Firenze – Le Civette, la RSA pubblica che ha sede a San Salvi, sta andando incontro a uno strano destino. Un declino progressivo e silenzioso dove non riescono a risuonare né le voci dei lavoratori, né quelle dei cittadini, tanto meno quelle degli utenti. Eppure, Le Civette di San Salvi, come ricorda il consigliere comunale di Spc Dmitrij Palagi, sono una struttura con alle spalle ben 25 anni di vita pubblica, di esistenze ricoverate nelle sue mura, di ricordi e aiuto per le famiglie. E’ stato il consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune a prendere in mano le carte, chiedere l’accesso agli atti, recarsi sul luogo. Così, il18 agosto scorso, l’Azienda USL Toscana Centro “ha risposto al nostro accesso civico sulle strutture di San Salvi: di quel riscontro ringraziamo l’Azienda e gli uffici, come ringraziamo la Direzione Servizi Sociali del Comune per i documenti trasmessi il 31 luglio – dice in una nota Palagi – messi in fila, quei documenti permettono per la prima volta di leggere 25 anni di una struttura pubblica, e di dire una cosa semplice: questa volta nessuno ha deciso di chiudere Le Civette. Si è smesso di riempirla e si sta pensando di cambiare la destinazione di quegli spazi, probabilmente guardando alla scadenza dei contratti di gennaio 2027, senza aver mai coinvolto chi deve programmare sul territorio, cioè il Quartiere e il Consiglio comunale”.
Ecco dunque cosa sta succedendo: la struttura pubblica si sta spegnendo nel silenzio, vittima di un meccanismo che vede la semplice non accoglienza di nuovi utenti, la semplice dismissione senza proclami e clamori. In vista ovviamente del cambio di destinazione. “L’autorizzazione al funzionamento è la numero 128 del 17 luglio 2001 e valeva per 60 posti. Il 4 aprile 2017, con la determinazione dirigenziale 2405, il Comune prende atto del subentro dell’Azienda sanitaria e scrive che la RSA «risulta ora autorizzata a funzionare per n. 40 posti»; l’atto si chiude con la clausola di rito, che proprio per questo vale: «Ogni variazione o integrazione al presente atto deve essere preventivamente autorizzata nelle forme di legge». Dal novembre 2023 i posti scendono 20. Di un atto che autorizzi quel secondo dimezzamento non abbiamo trovato traccia, né fra i documenti trasmessi dal Comune né sul portale degli atti, dove sulle Civette compare un unico provvedimento”, illustra Palagi nella nota diffusa alla città. .
La riduzione nasce da una nota dell’Azienda del 6 ottobre 2023, protocollo 63620, che annuncia una “manutenzione urgente per ripristinare le condizioni igienico-sanitarie e usa due volte la stessa parola: «temporanea riduzione dell’attività», «temporanea riduzione del servizio». Fra i destinatari della nota c’era anche il Comune di Firenze, che almeno da quel giorno era a conoscenza della situazione. Sono passati quasi tre anni, e l’unico documento contrattuale che ci è stato trasmesso a recepire quella nota è un addendum che arriva fino al 31 luglio 2024. Delle due l’una: o la riduzione è ancora temporanea, e allora manca il cronoprogramma per tornare a 40 posti; oppure è definitiva, e allora manca l’atto che la dispone”.
Piccoli ma significativi passi: il Centro Diurno per persone con demenza di Alzheimer, 15 posti autorizzati dal marzo 2003, era già stato svuotato nel novembre 2023, con il trasferimento delle persone che lo frequentavano al Centro Diurno Atena di Montedomini. “La chiusura formale è arrivata un anno e mezzo dopo, e per gradi: una comunicazione dell’Azienda allo sportello unico il 14 aprile 2025; la presa d’atto regionale, il 28 aprile, della decadenza automatica dell’accreditamento, scattata perché la verifica annuale dovuta entro il 4 marzo non era stata trasmessa; infine la presa d’atto del Comune, con la determinazione dirigenziale 4102 del 4 giugno 2025, tre pagine in tutto. Non ci risulta alcuna delibera che abbia motivato in pubblico quella chiusura e in Consiglio comunale la notizia è stata data semplicemente per acquisita, dalla Giunta, rispondendo a un question time della maggioranza”.
La domanda a questo punto è: cosa ne sarà dell’edificio? Adesso, dice Palagi, lo si sa. “Nel riscontro del 18 agosto l’Azienda spiega che, «preso atto degli ingenti investimenti necessari» per ristrutturazione e adeguamento antincendio, e valutati «minori costi parametrici» oltre alla «dismissione di immobili in locazione passiva», ha scelto di destinare la struttura ad attività oggi ospitate altrove: nella porzione di piano primo dismessa dalla RSA si realizza una Centrale operativa territoriale con fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), e per il resto del complesso è in redazione un documento di fattibilità che prevede fra l’altro cure primarie, salute mentale per l’età evolutiva, autismo adulti, il Centro Fior di Prugna e uffici.”
Inoltre, nello stesso periodo, come si legge nella nota del gruppo, “con la delibera 210 del 27 febbraio 2026, l’Azienda ha inserito la gestione di Acciaiolo, Le Civette e La Chiocciola nel proprio programma triennale degli acquisti: 3.202.979 euro l’anno IVA esclusa, 25.623.832 euro su una durata di cinque anni + 2 + 1, con l’espletamento della gara affidato a ESTAR. Quella delibera, però, non c’è ancora nessun bando, a quello che ci risulta. Si programma dunque un affidamento fino a 8 anni su una residenza sanitaria mentre lo stesso edificio viene progettato per ambulatori e uffici, senza che nulla sia ancora stato messo a gara e senza che si sappia su quale capienza. L’unico centro diurno nominato è La Chiocciola: quello delle Civette è cessato, e per rientrare in gara andrebbe prima riaccreditato”.
Per Spc la questione delle responsabilità politiche non può non puntare su Palazzo Vecchio. “Alla nostra interrogazione 518 la Giunta ha risposto il 15 maggio riconducendo per tre volte all’Azienda sanitaria ciò che le avevamo chiesto (l’immobile, i lavori, la gara) con formule come «si tratta di un immobile di competenza ASL». Nella stessa risposta, però, sul Centro Diurno scrive: «Ogni passaggio relativo alla struttura Centro Diurno Le Civette è stato realizzato in collaborazione con SdS e Comune di Firenze». Almeno su quella chiusura, dunque, il Comune non può dirsi spettatore: se ha collaborato a ogni passaggio, risponde anche del merito”.
La memoria storica cittadina ci dice che non è la prima volta che si prevede la chiusura della RSA Le Civette. Nel settembre 2011 l’allora Asl 10 aveva fissato al 31 ottobre la chiusura della struttura: furono le lavoratrici e i lavoratori, le famiglie delle persone ospitate, CUB Sanità e le associazioni del territorio a fermarla, anche con un presidio in piazza della Signoria, il 3 ottobre, mentre il Consiglio comunale era riunito. Le Civette restò aperta, e sei anni dopo un atto del Comune la confermava ancora attiva. “Il 29 giugno di quest’anno, per quanto ci risulta, si è costituito un Comitato dei Parenti, che ha chiesto un incontro e si è sentito rispondere che sarà informato «una volta assunte le decisioni»”, dice Palagi.
Ed ecco il punto politico, secondo la Sinistra d’opposizione: “L’Azienda presenta il riuso dell’edificio come conseguenza del ridimensionamento, non come sua causa. Ma è esattamente lì che sta il problema: un taglio nato come «temporaneo» è diventato il presupposto di un progetto che lo rende definitivo, senza che quel passaggio sia mai stato deliberato da nessuno. Non stiamo dicendo che una Centrale operativa territoriale o gli ambulatori di cure primarie non servano: servono, e servono in quel quartiere, ma non vanno messe in contrapposizione con i servizi sociosanitari già attivi. Le persone che usufruiscono della RSA non sono pacchi da spostare, come non lo è il personale in appalto, per non parlare delle liste di attesa e del fatto che un rione verrebbe privato di un riferimento fondamentale”.
Tornando all’utilità sociale di una struttura pubblica come Le Civette, Palagi ci informa che la struttura, fra le poche strutture rimaste in proprietà pubblica, è una di quelle con la quota sociale più bassa della città: “circa 53 euro al giorno, contro una media di 61,60 nelle 30 strutture private accreditate a Firenze. È il posto che costa meno alle famiglie, ed è quello che si svuota, mentre a Firenze le persone in lista d’attesa erano 206 alla fine del 2025, il numero più alto della Toscana, e il 13 agosto i posti liberi nelle trentacinque strutture accreditate erano zero”.
E quindi? Quindi, dice Palagi, “chiediamo alla Sindaca e alla Giunta di esercitare i poteri che il Comune ha e non può rinviare all’Azienda: verificare, quale autorità che rilascia l’autorizzazione al funzionamento ai sensi della legge regionale 41 del 2005, se la capienza attuale e l’uso degli spazi siano conformi a un titolo che vale per 40 posti; attivarsi presso l’Azienda sanitaria e la Regione perché Le Civette resti pubblica, torni alla capienza autorizzata e il centro diurno riapra nel Quartiere 2; convocare, prima di ogni decisione, un tavolo con le organizzazioni sindacali, il Comitato dei Parenti e il raggruppamento che gestisce il servizio. Servono più RSA pubbliche, non meno e non possiamo pensare di scaricare ulteriore pressione su Montedomini”.