“Supponente, prepotente, arrogante e offensiva. Nessuna disponibilità ai cambiamenti, è una con cui non si può andare d’accordo”. Era metà ottobre 2022, in Senato, e le trattative per la formazione del governo di Giorgia Meloni fervevano. Silvio Berlusconi, scuro in volto, dal suo scranno in Aula, convinto di non essere visto, vergava un biglietto livoroso contro quella donna che osava bypassarlo, nonostante gli dovesse molto: era stato lui a volerla nel suo quarto esecutivo, affidandole il ministero della Gioventù. Aveva 31 anni Meloni e già segnava il suo primo record: la ministra più giovane nella storia della Repubblica fino a quel momento.
I rapporti fra i due continuarono negli anni fra alti e bassi, lei si faceva più robusta politicamente, fondò nel 2012 i suoi Fratelli d’Italia e coltivò l’arte della leadership fino all’exploit elettorale e all’incarico di presidente del Consiglio, segnando altri due primati: prima volta di una donna al governo, prima volta per un partito ex missino e di destra destra. Berlusconi aveva già fatto il suo tempo per lei, che poteva correre a briglie sciolte, e lui lo sapeva ma mai avrebbe immaginato di essere ignorato nella formazione del governo della sua ex pupilla. “Prepotente, arrogante”: su quell’appunto rubato da una telecamera impicciona il Cavaliere sfogò tutta la sua rabbia per non essere riuscito a far entrare nella squadra di governo la fedelissima Licia Ronzulli. La notizia fece scalpore ma più eloquente fu la risposta di Meloni: “Mi pare che tra quegli appunti mancasse un punto e cioè ‘non ricattabile’”. Si capì subito la tempra meloniana, poi il 22 ottobre 2022 giurò nelle mani del presidente Sergio Mattarella e diede inizio al suo lungo esecutivo, il 68° dalla Liberazione. Dopo 1.413 giorni, il 4 settembre scorso Giorgia Meloni ha segnato un altro record, quello del governo più lungo della storia della Repubblica, superando il primato del Berlusconi II, in carica dall’11 giugno 2001 al 23 aprile 2005. Ancora Berlusconi, messo definitivamente alle spalle con un sorpasso storico.
“Oggi il nostro Governo – ha commentato la premier fin dal mattino sui social – diventa il più longevo della storia della Repubblica italiana. È un dato che accolgo con gratitudine e con un forte senso di responsabilità. Perché la stabilità non è un record da esibire, ma la condizione che consente a una Nazione di programmare, decidere, mantenere gli impegni e farsi rispettare”. Così hanno inizio le celebrazioni che culmineranno a sera nel Porto di Bari davanti a migliaia di fedelissimi e tutti i vertici di Fratelli d’Italia, con un discorso-comizio di un’ora della presidente che dà inizio ufficialmente anche alla campagna elettorale. E’ un one-woman show, è la sua festa personale, e della sua creatura fatta di ‘Fratelli d’Italia’ comprimari e cortigiani sempre al suo fianco, ma nessuno parla su quel palco. Neanche i compagni di viaggio della maggioranza, la scenografia è scarna, solo qualche manifesto col simbolo di ‘Fratelli d’Italia appoggiato sulle sedie e, sullo sfondo, lo slogan delle celebrazioni, ‘Il governo più stabile, l’Italia più forte’.
Prima di lei solo il leader di Noi moderati Maurizio Lupi dice qualcosa, cercando di scaldare un pubblico freddino, molto meno dei 10 mila attesi, tra i 3.500 e i 5.000 dice l’intelligenza artificiale, tutti lì solo per lei. Dopo Lupi tocca ai vicepremier, ma in collegamento, saltano immagini e audio, discorsi di circostanza, ringraziamenti di rito. E’ lei, Giorgia, l’unica vera festeggiata, non voleva passerelle politiche, solo testimonianze di cittadini ‘beneficiati dal governo’, l’insegnante, l’infermiera che ringraziano per il rinnovo dei contratti, lo studente che, controtendenza, dal Nord torna a Bari per studiare. Quella Bari scelta come location perché, sottolinea Meloni, “il Pil del Sud cresce più della media nazionale e vogliamo fare del Sud un posto dove si arriva, dove si torna, non quello da cui si parte”. Fa promesse anche sull’ex Ilva la premier, ma a Taranto c’è poco da festeggiare, contemporaneamente alle celebrazioni meloniane arrivavano 2500 lettere di licenziamento in tutto il settore dell’indotto.
Il discorso-comizio della presidente del Consiglio procede secondo un copione prevedibile, ‘quanto bene abbiamo fatto, quanto male avevano fatto gli altri, quanto male farebbero se toccasse a loro governare, quanto bene ancora potremmo fare se toccasse a noi’. Tutto era stato già scritto e pubblicato in un opuscolo di 28 pagine sui “successi di questi 4 anni” ripetuti la sera dal palco di Bari con foga da comiziante, mentre le opposizioni facevano il controcanto con note e dichiarazioni che smontavano la narrazione meloniana. Lei rivendica con orgoglio i dati certificati da Istat sul lavoro: più di un milione di occupati dal 2022, con un aumento dei contratti a tempo indeterminato, mentre la disoccupazione è scesa attorno al 5,7%, e crescono i contratti a tempo indeterminato (oltre 16 milioni di lavoratori stabili). La versione degli oppositori fa però notare che l’Italia resta comunque in fondo alle classifiche europee, che i nuovi occupati sono perlopiù over 50, che la disoccupazione giovanile è arrivata al 18,9%, che i salari scendono del 6,1 per cento rispetto al 2021, record peggiore fra le grandi economie dell’Ocse, per non dire dei 5,7milioni di persone in povertà assoluta.
Capitolo tasse: i Fratelli d’Italia ricordano il taglio del cuneo fiscale – “abbiamo restituito 21 miliardi agli italiani” – ma tacciono il fatto che la pressione fiscale è salita al 43,1 per cento del Pil nel 2025, dal 41,7 del 2022, e nessun cenno all’inflazione che ad agosto è tornata a crescere del 3,3%. Certo, c’è l’emergenza energetica che sta piegando le economie di quasi tutto il pianeta, e qui Meloni annuncia la sua ricetta sovranista: “Adesso vogliamo che l’energia che serve all’Italia si produca in Italia ed è per questo che dopo 40 anni abbiamo rotto un tabù e riaperto al nucleare”. Poi lancia l’idea di “aumentare la quota di petrolio che si può estrarre nei nostri mari, perché non ha senso andare a comprare petrolio in Qatar se ce lo abbiamo in Basilicata”. Ricette bizzarre offerte dal palco di Bari mentre a Roma, davanti a Palazzo Chigi, l’Alleanza Verdi e Sinistra manifestava ricordando che il costo dell’energia è salito del 17%. Intanto il 10 settembre scadrà l’ultima proroga del taglio delle accise sul gasolio e la premier ha annunciato altre misure ma questa volta “più mirate”.
Record anche per la sanità secondo Meloni, che rivendica di aver portato lo stanziamento statale per questo settore dai 126 miliardi di euro del 2022 ai quasi 143 miliardi di euro previsti per il 2026. E ci sono poi i primi provvedimenti per l’abbattimento delle liste d’attesa. Ma non può dire la presidente che, nel 2024, hanno rinunciato a curarsi 5,8 milioni di italiani contro i 4,5 milioni dell’anno prima. Tutto questo e altre ‘prodezze’ nel copione celebrativo, condito dalla esibizione di una tempra che richiede una “montagna di coraggio. Mi è sembrato di nuotare dentro la colla, ma non ho mai mollato”, dice Meloni. E mai mollerà, promette al suo popolo.
Ma è il non detto la parte più significativa delle celebrazioni meloniane. La politica estera non viene mai citata, eppure è il terreno dove Giorgia Meloni ha conquistato maggiore credibilità facendosi valere in Europa e tenendo la barra sempre dritta sul sostegno all’Ucraina confermando la salda attestazione dell’Italia sulla linea atlantista. Nessuna menzione neanche sul rapporto con gli Usa, cominciato fra baci e abbracci con l’amico Trump e finito con i miserevoli attacchi ingiuriosi del presidente americano, cui Meloni ha tenuto testa bene ma che resta comunque un imbarazzante capitolo della sua carriera da premier. E non menzionato neanche il generale Roberto Vannacci, una spina nel fianco per tutta la coalizione, ma a Bari è stato comunque evocato, in uno dei passaggi più incisivi: “Il femminicidio esiste, eccome se esiste. E combatterlo – ha sottolineato con foga la presidente – non significa dire che la vita di un uomo vale meno, significa riconoscere che nel femminicidio c’è un’aggravante, si uccide una donna perché ha osato essere libera e questo nella civiltà europea e cristiana non è previsto”.
Una lezione per Vannacci che, fra i punti qualificanti del suo programma, ha messo l’abolizione del reato di femminicidio. Ancora, Meloni sicuramente pensava a lui quando ha elencato i successi nelle politiche migratorie: “Nel 2026 gli arrivi irregolari sono calati dell’83% rispetto al 2023” e c’è anche il nuovo Patto Ue su migrazione e asilo: “Sui migranti ci chiamavano estremisti e in Ue ci hanno copiato”, dice Meloni. Silenzio invece sui centri in Albania che, seppur sposati come buona idea da gran parte dell’Europa, restano semivuoti e hanno dovuto cambiare destinazione d’uso diventando costosi Cpr (Centri di Permanenza per i Rimpatri). Migranti e sicurezza sono il marchio di fabbrica del governo Meloni, ma sulla seconda la stessa presidente dice che bisogna fare di più. Intanto si accumulano i decreti (siamo a 8) e si contano un centinaio di modifiche al codice penale.
E’ calato il silenzio anche sulle tre riforme costituzionali che erano l’architrave del programma di governo, quella sull’autonomia spinta dalla Lega e arenata dopo l’intervento della Corte costituzionale; quella sulla giustizia, bocciata dal referendum e citata di striscio dalla presidente Meloni solo per definirla “un’occasione persa” e quella sul premierato finita in un cassetto prima ancora che entrasse nel vivo dell’iter parlamentare. Ma i Fratelli d’Italia l’hanno fatta rivivere concependo una riforma della legge elettorale che, in nome della stabilità, permettesse a chi vince di stravincere con un premio di maggioranza mai visto prima. Dovrebbe correre spedita questa legge, secondo i desideri della premier, ma le procura qualche amarezza, a partire da quel voto segreto alla Camera che, a luglio scorso, clamorosamente ha fatto andare sotto il governo bocciando l’emendamento sulle preferenze proposto da Fratelli d’Italia. Ora si cerca di recuperare in Senato ma sono vicine e troppo importanti le prossime elezioni politiche, per cui si confezionano modifiche alla legge a seconda dei sondaggi, per costruire un meccanismo elettorale che neutralizzi Vannacci e garantisca la vittoria al centrodestra.
Poi, attesa ma non in queste proporzioni, è arrivata l’onda nera di Afd in Sassonia-Anhalt e ha travolto ogni calcolo. Dopo due giorni dalla kermesse di Bari che incoronava Giorgia, ora si registra solo sbigottimento e divisioni nella coalizione di governo. I due vicepremier agli antipodi, Antonio Tajani si dice molto preoccupato, Matteo Salvini esulta, ma Vannacci lo attacca rivendicando di essere lui il vero amico dei ‘neonazisti simpatici’, come si definiscono loro stessi, che fanno paura in tutta Europa. Meloni non commenta, un silenzio eloquente che lascia trasparire tutta la difficoltà di gestire questa difficile fase, con l’incubo Vannacci che sale ancora nei sondaggi superando sia la Lega che Forza Italia. Ma resta il compiacimento per “la stabilità, la prima grande riforma che abbiamo regalato all’Italia”. Non basta, le ricordano le opposizioni: “Quattro anni buttati via”, ha commentato la leader del Pd Elly Schlein.