Moda: cresce l’incertezza, lusso in calo, spopola il “second hand”

Napoleone, ad di Pitti immagine: curiosità e positività per cogliere le tendenze

Manca poco ormai. La moda maschile per il prossimo inverno 2024-2025, raccontata in anteprima mondiale a Firenze, farà la sua comparsa in città appena, dal  9 al 12  gennaio, apriranno i cancelli della Fortezza sulla 105° edizione di Pitti Uomo:il salone di riferimento mondiale per l’abbigliamento maschile,  organizzato da Pitti Immagine per conto del Centro di Firenze per la moda italiana. 

 Raffaello Napoleone, lei che è l’ad di Pitti Immagine,  questa edizione dell’Uomo arriva dopo un brillante periodo post covid di ripresa e di grande crescita del business della moda che sembra però interrotto nell’ultima parte dell’anno. Cosa ne dice?  

“E’ vero, e vale anche il settore del lusso che sembrava volare. Si stima un calo medio intorno al 20%, per tutti i settori, nessuno escluso.  Sembra perfino superfluo chiedersi perché. Finita l’epoca dei lockdown, le persone che erano rimaste chiuse a casa, hanno voluto tornare a uscire e a vestirsi tanto che da un certo punto del  2021 si è accesa un’effervescenza che ha portato già per quell’anno dei buoni risultati, saliti al massimo livello nel 2022 e solo leggermente appannati nei primi tre trimestri del 2023, nonostante la  guerra in Ucraina, i prezzi  alle stelle, le difficoltà di trovare materie prime,l’inflazione e una eccezionale situazione climatica.Nell’ultimo trimestre, ecco lo stop: la guerra in Ucraina continua, se ne aggiunge una nuova, l’incertezza cresce, il mondo sembra vacillare. Esitano a spendere perfino i frequentatori del lusso”.  

 Dunque si investe meno nel bel vestire. 

“Sì, ma attenzione. A mettere in difficoltà i consumi di moda non sono solo le questioni economiche ma anche di tendenza. Il gusto cambia e adesso spopola non tanto il vintage, ma il “second hand”: chi ha abiti nell’armadio che non mette più li vende e il sapore di vissuto affascina, piace comprare capi già indossati, essere fuori dalle righe, dare e godere la chance di una seconda vita. Sia perché i portafogli si sgonfiano ma forse anche perché in un momento come questo non sembra appropriato spendere neanche a chi potrebbe. L’altra ragione è che le parole dell’ambiente hanno fatto breccia e anche questa è una forma di economia circolare. Lo scambio non è difficile, lo puoi fare anche da solo come esistono  piattaforme o negozi specializzati, da Vinted a Vestiaire Collective o con aziende come Rifò di Prato che produce abbigliamento etico e ecosostenibile con fibre rigenerate . Io sono andato a toccare con mano, sono curioso, mi piace scovare le tendenze e, soprattuto prima dei Pitti, vado e provo di persona le novità ”. 

Lei è curioso, dice? 

“Curiosissimo.  Credo che la curiosità  sia la vera grande  qualità che induce le persone a essere sempre attive e positive. Io sono curioso di moda che è il mio mestiere, ma anche  di sport, viaggi, arte,costume, tutto, la vita è in sé un tale regalo da non poterne trascurare una sola espressione. Riconosco di aver avuto la fortuna di poterlo fare e l’ho colta”. 

E’ anche una delle ragioni che le hanno permesso di restare alla guida di un’istituzione così importane in città come Pitti Immagine?

“Anche. Ho 69 anni, sono entrato nell’89. Oltre alla curiosità però che è una caratteristica personale ma non basta, a Pitti ha contato e conta la squadra che è eccezionale.Come ha contato per me la fortuna di avere incontrato sulla mia strada Marco Rivetti che è in realtà la persona da cui l’avventura di Pitti Immagine  è iniziata, lanciata  in accordo con l’allora presidente della Regione Toscana, Gianfranco Bartolini. Fu Rivetti l’artefice primo della squadra, di cui sono ancora presenti, oltre a me, anche il direttore generale Agostino Poletto e il direttore della comunicazione e degli eventi Lapo Cianchi,  e del nostro modo di lavorare”. 

 Un modo di lavorare che secondo lei fa la differenza di Pitti?

“Noi abbiamo una grande dimensione ma gli altri sono spesso il doppio. Eppure noi abbiamo ciò che normalmente il sistema delle fiere non ha. La differenza  la fanno la selezione, nei nostri saloni non entra niente a caso e che non sia stato prima selezionato tra i migliori o comunque degno di attenzione, il segno internazionale,  un’organizzazione e una regia attente e inusuali nelle fiere che devono essere belle, in spazi puliti, curati, decorati, resi affascinanti come accade con i nostri stand creativi, ogni edizione con un suo nuovo tema dominante che la rende riconoscibile al di là delle file dei visitatori e che da il senso generale della novità via via presentata, questo gennaio il tema è Pitti Time declinato in video e installazioni. La differenza la fa anche Firenze e un luogo espositivo, la Fortezza, che non ha pari: splendido monumento cinquecentesco in pieno centro a due passi dalla stazione. Le nostre fiere sono serie, selezionate, internazionali e comunque sempre ispirate a Firenze, città elegante e fruibile. Nessuna altra manifestazione offre quello che offriamo noi anche dal punto di vista di un’accoglienza che tiene conto di quanto siano faticosi gli eventi fieristici e offre anche momenti conviviali e di riposo. In sintesi, serietà della selezione e qualità della messa in scena”. 

Tutte caratteristiche che vi hanno aiutato a uscire dalle secche della pausa Covid?

“Avevamo perso nella totale inattività del lockdown il 90% del nostro fatturato: da 40 milioni a un solo milione fatto con il digitale, nell’estate 2021 siamo stati i primi in Europa a riaprire, siamo riusciti a iniziare a risalire andando sintonia con mercati come devono fare le fiere. Tanto che il prossimo gennaio presenteremo ben 850 collezioni. E siamo risaliti a un fatturato che se pur non è pari ancora all’ante Covid, è risalito a 29 milioni”. 

Già, ma adesso, il mercato sta perdendo?

“Le fiere ben fatte sono anticicliche. Nei momenti difficili vengono apprezzate ancora di più. L’economia reale ha bisogno di capire cosa accade, confrontarsi faccia a faccia, scoprire in anticipo le tendenze. Lo stesso bisogno che fa sì che il digitale, pur espandendosi, non smaltirà mai quella necessità di toccare con mano, vedersi tra le persone e avere sott’occhio una panoramica complessiva come offrono solo le fiere. Dunque gli espositori ci sono  e i compratori verranno, salvo avere un budget più basso che mette in evidenza il problema dei costi troppo alti per esempio degli alberghi. E’ ovvio che quando c’è un avvenimento così  importate aumentino ma non in modo esorbitante e per di più in una congiuntura come l’attuale”.

 Pitti non si occupa solo di sola moda ma ha anche differenziato l’offerta con altre e diverse fiere, dal cibo di Taste, ai libri di Testo, ai profumi di Fragranze, a Danza in fiera e ora si mormora che vogliate ancorata ampliare la scelta.

“Abbiamo aperto altri saloni perché abbiamo capito che amplificare i settori è una grande opportunità legata alle tante eccellenze di questo paese non sufficientemente rappresentante. Ci sono altre manifestazioni  dedicate al cibo ma Taste offre la novità dell’alto artigianato italiano in materia. Lo stesso vale per  Testo che mette in luce  non solo i grandi gruppi ma anche le piccole produzioni o Fragranze che si dedica alla profumeria artistica. Tutto questo risponde alla crescente voglia di personalizzazione e identità, al desiderio di poter scegliere cose meno omologate. Come dimostra anche la tendenza alla moda “second hand” . I costumi e il gusto evolvono. Quanto a espandersi ancora, adesso la congiuntura ci obbliga alla prudenza, ma ci stiamo ragionando”. 

Veniamo all’argomento più spinoso: Firenze Fiera la società fiorentina che organizza fiere e congressi  ha bisogno di essere ricapitalizzata sia dal pubblico che dal privato ma il bando di gara per il partner privato, per cui era arrivata l’offerta anche di Pitti  Immagine oltre che delle fiere di Milano e di Parma, non ha funzionato e adesso si deve provare da capo. Sembra che anche che voi rimaniate in lizza, a quali modifiche aspirate? 

“Come si procederà ovviamente  non dipende da noi. Posso solo dire che  Firenze Fiera è per Pitti Immagine di grande interesse, che lo avevamo già manifestato nel 2020  prima del Covid e che tale resta. La questione più che di soldi è di piano industriale per il rilancio. Restiamo convinti che Firenze Fiera sia una grande opportunità per la città e per capitalizzare al meglio le competenze e le conoscenze che ci sono sul territorio”.

In foto Raffaello Napoleone

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