Prato – A Prato l’assemblea nazionale dei Riformisti del Partito Democratico, la seconda dopo quella del Teatro Parenti di Milano dello scorso anno.
A fare gli onori di casa Matteo Biffoni, recordman di preferenze alle ultime regionali toscane con 22 mila voti e tornato sindaco a maggio con il 54,73% alla testa di una coalizione larga – Pd, M5S, Avs, Biffoni Sindaco sostenuta da Azione e Casa Riformista . “Scuola, immigrazione, piccole e medie imprese: sono le realtà che interessano al Pd nazionale – così Biffoni – e sulle quali la parte riformista ritrovatasi a Prato vuole poter dire la sua”.
Non a caso il titolo scelto è “Cambiare!”: perché il tema ora è l’identità del partito, oltre a essere un auspicio e un’esortazione che guarda alla sfida contro Giorgia Meloni.
Sul palco, a turno, si sono alternati l’europarlamentare Giorgio Gori, i deputati Lia Quartapelle e Piero Fassino, i senatori Graziano Delrio e Simona Malpezzi, Emanuele Fiano, ex parlamentare Pd e presidente di Sinistra per Israele, e il presidente del Copasir Lorenzo Guerini.
Tutti, a vario titolo, hanno sottolineato che “il Pd deve fare il Pd”, deve cioè “non perdere identità”, “non annacquare i propri valori”, non cedere “a estremizzazioni”.
Soprattutto, non rincorrere Giuseppe Conte. Come ha sintetizzato in apertura Lia Quartapelle, l’ex premier “non può infliggerci tutte le politiche del M5s, lo sa anche lui che sono slogan”.
Messaggi rivolti al campo largo, ma anche all’interno del partito. Lo ha detto la senatrice Simona Malpezzi: le altre aree non devono chiedere “posti” ma portare proposte, per “allargare” il partito e riconquistare l’elettorato moderato. E da Prato lo sguardo corre già a due appuntamenti: Montepulciano, dal 23 al 25 ottobre, dove si riuniranno i Dem, e poi Roma.
Sull’Ucraina e sull’antisemitismo Gori, Quartapelle, Guerini e Delrio dicono che il sostegno a Kiev è “incrollabile”, aiuti militari compresi, un principio “irrinunciabile”, “non negoziabile”, “non trattabile al tavolo del programma”. E ancora, “fondamentale per arrivare alla pace e non alla resa alle pretese di Putin“. L’unico compromesso possibile con gli alleati, spiegano, è convincerli che abbandonare ora l’Ucraina allontanerebbe, non avvicinerebbe, la pace.
Sul ddl antisemitismo, che arriva alla Camera la prossima settimana, il “No condizionato” di Schlein per i riformisti significherebbe un possibile scivolamento del Pd verso l’ala più radicale della coalizione.
Non a caso sul palco di Coiano Lele Fiano ha spiegato che la conferma del “no” del Pd al ddl sarebbe un confine “invalicabile”, al punto da rendere incompatibile la sua stessa permanenza nel partito. Un avvertimento che Giorgio Gori ha rilanciato invitando il Pd a non scavalcare quella linea, specificando che “testardamente unitari va bene, ma non a patto di rinunciare ai valori del Pd. “Una gara a chi è più di sinistra lascerebbe spazi a una destra che non merita nulla”.
Altro tema, le primarie, che dovranno essere aperte a tutti e non online, e a doppio turno.
“Noi pensiamo che le primarie nel centrosinistra non siano l’unico strumento – ha detto Giorgio Gori – se si troverà un altro modo andrà bene anche quello, ma non si deve aver paura delle primarie. Il Pd è nato con le primarie”. E ha aggiunto: “per noi le primarie si fanno a doppio turno, come si sono fatte nel 2012”.
In chiusura, ancora Guerini sull’alleanza: il campo largo “va fatto”, ma non può essere un “prendere o lasciare” e non si possono “esasperare i nodi critici per trarne vantaggi personali o per il proprio partito”.
Patrizia Scotto di Santolo
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