La più antica corrispondenza privata dell’antichità era delle donne assire

Le scoperte di Cécil Michel che ha letto migliaia di tavolette d’argilla
OSAMA SM AMIN

Quattromila anni fa fra l’Assiria e la Mesopotamia era prassi comune che fossero anche le donne a gestire le attività imprenditoriali di famiglia. Donne in grado di rimanere ai comandi di un fiorente flusso commerciale tra due centri, Assur sulle rive occidentali del Tigri, e Kanesh, in Anatolia, città distanti quasi mille chilometri. E’ grazie a questa lontananza tra i due centri che è nata quella che al momento può essere considerata la più antica corrispondenza privata dell’antichità con migliaia di tavolette di argilla incise con caratteri cuneiformi che hanno fatto la spola tra l’attuale Al -Charqat nel nord dell’Iraq all’attuale città turca Kultepe per tener al corrente dell’andamento degli affari.

E non solo degli affari: questi preziosi reperti sono una vivida testimonianza della vita di queste donne che per mantenere i contatti con i loro familiari da cui rimanevano separati talvolta anche lunghi anni ci hanno tramandato usi e costumi di un mondo in cui si intrecciavano matrimoni e divorzi, nascite e morti, problemi professionali, giuridici e fiscali con messaggi spesso accompagnati da teneri accenti  di nostalgia ed affetto.  “Vieni, volgiti verso Assur, il tuo dio e il tuo focolare, in modo che io ti possa vedere con i miei occhi finché sono in vita” scrive Tarum Kubi al marito Innaya su una tavoletta che per arrivare a destinazione in Anatolia ha impiegato almeno sei settimane a dorso di asino.

Ad avvicinarsi a queste intrepide donne, che sapevano leggere, scrivere, far di contro, tenere allevamenti e dirigere mini aziende tessili ci ha pensato l’assiriologa Cécile Michel con il suo libro “Quand les femmes écrivaient l’histoire”  (ed. Seuil).

La studiosa, che è membro della missione archeologica di Kultpe dove sono state ritrovate la maggior parte di queste tavolette, ha dato così voce a una ventina di donne cui la società assicurava all’epoca strumenti e libertà di azione che in molte altre parti del mondo si doveva attendere secoli perché non fossero relegati al mondo maschile.

Le lettere erano conservare di solito nella casa dei destinatari. Erano inviate in una busta di argilla su cui era impresso il sigillo a cilindro del mittente, accompagnato dal suo nome e dall’identità del mittente. Migliaia di queste tavolette millenarie, dal 2015 iscritte nel registro Memorie del Mondo dell’Unesco dei patrimoni mondiali dell’umanità, hanno retto ai danni del tempo assai meglio dei papiri degli Egizi e dei Greci o delle tavolette dei Romani. Per arrivare ai giorni d’oggi talvolta ancora infilate nella loro busta con cui erano arrivate a destinazione.

Da questa documentazione unica emerge poi che se nei testi queste donne venivano designate spesso in relazione agli uomini di famiglia in quanto figlie, madri o mogli, nella realtà potevano muoversi senza necessariamente dipenderne. Dalle tavolette si desume che la popolazione assira era divisa solo tra cittadini liberi e schiavi mentre non vi era distinzione tra uomo e donna che godeva più o meno degli stessi diritti. Come scrive l’autrice “potevano chiedere il divorzio, risposarsi, ereditare d genitori  e  marito e anche possedere capitali propri che gestivano a modo loro”.

“In Francia, ricorda, le donne sono state autorizzate ad aprire un contro in banca a loro nome a lavorare senza il consenso del marito solo nel 1965”. Solo quando si tratta di beni immobiliari però la società assira del tempo prevedeva un passaggio per via maschile. Il fiorente traffico tra Assur e Kanesh, favorito nel XX secolo A.C dai re di Assur che avevano decretato la libera circolazione dei beni e delle persone, aveva raggiunto il suo apogeo con la creazione di una quarantina di centri nell’Anatolia centrale cui cittadini assiri ne assicuravano una gestione permanente con trasferimenti di lunga durata. Trattati commerciali con le autorità locali garantivano ai commercianti assiri diritti extraterritoriali, una certa indipendenza giuridica e la sicurezza sulle strade. In cambio, naturalmente, del pagamento di tasse.

Anche i re di Assur investivano in questo flusso commerciale che era prevalentemente specializzato nell’inviare in Anatolia stagno che proveniva dall’Iran, Uzbekistan e Tadjikistan ed era ricercato per l’industria del bronzo, e stoffe importate dalla Babilonia. Molte stoffe inoltre, si legge, erano prodotte localmente ad Assur dalle donne. Le merci, che venivano caricate su robusti asini neri allevati vicino ad Assur, viaggiavano in lunghe caravane che ritornavano con carichi di oro e argento che andava poi ad alimentare nuove spedizioni. Questo commercio a lunga distanza, che si basa su ingenti capitali che viaggiano su un’ampia zona geografica, richiedeva una rigida organizzazione e reggeva su forti legami familiari, con il padre che dirigeva le operazioni da Assur, il fratello maggiore che gestiva le attività in Anatolia e gli altri che si occupavano dei centri minori  delle spedizioni.

A volte però, stando alle lettere, erano le donne a gestire le attività, sia in rappresentanza di padri, fratelli o mariti, sia autonomamente come detentrice di capitali o imprenditrici in proprio. Sempre da questa corrispondenza si apprende che se era il padre a scegliere il marito della figlia, questa una volta divorziata o vedova, poteva scegliersi lei il nuovo marito. Dalle tavolette che registrano contratti giuridici emerge anche che le donne potevano comprare case e schiavi e contrarre prestiti. A volte però dovevano tollerare che il marito avesse un’ altra moglie. La poligamia non era permessa ma nel caso di una lontananza prolungata, i commercianti assiri godevano di una deroga speciale e potevano avere una seconda moglie. A patto però che le due donne non vivessero mai sotto lo stesso tetto ma a debita distanza.

Gran parte delle lettere riportate nel libro riguardano le varie transazioni commerciali in corso, seguite con estremo rigore dalle mittenti. Si commentano le qualità delle merci, le difficoltà finanziarie, rinvii delle spedizioni. Ma a volte dalle tavolette riprendono vita gioie o dissensi familiari. Come quando Ummi-Ishara da Assur scrive alla madre Lamassatum che vive a Knes e non accenna a tornare provocando le ire del marito.”Perché  resti a Kanesh e non ti occupi di tuoi figli e delle casa? E’ urgente! non lasciar deperire i tuoi figli.. se hai la possibilità di venire, preparati e parti prima ch tuo marito non cambi parere..”

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