Putin distrugge anche la nostra economia

L’indagine congiunturale di Confindustria regionale tradisce un clima di paura (e recessione) per i prossimi mesi. Il rischio è crescita 0 anche se il volume della produzione 2022 parla per ora di un recupero dell’8,2%

L’Emilia-Romagna chiude il primo semestre 2022 in crescita, grazie alla tenuta di investimenti e export, ma peggiora il clima di fiducia per la seconda parte dell’anno e gli effetti della guerra, crisi energetica e inflazione, avvicinano l’economia regionale alla crescita zero.

La via della ripresa che si era avviata all’uscita dalla pandemia è piena di ostacoli, come conferma l’indagine congiunturale del secondo trimestre dell’anno sull’industria manifatturiera realizzata da Unioncamere Emilia-Romagna, Confindustria regionale e Intesa San Paolo.

Il volume della produzione delle piccole e medie imprese dell’industria ha messo a segno un recupero dell’8,2%, rispetto al 2021. La produzione ha superato (+3,8%) il livello dello stesso trimestre del 2018, ultimo anno di crescita. La pressione dell’aumento dei prezzi industriali ha sostenuto la crescita del fatturato (+10,6%), il fatturato estero ha avuto un andamento analogo (+10,4%), l’acquisizione ordini ha frenato, ma ha mantenuto una tendenza positiva (+7,6%).
Bene le esportazioni, nel primo semestre pari a 41.293 milioni e in crescita del 19,9%, con Europa mercato fondamentale (64,9%) e fortissima crescita sui mercati americani, trascinata dagli Usa (+47,4%).

Per il presidente di Unioncamere Alberto Zambianchi è una fase con due dinamiche contrapposte: “Da un lato l’economia reale che prosegue la sua crescita, dall’altro la guerra in Ucraina con il suo carico di criticità, dalla scarsa disponibilità dell’energia all’aumento fuori controllo dei prezzi. L’effetto congiunto preannuncia un’economia prossima all’arresto”.
In regione, secondo l’analisi della Direzione studi e ricerche di Intesa San Paolo è in atto una rapida ripresa dei prestiti bancari alle imprese, trainata dai finanziamenti all’industria e legata soprattutto ai fabbisogni di capitale circolante a fronte dell’aumento di costi di energia e materie prime. Rallenta invece la crescita dei depositi delle aziende.

(Ansa)

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