L’agricoltura tiene, positiva l’industria alimentare, ma è calma apparente

Il report di CREA Agritend e il focus sul grano duro di Coldiretti

Nel I trimestre del 2026 l’economia italiana continua a registrare una sostanziale stabilità, con una crescita del PIL del + 0,3% rispetto al trimestre precedente, mentre realizza un +0,8% rispetto allo stesso periodo del 2025. La nota di CREA Agritend, il bollettino che mette il focus sulle attività agroalimentari italiane, segnala alcuni dati che mettono in evidenza la sostanziale tenuta dell’agricoltura italiana e la performance positiva dell’industria alimentare.

Considerando l’offerta, i grandi asset economici vedono a livello congiunturale rispetto al quarto trimestre 2025, la lieve flessione del settore agricolo, pari a -0,5%. Stazionario il settore industriale e i servizi, che  mostrano una crescita pari a +0,4%. Su base tendenziale invece,  come si legge nella nota, rispetto allo stesso periodo del 2025, risultano in crescita tutti i settori: agricoltura +0,1%, industria +0,7% e servizi + 0,7%.

Per quanto riguarda la domanda interna, la crescita dei consumi finali nazionali continua a essere positiva +0,4% come quella degli investimenti fissi lordi (+0,7%) e della spesa delle famiglie per beni durevoli (+1,1%), dato che per quest’ultima voce un trend positivo ormai consolidato.

Tuttavia, anche se la situazione dell’agroalimentare italiano segnalata da CREA sembrerebbe non essere preoccupante, sono molte le situazioni critiche che riguardano determinati settori, in particolare l’agricoltura. I dati che riguardano il calo della domanda per produzioni pregiate come il vino e l’olio d’oliva sono ormai note e di preoccupazione generale. Ma è anche la questione del grano duro, il nostro grano da pasta, che torna, come tutti gli anni in prossimità della mietitura, a preoccupare.

E’ Coldiretti a rilanciare la questione con un focus che mette in luce le contraddizioni di una delle nostra produzioni simbolo, ovvero quella di grano duro, mettendo sul piatto una ricetta che non conosce mezze misure: servono, dicono dall’associazione degli agricoltori,”quaranta milioni di euro per rafforzare i contratti di filiera, maggiori controlli sulla provenienza del grano estero con l’uso di strumenti innovativi come risonanza magnetica, mappa genomica e mappatura isotopica, e una stretta sulle pratiche commerciali sleali, oltre a un piano straordinario di investimenti per gli stoccaggi”.

Richieste che sono state portate al tavolo della filiera del grano duro convocato ieri 21 luglio al Masaf,  per affrontare una crisi che sta mettendo a rischio la sopravvivenza di migliaia di aziende agricole italiane, minacciando anche la salute dei cittadini.

Un’emergenza che nasce dal mercato.  Da due anni e mezzo circa il prezzo del grano duro, come scrivono gli esperti di Coldiretti, “è passato da circa 35 euro al quintale agli attuali 27 euro, ben al di sotto dei costi di produzione mentre i prezzi della pasta e del pane sugli scaffali restano elevati”.

Una situazione che rende gli agricoltori gli unici terminali del peso della crisi, dal momento che li costringe a produrre in perdita.  Un esempio? La Sicilia, “dove si registrano addirittura offerte di acquisto fino a 19 euro al quintale per il nuovo raccolto”.

Ma cosa succede al mercato? In parte pesano le frodi sull’origine, con cui si tenta di aggirare il sistema di trasparenza garantito dalla Commissione Unica Nazionale attraverso listini alternativi che rischiano di alterare il corretto funzionamento del mercato e le distorsioni provocate dalle importazioni dall’estero proprio durante la campagna di raccolta. Abbiamo aggiunto in parte, perché queste “distorsioni” del mercato sono anche il prodotto delle speculazioni finanziarie con cui i grandi gruppi compiono le loro scommesse sulle materie prime e che inquinano il mercato, non tenendo conto dell’economia reale ma realizzando un meccanismo discorsivo assolutamente autonomo e incontrollabile secondo la classica formula della domanda e dell’offerta.

In ogni caso, Coldiretti segnala inquietanti movimenti che prendono il via proprio nel mese del raccolto del grano duro in ambito mediterraneo: il  grano canadese ad esempio, i cui arrivi sono aumentati del 55% in quantità a maggio rispetto allo stesso mese dello scorso anno, dopo un mese di aprile dove erano addirittura cresciuti del 200%, secondo l’analisi Coldiretti su dati Eurostat.”Un’invasione di prodotto che, come al solito, precede l’avvio delle operazioni di raccolta, facendo abbassare i prezzi pagati ai cerealicoltori italiani”.

D’altro canto, il grano canadese viene, come ormai noto, seccato col glifosate, pratica  vietata in Italia e in Europa come sottolineano da Coldiretti, si concretizza “una forma di concorrenza sleale che viola il principio di reciprocità”.

Ma cosa si può fare per rafforzare il settore? Contratti di liera e investimenti, rispondono gli agricoltori. “Per quanto riguarda i contratti di filiera è urgente lo stanziamento di 40 milioni di euro a valere sul fondo previsto dal Ddl Coltiva Italia, vincolando le risorse all’utilizzo del prezzo della Commissione Unica Nazionale (Cun) come riferimento nei contratti, così da garantire maggiore trasparenza e una più equa distribuzione del valore lungo la filiera – è la proposta – allo stesso tempo è necessario rafforzare i controlli contro le frodi sull’origine del grano, il traffico di prodotto estero spacciato per italiano e il mancato rispetto dell’etichettatura”.

Non solo. Anche l’attività di vigilanza sulle pratiche commerciali sleali va intensificata “per verificare e sanzionare chi acquista il grano al di sotto dei costi di produzione sostenuti dagli agricoltori”.

Ma tutto ciò non basta ancora, dice Coldiretti, che al Ministero ha indicato anche un’altra priorità, ovvero un piano di investimenti per il rinnovo della rete nazionale degli stoccaggi, considerato che oltre il 60% dei centri di raccolta ha più di quarant’anni.

“Occorre modernizzare un’infrastruttura strategica per consentire agli agricoltori di conservare il prodotto e sottrarsi alle speculazioni che si concentrano proprio nelle fasi del raccolto – puntualizzano da Coldiretti –  valorizzando anche il ruolo dei Consorzi Agrari d’Italia e promuovendo, a livello europeo, strumenti di finanziamento per gli stoccaggi strategici dei cereali”.

Infine, fra le altre proposte per il rilancio della cereagricoltura italiana, il coinvolgimento delle Regioni,  l’avvio del percorso per il riconoscimento della Dop della pasta del Sud Italia, un piano nazionale di invasi e investimenti per l’irrigazione di precisione, come la subirrigazione, e il risparmio idrico. Inoltre, sul piano dell’innovazione,  gli agricoltori chiedono una spinta decisa alla ricerca sul miglioramento genetico del grano duro, sulle Tecniche di Evoluzione Assistita (Tea) e sull’innovazione varietale per aumentare rese, qualità e resilienza. Una strada essenziale per fronteggiare  i cambiamenti climatici.

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