Noi, stoici, al “bar Hemingway”

Colti sfaccendati si radunano in nome del grande scrittore

Ernest HemingwayA mezzo secolo dalla morte del grande scrittore, giornalista e viveur americano (avvenuta il 2 luglio del ’61), un gruppetto eterogeneo di reggiani, letterati, scrittori e cultori di umanità varia si è ritrovato attorno ai tavoli del bar di Puianello di Quattro Castella per fondare un’associazione intitolata alla memoria dell’autore de “Il vecchio e il mare”. E partire con una serie di iniziative (anche benefiche) dopo essersi ben corroborati con mojito e daiquiri e aver raggiunto un livello di disinibizione che non sarebbe dispiaciuto allo scrittore di “Per chi suona la campana”. Portavoce e “grand commis” del tavolo politico-letterario-spirituale (nella doppia accezione di anima e alcool) Mario Guidetti, un passato-presente da socialista, sempre attento alle battaglie civili e di giustizia e da oggi dunque anche aspirante animatore culturale.
L’iniziativa è lodevole, l’impegno saltuario, l’atmosfera amicale. E nessuno dei nostri pensa della morte quello che scrisse Ernest Hemingway: “E’ meglio morire nel periodo felice della giovinezza non ancora disillusa, andarsene in un bagliore di luce, che avere il corpo consunto e vecchio e le illusioni disperse”. Mascotte del gruppo non poteva non essere una cagnetta, naturalmente di nome Diana.

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