Oro, in Italia niente controlli e facile entrata per i “flussi opachi”

Nel 2025 quasi metà del metallo extra-UE è entrato in Europa per il nostro Paese

Oro, l’Italia ha un problema. Non è la sola, in Europa almeno, ma il nostro Paese, rispetto all’ingresso del prezioso metallo, sta diventando una porta aperta a flussi di difficile tracciabilità. In altre parole, la strada italiana per introdurre oro proveniente da fonti illegali da parte di paesi extraeuropei è considerata una delle migliori e più facili. Ovviamente, la mancata tracciabilità e controllo delle fonti da cui scaturiscono i flussi del metallo aureo si traducono in illegalità, sfruttamento del lavoro, possibilità di egemonie criminali. A dirlo, è un report di Greenpeace reso noto a giugno, che accende i fari sulla questione. Il report, firmato da Elisa Murgese -Unità investigativa Greenpeace Italia, sottolinea la pericolosità di continuare a ricevere flussi in assenza di controlli, con tutto il corollario di opacità che ciò comporta. Anche perché la normativa esiste, ed è normativa europea.

Il problema ha radici antiche in Europa. Intanto, l’UE da cinque anni si è dotata di un Regolamento, il regolamento europeo 2017/821, che dispone l’obbligo per le aziende di verificare l’origine dell’oro e di evitare filiere legate a conflitti o violazioni dei diritti umani, e di una cosiddetta EU Whitelist , uno strumento il cui compito sarebbe quello di certificare gli impianti responsabili. Peccato che, come si sottolinea nel report di Greenpeace, non si sia stata ancora istituito. A confermarlo è la stessa Commissione europea. Anzi, la situazione è tale che, mentre da Bruxelles giungono richieste di trasparenza sempre più pressanti, il mercato corre verso un aumento della richiesta, +26% i negli ultimi tre anni. Va da sé che aumenta la richiesta, ma non la trasparenza.

La situazione, per quanto riguarda l’Italia, è forse ancora più grave, dal momento che siamo tra i maggiori importatori del continente: basti pensare, come si legge nel report, che nel 2025 quasi metà dell’oro extra-UE entrato in Europa è passato dall’Italia. Non solo siamo “uno dei principali varchi d’accesso del metallo proveniente da aree ad alto rischio”, ma, dal momento che non ci sono controlli, diventiamo naturalmente anche un punto vulnerabile. Tornando all’Europa, non è per tutti così. Ad esempio, la Germania pubblica, come altri paesi, un report annuale sui controlli. In Italia, niente. Dal ministero delle imprese del made in Italy giunge però una sorta di rassicurazione, raccolta da Greenpeace: tutto fermo per ostacoli “meramente amministrativi”.

Fra i Paesi produttori ed esportatori dove l’opacità è più alta, si segnala il Brasile, dove le estrazioni risultano legate a deforestazione e violazioni dei diritti delle comunità indigene, ma anche, aggiungiamo, molti paesi africani. Intanto, il dato che emerge dal report è che 7 lingotti su 10 che giungono in Italia, provengono da Paesi extra-UE. E in assoluta maggioranza, la tracciabilità è “debole o inesistente”. Ma, sia pure sotto un profilo diverso, neppure Svizzera e Emirati Arabi scherzano, dal momento che, essendo
hub globali del commercio dell’oro, si trasformano anche in snodi opachi del commercio globale. In tutto ciò, l’Italia è il “primo importatore europeo di oro dagli Emirati e secondo dalla Svizzera”. Il rischio naturale è che un tal coacervo di flussi liberi da controllo, si trasformino in una enorme vasca di coltura per il riciclaggio internazionale.

Il rischio è alto anche per un altro motivo, che riguarda strettamente il cosiddetto “oro riciclato”. Sotto questa definizione si nasconde una perfetta operazione di marketing o greenwashing, come si legge nel report. In parole povere, l’oro che giunge in questi snodi opachi, ad esempio nel suk di Dubai, viene fuso perendo così ogni possibile traccia di provenienza. Un volta reso irriconoscibile, passa alle raffinerie della Svizzera e da lì diffondersi, arrivando in Italia. Un percorso tutto sommato “facile”, che potrebbe eludere buona parte dei controlli e che rende Emirati e Svizzera lavatrici ideali per il metallo di incerta provenienza. Un’opacità che si trasforma in concreto nell’ingresso sul mercato mondiale di oro estratto illegalmente e/o proveniente da aree di conflitto. Oro che facilmente giunge attraverso le “porte sguarnite”, fra cui in particolare pesa, come detto sopra, l’Italia con la sua mancanza di controllo.

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