fino all’estate, ciò che è stato ai tanti giovani in visita. Guardando sempre al futuro e all’Europa. Un insegnamento che rimarrà.

Assieme ad Ennio Mancini, altro superstite, era stato insignito del cavalierato dalla Repubblica federale tedesca. Nel 2011 gli era stato conferito il premio Cittadino europeo dal Parlamento Europeo. All’associazione Martiri di Sant’Anna di Stazzema, di cui era presidente, aveva donato la sua casa d’infanzia, la stessa in cui fu sterminata la famiglia.

 

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