La “psicosi Vannacci” spinge più a destra l’asse politico del Governo

Inizia la campagna elettorale: il campo di battaglia è quello della sicurezza

Nelle mani della ‘feccia’ vannacciana. Il generale leader di Futuro Nazionale, come un pifferaio magico, sta trascinando tutti in una corsa verso la destra pura, in una gara a chi la dice o la fa più grossa. E, senza grossi sforzi, lui può dedicarsi alla sua propaganda, può divertirsi con l’intelligenza artificiale a riprodurre ‘Il gladiatore’ e infestare i social travestito da imperatore romano che condanna a morte Schlein, Conte, Prodi e Boldrini, in catene nell’arena del Colosseo e pronti ad essere sbranati dai leoni.

Il generale Roberto Vannacci può continuare a creare scandalo spostando sempre più l’asticella verso la sua deriva trumpiana, non ha bisogno di fare proposte, di occuparsi di economia e di programmi politici, bastano i sondaggi che lo danno in costante crescita a produrre effetti, a tenere in scacco le forze della maggioranza che rischiano sempre di più di perdere le elezioni se non scendono a patti con quella ‘feccia’. Così, il generale pifferaio ha accelerato e surriscaldato la campagna elettorale. “Psicosi Vannacci” l’ha chiamata il leader dei 5Stelle Giuseppe Conte, il campo di battaglia più conteso è quello della sicurezza, con gli ultimi fatti di cronaca nera e giudiziaria cavalcati senza scrupoli e issati come bandiere di un populismo sempre più sfrenato che, dalla strada e dalle aule di giustizia finisce in Parlamento dove fioriscono proposte stravaganti che niente hanno a che fare con la nostra civiltà giuridica.

E’ il filo nero che unisce Grinzane Cavour, nel cuneese, al Pilastro di Bologna, quel filo che lega la vicenda del gioielliere Mario Roggero, condannato in terzo grado a 14 anni e 9 mesi per avere ucciso due rapinatori, alla morte di Abderrahim Fakir, marocchino residente in Italia da 35 anni, morto sotto le mani di due poliziotti mentre lo stavano immobilizzando, faccia a terra. Nel primo caso si è spinto l’acceleratore al punto di arrivare a un conflitto istituzionale mai visto prima, col ministro della Giustizia Carlo Nordio che, ‘motu proprio’, avvia la procedura per la richiesta della grazia prima ancora che Roggero entri in carcere e all’insaputa dello stesso presidente della Repubblica, cui spetta in via esclusiva l’eventuale concessione della grazia. E Mattarella ha convocato immediatamente il ministro ex pm per ricordarglielo. Ma la grancassa politica era già partita, con il gioielliere diventato subito eroe che punisce i malviventi e anche simbolo della lotta contro i magistrati, attaccati sui social perfino da Elon Musk: “Pazzesco, andrebbero condannati giudici e pm”.

La colpa di chi ha stilato le sentenze sarebbe stata di aver accusato Roggero di omicidio volontario, in maniera uniforme nei tre gradi di giudizio, considerandolo ampiamente fuori dai limiti previsti della legittima difesa che, all’art.52 del codice penale, viene circoscritta al ‘pericolo attuale’ ammettendola solo se la reazione è necessaria e proporzionata all’offesa. Niente di tutto questo nel caso Roggero, che ha inseguito i suoi rapinatori fuori dalla gioielleria, colpendoli a morte alle spalle mentre fuggivano. E i giudici hanno anche concesso tutte le attenuanti del caso considerando il ‘contesto emotivo’, perché il duplice omicidio volontario avrebbe richiesto la pena dell’ergastolo.

Un’occasione comunque per la destra per affilare le armi della propaganda e creare un nuovo caso di aperto conflitto istituzionale che non ha risparmiato questa volta neanche il Quirinale, pressato da ogni parte perché concedesse la grazia. A partire dallo stesso gioielliere, sotto i riflettori mediatici fin dall’ingresso in carcere: “Mattarella ha graziato uno scafista che ha ammazzato 30 persone, ha graziato la Minetti, si metta una mano sulla coscienza”, ha detto con toni non proprio concilianti. Mentre la moglie, firmataria della richiesta di grazia, a favore di telecamere garantiva: “Non è pericoloso”.

Contemporaneamente partiva la raccolta di firme tra i parlamentari del centrodestra e la petizione popolare sui social a cura della Lega per invocare la grazia a Roggero. Sull’altro fronte istituzionale finivano nel mirino i magistrati, con una campagna di odio denunciata dalla stessa presidente della Corte d’Appello di Torino, dove è stata firmata la sentenza Roggero in secondo grado. La presidente Alessandra Bassi si è detta “sconcertata” per la “gravissima campagna diffamatoria”. Non è bastato, si è mossa anche l’Associazione nazionale magistrati, denunciando “un clima in cui vengono attaccati per il solo fatto di avere applicato la legge dello Stato sull’omicidio e sulla legittima difesa”. Non solo, stavolta anche gran parte degli avvocati, gli stessi che al referendum sulla separazione delle carriere erano schierati sul fronte opposto, sono al fianco dei magistrati. La grazia non è un quarto grado di giudizio, ricordano. In più, spiega la Camera penale di Asti, “si sta dando una erronea rappresentazione, in chiave meramente propagandistica, della riforma sulla legittima difesa mediante lo slogan ‘difesa sempre legittima’”.

Ma non sono tempi di sottigliezze giuridiche sul merito, il gioielliere è stato buttato nella mischia, è diventato simbolo, bandiera politica. Il ministro Salvini, in affanno per la sua Lega, ormai ben al di sotto di Vannacci nei sondaggi, è stato in prima fila nel sostegno a Roggero, è andato a trovarlo fin dal primo giorno nel carcere di Bollate, dichiarando anche di provare a candidarlo, impresa impossibile secondo la legge Severino che toglie i diritti politici ai condannati di questo tipo con sentenza definitiva.

Il generale ‘gladiatore’ si è risentito di tanto attivismo, non ammette concorrenza a destra e, lamentando che lo stanno copiando, al grido di  “se mi entri in casa rinunci alla vita”, presenta alla Camera la sua proposta di legge che rivoluziona la legittima difesa, abolendone ogni limite – “basta il pericolo percepito” – dopo aver ingaggiato come capo dell’ufficio legislativo di Futuro nazionale l’avvocato di Roggero, Sergio Novani. Lui preferisce essere chiamato ‘professore’ e, mentre il suo assistito entrava in carcere, parlava già da politico navigato: “Mentre Roma discute, Roggero andrà in carcere a causa della riforma sulla legittima difesa che questo governo poteva già fare, accogliendo l’emendamento Ziello di Futuro Nazionale”. Una medaglia, è già pronto per un seggio nelle fila della ‘sporca dozzina’ del generale.

Ed ecco il Parlamento, qui si è aperto l’altro fronte della battaglia nel nome di Roggero, per scardinare la legge attuale sulla legittima difesa, peraltro già riformata dallo stesso Salvini nel 2019. La Lega, a prima firma di Claudio Borghi, ha aperto i giochi presentando alla Camera un disegno di legge di riforma dell’art 52 del Codice penale che considera non punibile “qualsiasi reazione posta in essere in caso di aggressione a mano armata all’interno del proprio domicilio o esercizio commerciale, indipendentemente dalla proporzionalità dei mezzi usati e dalla persistenza del pericolo”.

Praticamente bomba libera tutti, un far west dove la legittima difesa diventa impunità generalizzata. La stessa Forza Italia, partito della maggioranza, si è detto contraria: “E’ un sovvertimento dello stato di diritto”, ha detto il viceministro della Giustizia, l’azzurro Francesco Sisto. E’ difficile che venga mai approvata questa proposta che confligge con ogni principio di diritto, ma è stato possibile concepirla e sbandierarla e questo è il fatto politico che racconta dove sta portando il pifferaio Vannacci e la rincorsa a raggiungerlo nella sua arena.  Fratelli d’Italia non vuole essere da meno, è stata la stessa presidente del Consiglio a dare l’input al ministro Nordio per avviare la procedura di grazia: “Gli ho detto io di andare avanti” e, nel merito, considera “sproporzionata la pena” comminata a Roggero. Anche in Parlamento Fdi dà il suo contributo a smantellare la legislazione vigente e presenta una proposta perché venga impedito il risarcimento civile alle famiglie dei rapinatori uccisi, in modo che sia chiaro – sottolinea il capogruppo Galeazzo Bignami – che “lo Stato deve stare da parte delle persone per bene, non dei criminali”. 

Le opposizioni attaccano su tutta la linea, in Parlamento e nelle piazze: “La destra ha scelto di trasformare una vicenda giudiziaria in una gara di propaganda sulla sicurezza”. Quanto alle proposte di legge presentate, Riccardo Magi (+ Europa) le bolla come “delirante progetto di giustizia privata per tutti”.  Si spinge oltre Nicola Fratoianni che, in aula, parla di “colpo di Stato silenzioso. Siamo di fronte a qualcosa che è peggio della propaganda sul dolore delle persone, siamo di fronte a un tentativo eversivo rispetto alle leggi della Repubblica”. La segretaria del Pd Elly Schlein sembra volersi tirar fuori dalla rincorsa alle strumentalizzazioni: “C’è un clima di forte polarizzazione che non fa bene al paese. Il ruolo della politica deve essere quello di non commentare i fatti di cronaca”.

L’altra vicenda che tuttora infiamma il dibattito politico riguarda il marocchino Abderrahim Fakir, quel video con i poliziotti che lo immobilizzano e lo colpiscono quando è faccia a terra e grida aiuto fino a morire mentre ancora gli legano i piedi, è diventato simbolo dello spirito dei tempi. La vicenda sembra distante ma è legata allo stesso clima che ha fatto di Roggero caso politico più che giudiziario. Siamo sempre sul terreno securitario, quello su cui la destra ha deciso di giocarsi tutto per rivincere le prossime elezioni. Il ruolo delle forze dell’ordine, i limiti da porre nei casi di contenimento di persone non collaborative, normati anche in una recente circolare del Viminale che invitava alla cautela e si direbbe essere stata ampiamente disattesa, sono diventate la miccia accesa dal caso Fakir.

Le opposizioni da un lato depositano interrogazioni parlamentari ed evocano Minneapolis e le efferatezze dell’Ice, le destre dall’altro si schierano compatte a difesa degli agenti, al grido di ‘Giù le mani dalla polizia’. E poi c’è la piazza e il conflitto aperto del centrodestra col sindaco di Bologna Matteo Lepore che, il giorno dopo la morte di Farik, ha convocato un presidio “per chiedere verità e giustizia”. Ma in un’altra piazza si sono scatenati gli antagonisti con devastazioni e attacchi alle forze dell’ordine, mandando 64 agenti feriti in ospedale. Su questo e sull’assalto del centrodestra a Lepore, con annessa richiesta di dimissioni, si è spostata la battaglia politica.

Il sindaco è accusato di avere convocato inopportunamente e troppo presto la piazza, prestando il fianco alle irruzioni dei manifestanti violenti. Lui si difende, distinguendo le due piazze, condannando quella violenta e rivendicando la sua iniziativa “per chiedere verità e giustizia”.  Al presidio organizzato dal Comune hanno partecipato anche i familiari di Fakir ricordando i fatti che rendono inquietanti quelle immagini della sua fine. Era non armato, “inoffensivo, chiedeva solo aiuto”, era un cardiopatico che soffriva di ansia e quel giorno ha dato in escandescenze per una crisi psichiatrica. “Lo hanno trattato come un animale”, ha accusato il fratello. E la sorella: “Lo hanno picchiato e ammazzato, voglio giustizia”.

Ma la più toccante è stata la nipote Yossra che, dal palco, ha dichiarato “rispetto per le indagini e le istituzioni” invocando giustizia e “soprattutto umanità”. Per poi ricordare alla fine come “dietro un nome c’era una persona, dietro una notizia c’era una vita che aveva un valore”.  Parole importanti ma disperse nella polemica politica, quella vita che non c’è più sembra valere molto meno delle polemiche contro il sindaco di Bologna e la sinistra che aizza le piazze.  La Lega rilancia anche la proposta di cauzione e risarcimento danni per chi organizza manifestazioni di piazza. La sinistra e 35 sindaci si schierano a fianco di Lepore chiedendo in una lettera alla presidente Meloni “di rinunciare agli attacchi politici davanti a fatti così tragici”. La premier resta ferma alle sue dichiarazioni iniziali: “La verità su Fakir va ricercata fino in fondo, ma quanto accaduto a Bologna è inaccettabile, nulla può giustificare la violenza contro le forze dell’ordine”.

Intanto continua la corsa dei rappresentanti del centrodestra ad inneggiare al valore ed eroismo delle forze dell’ordine, con annessi pellegrinaggi a Bologna per rendere omaggio ai due agenti che, come ha detto ancora Bignami, sono intervenuti “con professionalità e modalità consone al tipo di esigenza che si era posta”. L’ipotesi di reato per i due poliziotti coinvolti è di omicidio colposo, per loro si applica per la prima volta lo scudo penale previsto nel decreto sicurezza del febbraio scorso, quindi non saranno iscritti formalmente nel registro degli indagati ma annotati al 45 bis, un modello speciale per i casi in cui esistono cause di giustificazione nell’ipotesi che si sia commesso un reato.

Le ultime notizie sul gioielliere Roggero invece segnalano che dovrà restare in carcere perché gli sono stati negati gli arresti domiciliari ed è stata respinta anche l’istanza di differimento della pena chiesto dai legali in attesa della decisione sulla richiesta della grazia.

Ma le notizie restano sullo sfondo mentre infuria la propaganda. Così la politica si mangia la cronaca: dietro i nomi ci sono persone, ha ricordato la nipote di Fakir, ma le persone si dimenticano e i nomi diventano bandiere issate in una canea mediatica che non risparmia neanche il Parlamento dove le aule riproducono le piazze.

In foto il sindaco di Bologna Matteo Lepore

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