Siena – Due cavalli, uno bianco e uno nero, che danzano, o che lottano o che si abbracciano. È il cuore del drappellone che andrà alla Contrada vincitrice del Palio del 2 luglio prossimo. Quei due equidi rampanti che hanno i colori della Balzana senese, intrecciano le proprie zampe, mostrano gli zoccoli che quasi vanno a connettersi sotto lo sguardo benevolo dell’immagine della Madonna di Provenzano. Meno benevolo è stato lo sguardo dei contradaioli raccolti nel Cortile del Podestà, di fronte all’opera di Ismaele Nones. Le perplessità sono apparse più evidenti degli applausi di circostanza delle prime file riempite dalle autorità.
Chi abbia avuto una preventiva conoscenza della pittura di Nones non si è stupito. Anzi, l’opera appare comunque sobriamente elegante, raffinata nel tocco e nelle sfumature. L’intreccio o abbraccio, stavolta di cavalli, è per esempio presente nella tela “Senza titolo” del 2023, dove protagonisti sono due giovani uomini. Se vogliamo vedere un accenno di danza in un’altra opera di Nones, ecco la tela “Volevo dire ciao ma ho detto bau”, del 2024. E la danza vede stavolta protagonisti un cane e un cervo. D’altronde, ogni artista si cimenta di fronte alla dimensione lunga e stretta del drappellone, secondo i tratti caratteristici della propria arte. E questo è il bello della sfida che Siena lancia due volte l’anno agli artisti, invitandoli a realizzare i drappelloni per il Palio.
L’impatto del primo silenzio imbarazzato di fronte al drappellone di Nones, probabilmente si attenuerà nei prossimi giorni. E certamente la gentile presenza dell’artista, sinceramente partecipe, contribuirà a smorzare le critiche immediate. Ma forse è più utile interrogarsi sul motivo del gelo che è piombato nel Cortile seppure bollente per il caldo. Il fatto è che, probabilmente, quei due cavalli sono stati immortalati dall’artista in una posa che ha poco a che fare con Piazza del Campo. Lottano, certamente, i barberi lanciati al galoppo sul tufo, ma stendendo le loro zampe nell’agonismo della carriera, non nel minuetto di una danza sia pure onirica e rituale.
Distanza: forse è questa la parola chiave che racconta l’incontro fra il drappellone di Ismale Nones e i contradaioli di Siena. In quel momento, la presentazione di fronte a centinaia di senesi non avviene durante un vernissage in una galleria o in un palazzo museale, ma in diretta con il sentimento della città. Ha detto il Sindaco Nicoletta Fabio: “E’ un Palio che andrà interpretato, che crescerà nella considerazione perché è raffinato ed elegante”. E ha sottolineato nel suo intervento: “Ismaele Nones ha saputo interpretare l’emozione della città con grande sensibilità, realizzando un’opera che guarda alla tradizione non come a un repertorio da ripetere, ma come a una fonte viva di significati, capace di dialogare con il presente. Il suo Drappellone è profondamente rispettoso dell’identità di Siena – ha detto Nicoletta Fabio – Dai richiami al Pellegrinaio del Santa Maria della Scala alla Diana, dai cavalli bianco e nero che evocano le origini della città e la Balzana fino alla Madonna di Provenzano, ogni elemento è inserito in una visione personale e coerente.
Molti gli elementi di narrazione che emergono nell’opera, come spiega la nota del Comune: “Nella parte superiore del Cencio, posta al centro c’è la Madonna di Provenzano, alla quale è dedicata la Carriera del 2 di luglio, raffigurata con i due suoi attributi imprescindibili, ovvero la corona e l’ottocentesca lamina d’argento che le fa da manto, ma che richiama anche la riza delle madonne ortodosse. Proprio quest’elemento, non avendo alcuna decorazione caratterizzante, si è prestato a diventare uno spazio narrativo all’interno del Drappellone. Riprendendo il modello delle antiche corazze romane, sulle quali erano scolpiti bassorilievi celebrativi delle vittorie e delle imprese dei condottieri, l’artista ha scelto di utilizzare questo spazio per inserire la figura di San Francesco, in occasione dell’ottocentesimo anniversario della sua morte. Il Santo è raffigurato assieme al fidato frate Benedetto da Piratro nell’atto della dettatura del cosiddetto “Piccolo testamento di Siena” del 1226, documento che, oltre ad avere un grande importanza storica, è l’elemento che sancisce l’unione storica tra il Santo e la città di Siena. Sotto la statua della Madonna di Provenzano due cavalli ballano e lottano in un cielo terso. I due cavalli sono uno bianco e uno nero. I colori derivano dalla leggenda che narra che la Balzana di Siena derivi dai colori dei cavalli, uno bianco e uno nero, che i due fratelli Senio e Ascanio, fondatori di Siena e Asciano, usarono nella fuga dallo zio Romolo. I due cavalli sono raffigurati in un atteggiamento festoso e di gioiosa competizione, con le loro movenze che richiamano il mondo dell’assurdo e dell’irrazionale. I due cavalli sono diversi, quasi speculari, ma la loro vicinanza suggerisce che l’uno esiste grazie all’altro. L’artista sembra ricordare che alla radice della sfida vi è anche il piacere del gioco. Così il Drappellone propone una visione del Palio come spazio in cui gli opposti si incontrano, si riconoscono e, simbolicamente, si abbracciano. La danza fra i due animali si svolge su un ricco pavimento che forma idealmente una grande piazza. Il pattern usato per formare il pavimento proviene dalla Sala del Pellegrinaio del Santa Maria della Scala. Dietro i cavalli, un muro di cinta chiude la scena. Sotto Siena prende infine forma l’allegoria di Diana, che dà il nome al leggendario fiume sotterraneo che, secondo la tradizione, scorrerebbe sotto la città. Raffigurata con un’espressione annoiata e rassegnata, Diana attende ancora la propria scoperta – conclude la nota illustrativa del Comune – trasformandosi in una presenza ironica e malinconica al tempo stesso, sospesa tra mito, desiderio e memoria collettiva”.
“Questo Drappellone nasce principalmente dalle persone che ho incontrato in questo straordinario percorso” ha spiegato Ismaele Nones, mentre Davide Ferri, curatore, critico d’arte e direttore artistico Arte Fiera Bologna, ha voluto mettere in luce l’immagine centrale dei due cavalli: “Sono rappresentati di profilo e in uno slancio ascensionale – ha detto Ferri – Appaiono come sorvegliati dalla figura della Madonna di Provenzano: non solo un’evidenziazione della dimensione agonistica, ma un vero e proprio richiamo a una danza gioiosa e rituale attorno a cui ruota idealmente tutta l’immagine”.
Dopo la presentazione del Palio è stato anche presentato il Masgalano, l’opera che andrà in premio alla Contrada che con maggiore eleganza sfilerà nel Corteo Storico. Realizzato con grande maestria artigiana, tipica dell’oreficeria senese, da Antonio Benocci e dalla giovane artista Beatrice Arcamone, é stato illustrato dalla storica dell’arte Laura Bonelli, e Lucia Pecorelli, presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti sezione di Siena che ha offerto l’opera.
Chiusa la prima cerimonia istituzionale, già all’alba dei giorni di vigilia della tratta di lunedì 29, lo spazio di Piazza del Campo sarà invaso dai cavalli. Che non danzeranno sul tufo. Ma correranno. Per vincere.

Il drappellone di Ismaele Nones, foto di Andrea Lensini