L’appello di Fridays for future in piazza il 3 marzo 2023

Firenze – Fridays for future scende in piazza ancora una volta il 3 marzo 2023 partendo da Piazza Santa Maria Novella alle ore 9.00, per arrivare in Piazza Santa Croce- a seguito di una marcia lungo l’Arno. Pubblichiamo il loro appello.

Siamo costretti a tornare in piazza perché le istituzioni ignorano un problema che è sotto gli occhi di tutti. Il 2022 non è stato solo l’anno più caldo degli ultimi 200 anni. Il 2022 è stato l’anno più fresco per i prossimi 200 anni. Il 2022 ha registrato temperature mai così alte dal 1800 a cui hanno seguito la scarsità di precipitazioni, quasi il 50% in meno rispetto al 2021 (che non ha brillato per temperature e precipitazioni eh, anzi!), e un’ estremizzazione degli eventi atmosferici, come nubifragi che nel giro di poche ore hanno fatto registrare l’equivalente di pioggia di un intero anno. Portando danni in agricoltura, morte e distruzione.

Non ci stiamo preoccupando a sufficienza. Non stiamo prendendo seriamente questo problema. Proviamo così:

-Razionamento dell’acqua potabile-.

Questa frase fa paura vero? Uniamola ad eventi come uragani, incendi, morti da inquinamento e il tutto assume l’aspetto da film post-apocalittico. Ebbene, è ciò verso cui stiamo andando se non agiamo subito.

Siamo costretti a scendere in piazza ancora una volta. Non bastano le catastrofi ambientali che colpiscono il nostro paese o i dati allarmanti degli scienziati perché la classe politica legga la situazione come un’emergenza, non bastano le centinaia di soluzioni esistenti perché la classe politica agisca immediatamente. Invece di seguire le indicazioni scientifiche per contenere l’aumento della temperatura media sotto 1.5°, finanziano i progetti delle imprese fossili. Il loro è un atto consapevole.

Questa inquadratura si manifesta spesso in misure a valle, come il trattare le malattie respiratorie esacerbate dall’inquinamento atmosferico, piuttosto che investire nel trasporto pubblico; ricostruire dopo le inondazioni causate dai cambiamenti climatici, piuttosto che disinvestire dai combustibili fossili e investire in energia pulita. Il nostro paese sceglie solo di tamponare gli impatti della crisi climatica, ma non accenna a mitigarne le cause.

Scendiamo ancora in piazza perché, approfittando di una situazione di guerra, mentre milioni di famiglie dovevano scegliere se mangiare o riscaldare le loro case, tutte le maggiori aziende di combustibili fossili hanno registrato i profitti più alti della loro storia, tra queste anche Eni, che ha registrato profitti per 20,4 miliardi di euro nel 2022. Profitti che non verranno reinvestiti in tecnologie per l’energia rinnovabile, ma redistribuiti agli azionisti e investiti in nuovi progetti di ricerca ed estrazione. Scendiamo in piazza per chiedere che questi soldi vengano tassati e, insieme a quelli con cui lo stato sovvenziona attualmente progetti fossili, siano destinati a servizi per i cittadini: per creare comunità energetiche rinnovabili, per migliorare l’efficientamento energetico dei grandi edifici, tra cui le scuole e le case popolari; ma anche per trasporti pubblici più efficienti, reti ferroviarie e ciclabili piuttosto che creare nuove autostrade, facilitando la diminuzione dell’utilizzo di auto inquinanti e creare città a misura di persona e più sicure.

Vista la vicinanza della data alla giornata dell’8 Marzo, venerdì scenderemo in piazza insieme ai movimenti ecofemministi, transfemministi, per la giustizia di genere e delle comunità LGBTQIA+, perchè ogni tipologia di violenza e sfruttamento deve essere condannata, che sia verso l’ambiente, la persona o la libertà di espressione di ognuno di noi.

Condividiamo la lotta per costruire comunità basate sulla cura reciproca e non sull’indifferenza e sul profitto, che sia sul corpo o sul territorio. Scendere in piazza è necessario per mantenere alta l’attenzione verso problematiche che conosciamo da decenni ma verso cui si è sempre procrastinato. È necessario per valorizzare la voce degli scienziati che già ci suggeriscono come affrontare e mitigare i cambiamenti climatici ma che poco ancora ascoltiamo. È necessario perché ad oggi si vede tanto greenwashing che ci fa guardare il dito e non la luna. È necessario per non abituarsi alla crisi climatica che deve rimanere urgenza e non diventare normalità.

Questa partecipazione, che è libertà, ha portato ad una grande presa di coscienza da parte della popolazione, ed un, se pur timido, dibattito che la politica ha la responsabilità di trasformare in azioni concrete. È necessario perché il tempo è poco prima che la crisi climatica renda impossibile la sopravvivenza dell’essere umano e non possiamo permetterci di lasciare che accada.

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