Maggio: doppio coro per la monumentale terza di Mahler

Firenze – Se il filo che lega  la contemporaneità è quello della narrazione, nulla è più eloquente della Terza Sinfonia di Gustav Mahler. Un eloquio struggente e monumentale  che ieri sera è andato in  scena al  Maggio Musicale Fiorentino con la bacchetta di Zubin Mehta a dirigere le due compagini di casa: l’Orchestra e il Coro, insieme ad una nuova formazione, il Coro delle voci bianche.

Più di un’ora e mezzo di musica che il Maestro ha diretto  a memoria, con una concentrazione palpabile da tutto il  pubblico che gremiva in massa la grande platea del Teatro dell’Opera. Il primo tempo della Sinfonia dura da solo quasi quaranta minuti. Vi sono impegnati un’orchestra dalla dimensioni  post-romantiche  con grande dispiego anche di percussioni.  La Sinfonia ha una struttura programmatica  i cui titoli  furono poi omessi  da Mahler nel momento dell’esecuzione. C’è un programma ma è interno e per così dire concettuale, naturalistico di primo acchito, ma di fatto tutto interiore,  in una dialettica conoscitiva tra uomo e  cosmo. Il primo tempo si apre con un materiale magmatico che  si cristallizza nel tema esposto dagli otto corni  per poi svilupparsi in ampie sezioni anche  con inserti di strumenti solisti. Lucidità e nitore interpretativo ma l’orchestra  avrebbe forse potuto accentuare il divario espressivo delle diverse sezioni  creando un maggiore spessore plastico e  dando più rilievo  al funambolico finale.

Gli altri cinque tempi sono poi filati via in un soffio, riandando  con la mente ai loro primigeni titoli che sono come un  sigillo d’ispirazione: “Quel che mi raccontano i fiori di campo”, ”Quel che mi raccontano gli animali del bosco”, “Quel che mi racconta la notte”, “Quel che mi raccontano le campane del mattino”, “Quel che mi racconta l’amore”. Ci sono non solo bellissime  invenzioni timbriche ma anche zampillanti idee compositive. Il quarto  e quinto tempo Okka von Der Damerau , mezzosoprano  dalla vocalità di grandi dimensioni, ha intonato con grande bravura i due lieder  che sono come il nucleo  affettivo dell’intera opera.  Poi, nel quinto movimento,  ha  fatto il suo ingresso  il Coro di voci bianche del Maggio Musicale (Maestro del Coro Lorenzo Fratini, assistente Sara Matteucci), da pochissimo costituitosi e chiamato ad esibirsi per la prima volta in pubblico.

Dai più piccoli ai più grandicelli hanno  portato il loro contributo con grazia e bravura avviando la grande pagina verso il conclusivo adagio finale eseguito con trasporto e  sentimento.  Alla fine del concerto, dopo gli entusiasti applausi del pubblico,  il Maestro Mehta è uscito nel foyer per salutare  i suoi fan  ed  apporre alcune firme sui  libretti di sala. Poco lontano, nel  folto gruppo dei genitori dei bambini  del coro, anche Agnese Landini Renzi, moglie del premier,  in attesa della figlia, all’uscita dei camerini degli artisti.

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