L’euro digitale si prepara a divenire realtà, ma i nodi vengono al pettine

L’economista Volpi: “La valuta dell’Ue dovrà cercare di interessare i Brics”

La Commissione ECON (Committee on Economic and Monetary Affairs) del Parlamento europeo, con 43 voti a favore, 14 contrari e un astenuto, il 23 giugno è stata  protagonista di una decisione che potrebbe segnare il futuro dell’Unione: ha approvato il Regolamento per l’istituzione  dell’Euro digitale, la nuova moneta elettronica della Banca Centrale Europea (BCE). Una scelta epocale, almeno sulla carta, foriera di svariate implicazioni economiche e sociali, ma soprattutto il segnale che lo smarcamento dell’Europa dagli USA si sta concretizzando in molti modi, al di là delle questioni più note. Quanto poi questo sia possibile in concreto e quale sia la forza reale di una simile decisione, si saprà fra qualche tempo. Intanto, abbiamo raggiunto il professor Alessandro Volpi, economista e docente di storia a Pisa. Ma si tratta davvero di un (inizio di) vittoria per l’Europa?

“Metterei in evidenza intanto un aspetto che mi sembra importante – dice Volpi – questo regolamento  è stato di fatto approvato dalla Commissione ECON: con ogni probabilità, da quello che si evince, non servirà neppure un voto dell’Assemblea per confermarlo. Da questo punto di vista, forse la procedura seguita non è la più consona, visto l’importanza della materia. Ma entrando nel tema, l’elemento rilevante è l’introduzione del corso legale per l’euro digitale. In altre parole, ciò significa che l’utilizzo dell’euro digitale da parte del fruitore che decide in tal senso non può essere contrastato dall’operatore che riceve il pagamento; ovvero, chi paga in euro digitale ha il diritto di vedersi accettato il pagamento dagli operatori che lo ricevono. E’ una regola che accompagna la nascita dell’euro digitale,  il primo tassello di una costruzione che serve per molti versi anche per indebolire il peso degli operatori americani (Mastercard, Visa), rappresentata dal fatto che l’euro digitale diventerebbe a tutti gli effetti una valuta dotata di corso legale, ovvero, ribadisco, che deve essere obbligatoriamente accettata in pagamento da coloro che la ricevono”.

Perché  si tratta di un passaggio importante?

“E’ un passaggio di grande peso  dal momento che dà  possibilità di persuadere, convincere i possibili utilizzatori di questo strumento di pagamento. E’ chiaro che l’intento di questa operazione è quello di garantire una maggiore  sovranità in termini monetari, nel senso che ad oggi l’Europa vede le transazioni monetarie digitali, per il 90% ma forse anche oltre, in mano ad operatori per lo più americani come Mastercard e Visa,  partecipati in qualità di azionisti dai grandi gestori di risparmio come BlackRock o Vanguard, che detengono attualmente il monopolio del sistema dei pagamenti. Il che significa che nel caso in cui venissero applicate sanzioni nei confronti di soggetti che sono residenti nell’Unione Europea, questo tipo di monopolio del sistema dei pagamenti digitali concretizzerebbe un blocco della possibilità di attuare transazioni di tipo monetario. Un caso diventato celebre è quello di Francesca Albanese, che aveva cercato di aprire un conto presso Banca Etica, ma quest’ultima non è stata nelle condizioni di consentire la possibilità di aprire il conto corrente, dal momento che qualsiasi altra forma di pagamento digitale che Banca Etica avesse effettuato, sarebbe stata bloccata per la dipendenza dei circuiti di pagamento delle banche europee da quelli americani. Il tentativo di creare un euro digitale va nella direzione di avere sia una valuta digitale, sia un sistema di pagamento che, almeno per quanto riguarda il perimetro delle realtà che hanno adottato l’euro, diventi resistente alla possibilità di  sanzioni da parte degli Usa , che avvengono attraverso il blocco delle transazioni svolto dai grandi operatori. In questo senso, dire che c’è una maggiore sovranità europea in questo regolamento rispetto al passato, è sicuramente vero”.

Tuttavia un dubbio permane: si potrà mettere a terra, come si usa dire oggi,  questo principio?

“E’ evidente che, per quanto riguarda il principio, una cosa è enunciarlo e un’altra realizzarlo. E’ vero anche che l’introduzione del corso legale, come dicevo prima, è una spinta forte in questa direzione; però poi si affaccia un primo problema che è rappresentato dalla forte resistenza che manifestano le banche nei confronti dell’euro digitale, perché in sostanza,  in una buona normativa, queste banche dovrebbero essere disposte a operare transazioni in euro senza di fatto avere su quel tipo di transazioni nessuna possibilità di prelievi di commissione. Questo preoccupa anche perché c’è il timore di una fuga dei depositi dalle banche, tant’è vero che dovrebbe essere previsto un tetto massimo (3mila euro) di utilizzo per il pagamento con l’euro digitale. Questo per andare incontro alla paura di una disintermediazione bancaria che potrebbe generare conseguenze nell’attività delle banche stesse. Naturalmente bisognerebbe fare i conti anche con la concorrenza ad esempio di Mastercard e Visa, che di fronte a un’operazione come quella prospettata, potrebbero cercare di contrastarla proponendo servizi magari  meno costosi, o sollevando difficoltà quando le operazioni svolte in euro digitale sono compiute verso altri Paesi che non siano europei, dal momento che l’Euro digitale può valere nel circuito europeo, ma può non valere nel circuito americano”.

Un ragionamento che ci restituisce tutto intero il grande tema delle sanzioni. Ma al di là del circuito di casa, l’euro digitale dove può avere seguito?

“Probabilmente  la moneta digitale europea, se vuole avere un seguito, dovrebbe riuscire a interessare  in qualche modo  realtà che viceversa non hanno forse interesse a utilizzare il circuito di pagamento americano, vedi la realtà dei Brics e degli strumenti digitali di cui si stanno dotando; magari un ragionamento condiviso fra la Banca Europea, le Banche centrali di questi Paesi, una dinamica di creazione di un sistema di pagamenti digitale alternativo al dollaro e al sistema del circuito delle carte di credito, potrebbe essere una partita. Come potrebbe essere una partita, che però ha bisogno di un accompagnamento politico chiaro, che tuttavia non deriverà dall’impianto politico che attualmente usa l’Europa, il relazionarsi per l’utilizzo dell’euro digitale come valuta di riferimento di Paesi che non sono ancora  di fatto bancabili, a cui puntano invece le criptovalute e per altri versi, gli stablecoin, che saranno un altro elemento con cui l’euro digitale dovrà confrontarsi”.

In altre parole?

“Abbiamo capito una cosa fondamentale: almeno fino a quando Trump sarà presidente degli Stati Uniti, questi ultimi non costruiranno un dollaro digitale, ma faranno largo uso delle cripto valute e in particolare degli stablecoin, con un agganciamento in dollari, e l’euro digitale dovrà misurarsi anche con queste realtà. Quindi, questo Regolamento si configura come un primo passaggio di un’operazione che a mio parere è molto complessa, che però avrebbe bisogno di un accompagnamento politico realizzato da una politica europea diversa da quella attuale. Se pensiamo di fare dell’euro digitale una sorta di sistema di pagamento gratuito soltanto per i cittadini europei, incontreremo molte difficoltà , anche perché, torno a sottolineare, le imprese o i soggetti che utilizzeranno quel tipo di valuta digitale si troveranno in grandissime difficoltà qualora dovranno fare ricorso a carte di credito per pagamenti di tipo Internazionale. La questione, peraltro ancora agli inizi, presenta, a mio modo di vedere,  alcuni elementi di beneficio, come recuperare una maggiore autonomia nei confronti degli Stati Uniti in caso di ritorsioni e una maggiore indipendenza  rispetto al sistema monopolistico delle carte di credito americane, oltre a benefici in termini di eliminazione di costi di servizio per quanto riguarda l’euro digitale rispetto ai servizi che vengono fatti pagare dalle banche attinenti alla digitalizzazione; per quanto riguarda tutto il resto, c’è ancora molto da vedere e da capire sul come e quanto si diffonderà”.

Quali sono i punti che andrebbero immediatamente chiariti per procedere in sicurezza?

“Al primo posto, ritengo che l’euro digitale non dovrebbe essere totalmente sostitutivo del contante, dal momento che rimane importante avere una piccola scorta, limitata per assolvere alla necessità della tracciabilità, da poter utilizzare a fronte, ad esempio, dei problemi tecnici che possono sempre sorgere in un sistema digitale. Perciò ritengo che l’assolutizzazione del sistema di valuta digitale sia sbagliata. Inoltre, c’è sempre da tener conto del digital divide che affligge la popolazione, una parte della quale, culturalmente e tradizionalmente abituata al contante, non possiamo pensare che rinunci allo stesso. Naturalmente, emerge anche il problema della privacy, da definire fino in fondo; infine, ultimo aspetto non banale, che mi sembra che il regolamento tocchi, ma che deve essere trattato con estrema chiarezza, la necessità che l’ euro digitale  non debba  avere una scadenza. E’ infatti evidente che nel momento in cui si introducono euro digitali come un prodotto che ha una scadenza, significa avere uno strumento di regolazione e condizionamento del sistema di pagamenti che va oltre alla dinamica dei tassi di interesse. Se compro un prodotto che a un  certo punto scade,  è chiaro che posso condizionare le dinamiche dei consumi e dei pagamenti in maniera pesante. Bisognerebbe avere la forza di scongiurare questo. Ciò che preoccupa, è che ancora una volta, su una questione non banale e non solo tecnica, ma insieme culturale e politica, sia stata presa senza una reale decisione nata da un dibattito in cui almeno emerga cosa significa e cosa consegue all’adozione di una valuta digitale. Il rischio, è trovarsi con un’utenza neppure minimamente preparata al salto, e magari esposta alle ritorsioni delle vecchie carte di credito o degli stessi istituti bancari”.

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