Una prova di futuro. Con qualche rassicurante tradizione. L’incertezza del presente ma anche una presenza battagliera. La consapevolezza della crisi profonda in cui il mondo è precipitato ma anche la voglia di farcela. Si potrebbe andare avanti secoli nell’analisi di cosa significhi la moda in questo momento in cui aleggia la paura di crisi, di tagli al lavoro, e dunque di quanti lo potrebbero perdere, e di possibile chiusura di imprese. Ma racconteremo piuttosto le recenti grandi manovre di giugno, tra Firenze e Milano, per rilanciare una moda in bilico e transizione. Tuttavia confidenti di farcela. Incoraggiati dall’interesse internazionale che le varie manifestazioni hanno suscitato e dell’arrivo in Italia di una quantità di buyer dal mondo.
A Milano, con la settimana della moda maschile in passerella. A Firenze, dove la moda ha dominato per l’intero mese. Complici i vari saloni organizzati da Pitti Immagine (la società fiorentina delle fiere di moda e altro che fa capo al Centro di Firenze per la moda italiana) che si sono trascinati dietro a cascata anche singole iniziative. Primo nel calendario internazionale della moda, il salone di Pitti Uomo 110 (740 brand che esponevano le collezioni per l’estate 2027, di cui il 44% esteri e oltre 11.000 buyer), la più autorevole fiera di abbigliamento maschile a livello globale, per proseguire con Pitti Filati, il meglio dei filati italiani per abbigliamento, che gli addetti delle grandi case di moda mondo vengono a scoprire in largo anticipo, e, infine, Pitti Bimbo, la più quotata palestra internazionale di abiti baby che quest’anno ha provato, per uscire dall’impasse, a misurarsi con un vestire infantile non trascurato ma accessibile. Fino a trasformare un giugno incandescente, tra le vicende del mondo e il caldo del climate change, in una prova di creatività, dai brand più autorevoli ai giovani emersi e emergenti ma anche sconosciuti, che si sono prodotti numerosi: i più selezionati dentro Pitti, e gli altri anche fuori. Ovvero il seme della nuova generazione di una moda in via di cambiamento.
La scommessa non è frivola. Si tratta di uno dei più importanti settori manufatturieri di un’Italia in cui la manifattura è stata troppo spesso trascurata, oltre ad essere il più frequentato rappresentante del Made in Italy nel mondo. L’intero settore, compresi calzature, pelletteria e retail, conta 1,2 milioni di addetti per una filiera di 150.000 aziende. Solo per il tessile abbigliamento, sono 58,4 miliardi di fatturato, 372 mila addetti e 37.000 aziende manifatturiere, il 5% del pil nazionale. A fine 2025 il settore tessile-abbigliamento è scivolato giù del 2,4%, tra guerre, crisi energetiche, paure, incertezze per il futuro, aumento del costo della vita, fuorché dei salari. Complici, non i prezzi impazziti e ingiustificati di un lusso modaiolo che ha davvero esagerato. Ma l’allarme è arrivato anche per una certa paralisi di creatività e la freddezza dei giovani per un certo tipo di moda.
Ma qualche idea Pitti Uomo, dove la quantità di proposte offre spazio a tutte le tendenze, ce la dà. La prima è: liberi tutti. No a ogni codice unico del ben vestire, ma finalmente la libertà di vestirsi ognuno a modo suo. Purché sempre con eleganza, ma morbida, non intrappolante, leggera, facile, spontanea, quasi inavvertita, manifesto di bellezza ma anche di praticità, di spirito sportivo e di adattamento. Pochi punti fermi, oltre la libertà, la naturalezza, la novità. Meglio, però nella generale incertezza, che ci sia almeno la sicurezza della tradizione: vince chi rinnova partendo dall’heritage e dal vissuto che rassicurano. Vincono i capi minimal e sartoriali.
Ne è maestro Brunello Cucinelli, uno dei pezzi forti del Pitti Uomo fin dall’inizio e che non rinunzia alla sartorialità ma evita il marchio in evidenza perché, spiega, si vogliono abiti che durino nel tempo e che rappresentino se stessi e non il designer. Abiti, secondo Cucinelli, che rendano spontaneamente chic ma apparentemente disinteressati all’abbigliarsi. Disinvoltamente eleganti. Meglio, l’abito spezzato che si abbina a proprio capriccio, magari anche a capi di anni passati. In ogni caso, linee morbide, pantaloni alla caviglia, jeans abbinati a tutto, tessuti preziosi ma dall’aspetto vissuto, ogni pezzo che dia l’idea di essere creato a prescindere dallo stile del momento.
Anche Stefano Ricci non abbandona lusso, materiali e sartorialità sublimi ma li rende moderni, pratici, adatti alle avventure suggerite da “Explorer”, come si chiama l’avventura di presentare ogni anno le collezioni, per venire fotografate, nei posti più impervi e belli del mondo. La collezione per l’estate 2027, in Tanzania . Con la sahariana che torna abito elegante, come le sneakers diventano sempre più di stile e i capi e i tessuti coordinati si ammorbidiscono mantenendo l’eleganza in ogni occasione della giornata, fosse perfino in un’esplorazione.
Ultraleggeri gli abiti di un lusso accessibile di Tombolini, al top la capsule Gold Zero, preziosa e zero gravity ossia leggerissima, fluida, di morbida e comoda eleganza. Un guardaroba trasversale, adatto alle grandi occasioni come all’outdoor. Abiti per tutta la giornata tra colori tenui e il blu in tutte le sfumature. Un tocco di novità anche per le calzature in generale, comunque attente alla qualità. Lotto scopre il tessuto Chanel per le sue famose running Tokyo. D.A.T.E non rinuncia alle sneaker ma per la prima volta si cimenta anche in nelle comuni calzature con modelli retrò destrutturati, e prosegue com la nuova linea di abiti. Pantofola d’oro trasforma cento anni di gloriosi archivi in eleganti prodotti attuali. E, per restare in piedi, il consorzio Cuoio di Toscana, produttore delle famose suole di qualità in cuoio conciato al vegetale siglate dal colore verde dell’ambiente e ricercate in tutto il mondo, si allea con l’ accattivante creatività del noto designer e ex direttore creativo di Ferragamo, Paul Andrew, per creare moderne e belle calzature donna, uomo e unisex.
Quanto a vincere rinnovando l’ heritage, chi meglio dei marchi nati nelle praterie della vecchia America o dalla tradizione britannica, ancora legati alle loro origini ma curiosi di novità e portati a Pitti Uomo da W.P. Lavori in corso di Cristina Calori? Da Baracuta che colora di tinte inedite – blu navy, naturale, nebbia, militare – l’intramontabile Harrington jacket G9 a Blundstone, il brand dello stivaletto con la fascia laterale, che si lancia per la prima volta sui sandali, il marchio più britannico che si possa, Barbour, che rende contemporaneo perfino il tartan. E ancora, Filson che, in tempi di passione per l’outdoor, promuove quello originale delle praterie americane ma lo alleggerisce, vedi la nuova linea RuggedUtility Outdoor, mentre anche lo storico brand workwear della Chicago del 2024, Universal Overall, si rende più contemporaneo e lo stesso fanno le camicie di BD Baggies.
Sempre a Pitti , a passi a volte brevi, a volte lunghi si fa avanti l’uomo nuovo cui una delle più vivaci e originali designer del momento, Simone Rocha, che eccezionalmente sfila alla Pergola, il più antico teatro di Firenze, intende togliere, spiega, la mascolinità tossica regalandogli la tenerezza di abiti romantici tuttavia sartoriali.
Questi sono solo pochi esempi significativi del giugno modaiolo. La nuova moda non si è però rinchiusa solo nei luoghi deputati della moda, ma ha fatto capolino anche negli angoli impensati della città. Poteva capitare, per esempio, di imbattersi per caso in qualche giovane e inaspettata proposta non ancora avvistata sui percorsi tradizionali e per questo tanto più suggestiva dell’arrivo dell’ auspicata nuova generazione della moda. Perfino Cucinelli diceva durante il Pitti che per rilanciare la moda “occorre creatività, occorre che nascano nuovi brand”.
Eccoli, anzi eccole. Le abbiamo trovate per caso in un piccolo negozietto vintage di via del Parione, nel centro storico di Firenze. E chissà in quali altri luoghi se ne nascondevano altre come loro, due giovani e sorridenti ragazze che cominciano un loro percorso con fantasia ma anche serietà e precisione. Emilia Sofri portava per qualche giorno a Firenze, per presentarli oltre l’online che soprattutto usa per mostrare e vendere, una serie di piccoli abiti, t-shirt, gonne, giacche. Piccoli pezzi ,semplici, che sembrano niente e invece, se ti fermi, scopri quel sottile dettaglio, quell’essenzialità, quell’attenzione a un particolare e alla precisione che rende minimal la sartorialita’ ma non la rinnega, quel sottile non so che capace di rendere ogni capo unico nella sua pulizia.
Le t-shirt sono a righe con le maniche in tinta unita – e il top, anche solo una t-shirt, può fare l’intero look nella moda giovane – le giacchine di un colore e le due tasche accoppiate sull’alto di un altro, gli abitini dalla linea pulita e appena svasata ricostruiti dall’organza usata da Stella Mc Carthy e recuperata in un magazzino di Prato, la gonna a lapis lounguette in parte in colore unito e in parte in tartan rosso di cotone ex Balenciaga . “Uso quello che trovo, faccio le cose che mi piacciono” . Che poi è come si vestono oggi i giovani, quando qualche sottile invenzione basta a fare il gioco, più seducente ormai dei tanti addobbi, eccessi, il marchio per il marchio che sembrano aver fatto il loro tempo. Emilia ha 23 anni e si è inventata da sola, ha studiato curatela d’arte ma, vivendo a Londra, ha iniziato a interessarsi di questo vestire d’oltremanica giovanile diverso dall’allineamento dettato dai brand – “All’estero ci si interessa ai brand meno che in Italia”, dice lei. Da principio lavorava a maglia i suoi golfini e li metteva online, poi si è organizzata e ha creato un suo marchio, “Dieci10”, vive tra Londra e Milano, disegna a Londra, l’azienda che le cuce i modelli è milanese, i tessuti li trova a Prato, al magazzino Texrico: “Cerco materiali di scarto. Se riusiamo in modo diverso ciò che è stato già usato, si spreca e si inquina meno”. Emilia è fiera dell’impresa: “Sono all’inizio, non guadagno tanto ma l’azienda sta in piedi”.
L’altra ragazza, Elisa Chirli, ha invece un suo appendino fisso accanto ai pezzi vintage del negozio, a cui appende i suoi abiti fuori dagli schemi. Mischiando in uno solo pezzo una quantità di tessuti, un parchwork di cotoni, pizzi, organza, toppe fatte a crochet, che vanno a delineare forme gonfie e corsetti , un po’ stile Marie Antoniette, di una grazia e un divertimento tutto loro.”Sono capi unici – dice – non importa comprarne tanti, basta uno per crearti uno stile personale” .
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