“L’Infanzia rubata” è il titolo del libro di Piero Nissim, recentemente pubblicato da Edizioni GFE, che raccoglie le testimonianze di coloro che furono bambini durante la Seconda guerra mondiale. Brevi storie, piccoli frammenti di memoria, scritte e orali, da chi ha vissuto quel determinato periodo della nostra storia. Piero Nissim, musicista, burattinaio, poeta e persino comparsa al fianco di Dustin Hoffman. La “militanza” nel Canzoniere Pisano e nel Nuovo Canzoniere Italiano. Passato al teatro con spettacoli di burattini si è poi dedicato, cosa che fa tutt’oggi, ai concerti dal vivo con un repertorio di Canti Yiddish, e non solo. Figlio di Giorgio Nissim, Medaglia d’Oro al MeritoCivile per la sua azione in Toscana durante l’occupazione nazifascista, figura di spicco della Delasem, la rete clandestina di assistenza ai profughi ebrei in fuga. Esempio di altruismo spesso citato nel presente volume.
“L’Infanzia rubata” come chiarisce lo stesso autore è un testo che dà “voce” ai bambini, che siamo stati. “I quarantaquattro racconti sono in fondo capitoli di quella storia sommersa “della gente”, tanto cara a Nuto Revelli, la storia orale, la storia vista dal basso, da chi subiva gli eventi e cercava di sopravvivere… La Storia insegna. Dovrebbe. Siamo noi umani i somari che non la studiano e non imparano mai le sue lezioni”, scrive nella prefazione Leonardo Coen. Indipendentemente dalle variegate sfaccettature umane e sociali raccolte, il denominatore è il conflitto visto con gli occhi dell’innocenza. La fotografia, nitida o sbiadita, dei tempi passati. Gli attimi di paura impressi nella memoria. I momenti felici scolpiti nella mente per sempre: il gioco con gli amici e il vivere quotidiano dell’epoca. In un mondo che comprende i soldati, buoni e cattivi, la violenza e dove le gesta di solidarietà prendono forma, tornando a vivere ancora una volta sul “palco” allestito dal regista Nissim. Il mosaico costruito dall’autore coinvolge il lettore.
Scorri le pagine di questo salto indietro nel tempo e poi quando meno l’aspetti vedi spuntare nomi conosciuti al pubblico, spaziando dal grande regista, affermati scrittori, drammaturghi, politici e docenti universitari. Il bambino Pupi Avati (nato nel 1938): «La penombra che rabbuiava il cortile creava in ognuno di noi, la stessa inquietudine, la consapevolezza di dover risalire a casa, lasciando gli amici». Goffredo Fofi all’età di sei anni: «Nel ’43 a Gubbio c’erano tanti soldati tedeschi, che giravano sempre in coppia, e imparai da loro due insulti che riguardavano chi li importunasse, noi bambini per primi: “raus” e “kaputt”. Ci sono voluti anni perché, udendo parlare tedesco, non sobbalzassi».
Tra i contattati da Nissim anche Claudio Magris che era piccolo quando: «Mia madre era maestra ed è in quel periodo, prima del crollo tedesco, che mi ha insegnato a leggere e scrivere. Mio padre era riuscito a non cadere nelle mani dei tedeschi». Il narrato di Remo Rostagno, nei suoi primi otto anni di vita, che focalizza il ricordo in uno schema di paragrafi incasellati con ordine: cavalli, prigione, slitta, riso, bomba, rifugio. La domanda imperante di Salvatore Settis che era nato poco dopo lo scoppio del conflitto: «Si sono mai veramente sanate quelle ferite della mia infanzia? A me pare di sì, ma chi può dirlo con certezza?».
Non sicuramente la generazione Erasmus, catapultata in un’Europa di pace ovattata, fittizia. Cresciuta “estranea” e talvolta indifferente alla violenza dei conflitti nel Pianeta. Uno dei meriti di “L’Infanzia rubata” è la ricostruzione della storia vista dalla parte di chi non è diventato vittima dell’odio. In un filo che Nissim snoda nel passato per arrivare al presente, “nel solco – sottolinea nella nota conclusiva Luciano Canfora – della tolstojana visione della storia come movimento incessante di infinite soggettività”. Ed ecco,oggi chi salverà il futuro dei bambini di Gaza e di tanti altri posti nel mondo?
Alfredo De Girolamo Enrico Catassi