Michelangelo: restaurate 342 lettere autografe dell’archivio personale

Firenze – La prima lettera fu scritta da Michelangelo al padre Ludovico il 1° luglio 1497; l’ultima al figlio Leonardo il 6 settembre 1563 poco prima di morire: la vergò Daniele da Volterra che lo assistè nei suoi ultimi giorni e lui la firmò con grafia tremolante.

Sono due delle 342 lettere autografe del grande artista conservate presso la Fondazione Casa Buonarroti che sono stare restaurate e digitalizzate per garantire la loro conservazione e la messa a disposizione degli studiosi. La conclusione dei lavori di restauro, promossi da Antonio Paolucci e Elisabetta Archi dell’Associazione degli Amici della casa Buonarroti e realizzati grazie al contributo di Ente e Banca Cambiano è stata presentata oggi alla stampa.

Le 342 lettere fanno parte di un fondo di 1.408 lettere, quasi tutte quelle scritte dal grande genio. Solo 130 sono le lettere che si trovano all’estero, al British Museum. Cosimo Buonarroti riuscì a bloccare la tendenza alla vendita della famiglia.

Michelangelo aveva una spiccata attitudine alla conservazione di ogni documento legato alla sua vita quotidiana: contratti, lettere ricevute, minute di lettere inviate, bozze di poesie, conti della spesa creando un’archivio familiare che con documenti di altri membri arrivò alla consistena di 169 volumi e oltre 25mila carte. Le lettere restaurate costituiscono i volumi IV e V dell’Archivio.

Si tratta di un tesoro di importanza incommensurabile, considerando i personaggi con i quali il sommo artista era in comunicazione epistolare: da papa Clemente VII alla regina di Francia Caterina de’ Medici, dalla poetessa Vittoria Colonna allo storico Benedetto Varchi, dal pittore Sebastiano del Piombo a Giorgio Vasari.

Soprattutto, come ha rilevato Cristina Acidini, Presidente della Fondazione Casa Buonarroti, le lettere consentono di conoscere a fondo la personalità di uno dei grandi geni dell’umanità. Il restauro si è reso necessario soprattuto a causa del fatale deperimento dell’inchiostro ferrogallico che aggredisce la carta. A illustrare le tecniche per portare a termine il lavoro, durato circa un anno e mezzo, è stata la restauratrice Antonella Brogi, al centro nella foto.

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