I tedeschi al buio e al freddo, ma i dati economici non sono negativi

C’è un divario fra percezione e situazione reale

Poco illuminati, quasi al buio, erano i mercatini di Natale a dicembre in Germania. I commercianti sono rimasti delusi del “christmas shopping” e anche la stagione dei saldi non aumenta la voglia di consumare dei tedeschi. E c’è chi riscalda solo una stanza a casa e c’è che si fa la doccia solo un giorno si, un giorno no. I tedeschi risparmiano, molto, sono terrorizzati per la mancanza di gas per riscaldare e per i prezzi per energia alle stelle. Per tanti anni la dipendenza dal gas russo è stata sottovalutata in Germania. L’inflazione attualmente sta al 10 per cento.

Dal governo arrivano parole di fiducia. E anche il tempo fa la sua parte. Dopo una settimana di gelo le temperature verso il fine dell’anno sono salite a quasi 15 gradi. E quindi con il consumo dimezzato i serbatoi di gas in Germania sono pieni al 88,2 per cento (in Europa 83,1) secondo l’associazione Gas Infrastructure Europe a Bruxelles.    

Ma i tedeschi non si fidano. Basta fare la spesa per capire anche il motivo: tutti i prezzi sono aumentati. L’inflazione morde. “Stiamo diventando tutti quanti più poveri”, ha detto in un’intervista Christian Lindner, ministro delle Finanze. Secondo le date di un sondaggio Ipsos di fine anno solo il 35% dei tedeschi dice di sì alla frase: “Mi affaccio all’anno nuovo con grande fiducia e ottimismo e mi aspetto tempi migliori.” (un anno fa diceva di sì il 53%). E il 70% dichiara di voler risparmiare nel 2023.

C’è però un divario tra percezione e situazione concreta: i dati dell’economia non sono tanto male. Anzi, stanno migliorando da ottobre, il momento più critico, quando il Fondo Monetario Internazionale aveva indicato una recessione per la Germania (e anche per l’Italia) nel 2023, un meno di 0,3% del Pil (in Italia -0,2), le ultime stime sono più ottimiste.

“L’ultimo trimestre del 2022 e l’inizio del 2023 saranno probabilmente accompagnati da un calo dell’attività economica, ma ci aspettiamo solo un lieve declino”, ha detto Siegfried Russwurm, presidente del BDI, la Confindustria tedesca. 

Le analisi dei maggiori istituti di ricerca economia indicano tutti un trend positivo. Ci sarà una ripresa, ma sarà lenta. Sia l’istituto Ifo di Monaco di Baviera che l’istituto RWI di Essen prevedono solo un meno di 0,1% del Pil nel 2023. E l’istituto IfW, istituto per economia globale, di Kiel, prevede addirittura un plus di 0,3% del Pil. Le prospettive si sarebbero schiarite perché il consumo privato soffrirà un po’ di meno dalla crisi energetica, dicono gli economisti di Kiel. E infatti il prezzo per gas e elettricità non sta aumentando più così rapidamente come qualche settimana fa.

Il governo tedesco ha pagato molto per contenere i costi. Ed ha rischiato la pace con i partner in Europa. Per combattere l’inflazione il Cancelliere Scholz ha deciso un pacchetto di aiuti da 200 miliardi di euro per contrastare gli effetti della crisi energetica. “Non si tratta solo di superare la crisi, ma di sopravvivere a questo periodo come un’economia forte e robusta”, ha spiegato il verde Robert Habeck, ministro dell’economia. Il famoso freno a debito, tanto caro a Lindner, è fuori gioco al momento. Il ministro delle finanze lo vorrebbe reintrodurre nel 2023, ma non è molto realistico.  

E alla fine anche la Germania ha anche detto sì al cosiddetto “price cap”, il tetto alle quotazioni del gas naturale che i ministri dell’energia dei paesi membri dell’Unione Europea hanno deciso poco prima di Natale.

Un po’ di ottimismo quindi. Ma il fattore che incide sulla Germania, sull’Italia e su tutta l’Europa è sempre la guerra in Ucraina. “Lo shock energetico non è transitorio”, aveva scritto il Fondo Monetario Internazionale in ottobre nel suo outlook, “il riallineamento geopolitico delle forniture energetiche, sulla scia della guerra in Ucraina, è ampio e permanente. L’inverno del 2022 sarà una sfida, ma quello del 2023 sarà probabilmente peggiore”.

Per la Germania in particolare si apre un’altra sfida ancora, iniziata con la guerra e la fine dei rapporti stretti con la Russia. L’industria tedesca può rimanere come in passato il motore della crescita del welfare del Paese, commenta il quotidiano economico Handelsblatt: “Ma l’industria deve cambiare passo e ricordare le sue forze storiche: il focus dovrà essere su innovazioni, su prodotti e processi per le quali la creazione di valori deriva dal sapere e non dal gas a basso costo.”

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