Oxfam, come funziona il modello delle disuguaglianze

Il rapporto 2023 evidenzia il meccanismo che premia i più ricchi

Disuguaglianze economiche, uguale a potere. Potere per i pochi che possiedono la ricchezza, che la incrementano e che, secondo l’ultimo report di Oxfam, sono lanciati a conseguirne sempre di più, di ricchezza. E quindi di potere. Sotto, una massa sempre più ampia di diseredati, in cui si sgretola la famosa e ormai rimpianta middle class, quella che da noi si chiamava la piccola-media borghesia. Non è una riflessione di qualche bello spirito, ma sono i numeri di Oxfam, aggiornati al 2023: la ricchezza dei cinque miliardari più ricchi al mondo è più che raddoppiata, in termini reali, dall’inizio di questo decennio, mentre la ricchezza del 60% più povero dell’umanità non ha registrato alcuna crescita.
Nella nostra penisola, a fine 2022, l’1% più ricco era titolare di un patrimonio 84 volte superiore a quello detenuto dal 20% più povero della popolazione, la cui quota di ricchezza nazionale si è dimezzata in un anno. Una divaricazione che, sottolineano da Oxfam, rischia di diventare normale.

La normalità cui rischiamo di assuefarci è ben riprodotta nel paradosso delle cifre. “Se la ricchezza dei 5 miliardari più ricchi continuasse a crescere allo stesso ritmo osservato nel
corso degli ultimi cinque anni, entro un decennio avremmo il primo trilionario della storia dell’umanità. Ai ritmi attuali, ci vorrebbero invece più di due secoli (230 anni) per portare l’incidenza della povertà globale sotto l’1%”. Ancora: “Se i 5 uomini più ricchi al mondo spendessero 1 milione di dollari al giorno, ci vorrebbero 476 anni per esaurire la loro ricchezza complessiva”. Il genere pesa eccome: “A livello globale gli uomini detengono una ricchezza superiore di 105.000 miliardi dollari a quella delle donne. Tale differenza è equivalente a 4 volte la dimensione dell’economia statunitense. Per una donna che lavora nella sanità o nel sociale ci vogliono 1.200 anni per guadagnare quanto i un anno percepisce, in media, l’AD di una delle 100 imprese più grandi della lista Fortune”. Un altro dato: “Sette tra le dieci più grandi multinazionali al mondo hanno un AD miliardario o un miliardario tra i propri azionisti di riferimento”. In generale, la parte di popolazione mondiale che regge a stento la comparsa dell’inflazione è pari a 4,8 miliardi di persone, tant’è vero che, secondo i dati Oxfam , per la prima volta, in un periodo di 25 anni, si allarga a livello globale.

Il quadro è ampio e dettagliato e ciò che si configura non è una contingenza dovuta a fattori esogeni, bensì un vero e proprio problema di sistema, che potrebbe essere sintetizzato in poche parole: il modello premia i più ricchi e annichilisce l’importanza del lavoro. Che si tratti di un problema di sistema emerge in modo trasparente dallo stesso Rapporto Oxfam, che mette in luce, elencandoli e commentandoli, i pilastri su cui si basa il sistema economico-politico imperante e per sua natura produttore di diseguaglianze. Ma prima di analizzare il meccanismo, diamo ancora qualche dato.

Intanto, come si legge nel Rapporto Oxfam, “La ricchezza è fortemente concentrata nel Nord globale, dove vive soltanto il 21% dell’umanità, ma dove è localizzato il 69% della ricchezza netta privata ed il 74% della ricchezza miliardaria globale”. Nel novero dei vincitori in questo periodo di crisi, oltre ai super-ricchi , anche un altro gruppo, ovvero le grandi multinazionali, “per le quali, così come per gli individui super-ricchi, gli ultimi due decenni sono stati incredibilmente redditizi. Nella media del biennio 2021-2022 le più grandi corporation globali hanno registrato un aumento dell’89% dei profitti rispetto al periodo 2017-2020”. Un periodo fortunato? Niente affatto: “Nuovi dati, relativi ai primi mesi del 2023, 25 mostrano come l’anno appena conclusosi sia destinato a superare ogni record, attestandosi come il più redditizio di sempre. Complessivamente 148 tra le più grandi società al mondo (di cui si dispongono i dati) hanno realizzato profitti per circa 1.800 miliardi di dollari in 12 mesi fino a giugno 2023 con un incremento del 52,5% rispetto al profitto medio del quadriennio 2018-21”.

Il primo ingranaggio che funziona da fondamenta del sistema, è che “il notevole aumento della ricchezza miliardaria e l’aumento del potere economico e monopolistico delle imprese sono profondamente interconnessi. Il potere economico, la sua estrema concentrazione e le rendite di posizione associate favoriscono l’accumulazione di enormi fortune nelle mani di pochi e amplificano i divari economici”.

Cosa significa, lo si capisce ancora una volta dai dati. Emerge infatti dal Report che, tra le 50 multinazionali più grandi al mondo (il cui valore di mercato è pari a 13.300 miliardi di dollari) 17 sono amministrate o hanno tra gli azionisti principali un miliardario. “Sette tra le dieci più grandi multinazionali al mondo (che valgono in borsa 10.200 miliardi di dollari) hanno un AD miliardario o un miliardario tra i propri azionisti di riferimento in grado di determinare con il proprio voto la composizione del consiglio di amministrazione e la posizione di AD della società”.

Cosa significa in concreto? I proprietari miliardari, spiega Oxfam, “esercitano il controllo per assicurare che il potere societario sia in costante crescita, sovente attraverso una più forte concentrazione di mercato, assicurandosi posizioni monopolistiche, consentite dai governi. L’accresciuto potere economico delle grandi società è a sua volta orientato alla massimizzazione degli utili per gli azionisti senza un giusto riconoscimento al contributo di altri soggetti o gruppi coinvolti nella creazione di valore”.Di fatto dunque, il sistema consente alle grandi corporation di “controllare i mercati, stabilire le regole del gioco, godere di rendite di posizione”, senza correre rischi o quasi.

Ma se ciò è l’impianto di fondo, non è che non succede niente nelle vite dei restanti esseri umani. In primis, questo sistema determina senz’altro “le retribuzioni che percepiamo, il cibo che possiamo permetterci e i farmaci cui possiamo accedere”, senza parlare dell’istruzione, formazione e cultura tout court, aggiungiamo noi. Ma si tratta di un sistema casualmente consolidatosi così?

Per niente, rispondono da Oxfam. “Lungi dall’essere casuale, questo potere è stato
di fatto concesso dai nostri governi che hanno permesso alle più grandi corporation
al mondo di diventare sempre più grandi e di fare sempre più profitti. Apple ha un
valore di mercato di 3.000 miliardi di dollari: a titolo esemplificativo, questa cifra è
superiore all’intero PIL della Francia, la settima economia più grande del mondo.43 I
cinque colossi globali più grandi al mondo per capitalizzazione hanno un valore di
mercato complessivo superiore al PIL di tutte le economie di Africa, America Latina e
Caraibi messe insieme”.

Ma non è finita qui. Sul tavolo gioca infatti anche un altro grande protagonista, che assolve al ruolo di “moltiplicatore” degli effetti del sistema. Si tratta della finanza privata e dei gestori patrimoniali, che, come ricordano da Oxfam, “agiscono in gran parte per conto di clienti facoltosi”. Il peso del loro ruolo nel concentrare potere economico nelle mani di un’elite, è enorme: “Le società di private equity, forti dei 5.800 miliardi di dollari di liquidità degli investitori dal 2009, hanno utilizzato l’accesso privilegiato ai mercati per agire come una forza monopolizzante in tutti i settori. A loro si aggiungono i grandi fondi di investimento, noti come “Big Three” – BlackRock, State Street e Vanguard – un altro propulsore di potere monopolistico: complessivamente gestiscono asset finanziari per 20.000 miliardi di dollari, più di un quinto di tutti i titoli gestiti da fondi di investimento su scala planetaria”.

Infine, vogliamo porre l’accento sul meccanismo attraverso il quale il sistema delle disuguaglianze funziona. Come già visto, i gangli di snodo dell’intera costruzione sono le grandi imprese, le multinazionali, i fondi internazionali, la finanza che ne amplifica gli effetti. Ma come utilizzano il proprio potere di mercato, secondo quali modalità? Intanto, come mette nero su bianco la relazione di Oxfam , “ricompensando la ricchezza, non il lavoro”. Cosa significa, lo si capisce ancora una volta con i numeri. “Secondo una recente analisi di Oxfam e ActionAid, per ogni 100 dollari di profitto generato da 96 grandi aziende tra luglio 2022 e giugno 2023, 82 dollari sono stati corrisposti agli azionisti sotto forma di buyback azionari e dividendi. La corresponsione di tali benefici avvantaggia in modo sproporzionato i ricchi perché la proprietà azionaria è fortemente concentrata al vertice della piramide distributiva”. E non si tratta di cosa di poco conto: quelle risorse vengono sottratte, ad esempio, all’aumento salariale, all’istruzione, alla sanità, all’installazione di nuovi processi produttivi più sostenibili.

Un altro tratto che alimenta il sistema delle disuguaglianze, è l‘elusione degli obblighi fiscali, ovvero, come si legge sul Rapporto Oxfam, la continua e efficace “battaglia fiscale” cui si dedicano grandi corporation e i loro super-ricchi proprietari. Una battaglia francamente del tutto senza motivo, almeno secondo i dati prodotti da Oxfam: “L’aliquota legale media sui redditi societari si è più che dimezzata nei Paesi OCSE negli ultimi quattro decenni: nel 1980 era del 48%, nel 2022 del 23,1%.”.

Dati pesanti, eppure non ancora del tutto veridici. “Per quanto drastica sia stata la riduzione dell’aliquota legale sui redditi d’impresa, essa non rivela completamente l’entità del problema: la pianificazione fiscale aggressiva, il ricorso ai paradisi fiscali societari e a incentivi dannosi si sono tradotti in aliquote fiscali effettive ancor più basse e talora prossime allo zero”, dicono da Oxfam. Tant’è vero che, a livello globale, “tra il 1975 e il 2019 l’aliquota media effettiva sui redditi d’impresa è passata dal 23% al 17%, una riduzione di circa un terzo, in un periodo florido per le corporation, con profitti da record”.

Un altro scatto del sistema delle disuguaglianze riguarda i benefici derivanti dalle privatizzazioni dei servizi pubblici. “Una crescente tendenza alla privatizzazione dei servizi pubblici che porta ad una sempre più marcata presenza del settore privato nella sfera pubblica, con la conseguente mercificazione di servizi di primaria importanza come l’acqua, l’istruzione, l’assistenza sanitaria ed un accesso ai servizi riservato solo a chi può permettersi di pagare”. Un punto critico soprattutto perché la tende alla privatizzazione “indebolisce la capacità dei governi di garantire servizi pubblici universali e di alta qualità in grado di ridurre le disuguaglianze”. In altre parole, uccide l’idea stessa di welfare.

Infine, nella relazione Oxfam, il quarto passaggio del sistema riguarda la crisi climatica. “Il meccanismo della ricerca di profitti a breve termine da parte delle multinazionali, ha portato il mondo sull’orlo del collasso climatico, mentre i combustibili fossili favoriscono la crescita delle fortune per molti super-ricchi”, si legge nel rapporto Oxfam .Inoltre, si segnala che, nonostante gli impegni sulla transizione, l’industria continua a promuovere nuovi investimenti nei combustibili fossili, “mentre gli investimenti in attività a basse emissioni di carbonio rappresentano meno dell’1% delle spese in conto capitale delle società petrolifere e del gas”.

Foto: Luca Grillandini

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