Premio Nobel per la Letteratura nel 1929, Thomas Mann celebra nel 2025 i 150 anni dalla nascita. Un cittadino del mondo: da Lubecca all’esilio americano
Scrittore “anseatico” nato a Lubecca nel 1875, Mann eredita da un lato la sobrietà borghese e il senso del dovere del padre, Thomas Johann Heinrich, commerciante e senatore della città, e dall’altro un’anima “tropicale”, dono della madre Julia da Silva-Bruhns.
Nata nel 1851 a Paraty, in Brasile, da madre brasiliana e padre tedesco, Julia da Silva-Bruhns conosce presto il destino del doppio sradicamento: rimasta orfana, viene mandata a Lubecca, dove la sua pelle ambrata e il suo accento straniero la distinguono da tutti. La disciplina severa e nordica del padre si fonde con il calore vitale della madre, creando una tensione che Thomas Mann trasforma in cifra profonda della propria opera, come mostra la novella Tonio Kröger (1903).
A queste due identità si aggiunge un profondo cosmopolitismo. All’inizio degli anni Trenta Mann trascorre le estati nella località baltica di Nida. La cittadina, allora parte del Memelland, oggi Lituania, parla prevalentemente tedesco e conserva un’impronta culturale prussiana. Qui Mann fa costruire una casa affacciata sulle dune e sul mare. Nel 1932 l’atmosfera si fa improvvisamente cupa: la famiglia riceve minacce, la casa subisce danneggiamenti e Mann comprende che il tempo della serenità è finito. L’anno seguente i Mann rinunciano alla loro estate a Nida e si rifugiano nel sud della Francia.
Tra il 1938 e il 1954 la vita di Mann è segnata da un lungo esilio volontario che lo porta negli Stati Uniti e in Svizzera. Nel giugno del 1938 riceve alla Columbia University di New York la laurea honoris causa, riconoscimento che segna il suo ingresso ufficiale nella vita culturale americana. Pochi mesi dopo lascia l’Europa per stabilirsi oltreoceano, a Princeton, dove insegna come Lecturer in the Humanities. Nel 1941 il viaggio prosegue verso ovest: Mann trova casa a Pacific Palisades, al 740 di Amalfi Drive, oggi Villa Aurora & Thomas Mann House – residenza della Repubblica Federale Tedesca e qualche anno più tardi si trasferisce poco distante, al 1550 di San Remo Drive.
Il 23 giugno 1944 ottiene la cittadinanza americana, suggellando un’appartenenza ormai doppia. Dieci anni dopo, nel 1954, rientra in Europa e si stabilisce a Kilchberg, presso Zurigo, in Alte Landstraße 39, dove la sua vita trova un approdo silenzioso: muore nel 1955.
I rapporti di Thomas Mann e dei suoi familiari con l’Italia
Tra i numerosi luoghi che segnano la vita e l’immaginario di Mann, l’Italia occupa un posto privilegiato: terra di ispirazione e, al tempo stesso, di inquietudine morale. I legami di Thomas Mann con l’Italia sono profondi e ambivalenti, segnati da attrazione e diffidenza.
Il primo viaggio di Mann nello Stivale avviene nel 1895: segue il fratello Heinrich e fa tappa a Roma e Palestrina. L’anno dopo torna e rimane quasi due anni nella capitale. In quel periodo scrive alcuni brevi racconti ambientati in gran parte in Italia, come Desiderio di felicità (Der Wille zum Glück, 1896) e Der Bajazzo (Il Pagliaccio, 1897). È proprio al Sud, terra promessa della felicità, che si reca Paolo Hoffmann, protagonista di Desiderio di felicità. Eppure la “bellezza” meridionale è percepita da Mann anche come pericolo, eccesso di sensualità, superficialità, smisuratezza.
Per Mann è problematica l’idealizzazione tedesca del Rinascimento italiano, che diventa immagine falsata e culto estetizzante, dando vita nella Monaco fin-de-siècle a un’architettura posticcia come quella dell’Odeonsplatz. Nel dramma Fiorenza (1905) Mann denuncia questa degenerazione estetica del suo tempo, mettendo in scena lo scontro tra Lorenzo il Magnifico e Savonarola, tra sensualità e ascesi, arte e rinuncia.
L’Italia diventa luogo di corruzione morale e di rovina esistenziale ne La morte a Venezia (1912), mentre in Mario e il mago (1930), ispirato a una vacanza a Forte dei Marmi, Mann riscrive in chiave metaforica l’ascesa del fascismo: il mago Cipolla, capace di ipnotizzare e manipolare, incarna l’ipnocrazia mussoliniana.
Profondamente diverso è invece l’approccio all’Italia del fratello Heinrich, che nel romanzo in tre volumi Le Dee: Diana, Minerva, Venere (Die Göttinnen oder Die drei Romane der Herzogin von Assy, 1903) celebra un’Italia rinascimentale, sensuale e vitalistica, incarnata dalla duchessa di Assy.
Dopo la fuga dal maccartismo nel 1952, Mann torna in Europa e nel 1953 visita Roma per ricevere il Premio Feltrinelli. Lavinia Mazzucchetti, sua traduttrice, ricorda come in Italia Mann respiri un’atmosfera di libertà e discussione aperta, ben diversa dal clima sospettoso degli Stati Uniti.
Nel 1955 Il Contemporaneo gli dedica un numero speciale per l’ottantesimo compleanno (anno II, n. 23, 4 giugno 1955), oggi consultabile online . In quel documento, cui partecipano tra gli altri Debenedetti, Sapegno, Fortini, Calvino e Cases, si segna la “riscoperta” di Mann da parte della giovane narrativa italiana.
Tra i figli, Monika Mann è quella che più di tutti intreccia la propria vita con l’Italia. Nel 1954 si trasferisce a Capri, dove vive fino alla morte, nel 1985, trovando sull’isola la sua “patria del cuore”. Lì scrive le sue memorie, Vergangenes und Gegenwärtiges. Erinnerungen (1956). A differenza di altri membri della famiglia, Monika non si oppone attivamente al nazismo: emigra con i genitori quasi “per riflesso”, senza impegnarsi nella lotta politica. La sua figura, la più “impolitica” della famiglia, mette in risalto per contrasto la complessità del rapporto dei Mann con la politica.
Dall’“impolitico” al democratico: l’evoluzione di un pensiero
Figura emblematica del Novecento, Thomas Mann attraversa il Reich fondato nel 1871, la Prima guerra mondiale, la nascita e la caduta della Repubblica di Weimar, l’ascesa della dittatura hitleriana e la bipartizione della Germania nel 1949. Questo percorso biografico e storico è ripercorso nella mostra Meine Zeit: Thomas Mann und die Demokratie, allestita nella Buddenbrookhaus di Lubecca, in Mengstraße 4, la casa natale dello scrittore, che ispira l’ambientazione dei Buddenbrook e oggi ospita il museo Buddenbrookhaus e il centro di ricerca “Heinrich-und-Thomas-Mann-Zentrum”, riconoscibile per la sua elegante facciata bianca.
Dal provocatorio Betrachtungen eines Unpolitischen (Opinioni di un Impolitico, 1918) alle appassionate orazioni in difesa della democrazia, il Mann politico evolve in senso democratico. Nel Discorso sulla Repubblica Tedesca (Von der Deutschen Republik, 1922) egli ricorda la responsabilità collettiva nel mantenimento e nel rispetto dei principi democratici della Repubblica di Weimar.
Emblematica è anche la Deutsche Ansprache (Discorso ai tedeschi), pronunciata nell’ottobre 1930 nella Sala Beethoven di Berlino, poco dopo il balzo del NSDAP dal 3 al 18%. Mann afferma che vi sono “momenti in cui l’artista non può più andare avanti, perché una crisi opprimente della collettività lo scuote a tal punto che l’arte diventa un’impossibilità spirituale”. Il discorso, che appella all’Umanità e alla Ragione, è ripetutamente interrotto dagli uomini delle SA presenti in sala.
Tra il 1940 e il 1945 Mann registra per la BBC 55 discorsi radiofonici destinati ai tedeschi, incitandoli alla resistenza contro il nazismo.
Ne emerge quindi un Mann profondamente impegnato nel segno dell’Illuminismo e dell’Umanismo, due caratteristiche che l’attuale Presidente Federale Frank-Walter Steinmeier mette in rilievo nel discorso tenuto a Lubecca il 6 giugno 2025.
Steinmeier ha ricordato in questa occasione anche il discorso Meine Zeit (Il mio tempo): pronunciato per la prima volta a Chicago nel 1950 Mann respinge con forza ogni “Stato totalitario” e ogni “dittatura dogmatica” e denuncia la violenza come strumento politico, raggiungendo l’apice della sua evoluzione da conservatore fedele all’Impero a repubblicano e convinto democratico.
Mann nel 2025
A centocinquant’anni dalla nascita, l’eredità di Thomas Mann continua a vivere non solo nelle pagine dei suoi romanzi, ma anche nelle immagini e nelle riletture contemporanee.
Oltre al capolavoro di Luchino Visconti La morte a Venezia (1971), riscopriamo lo Zauberberg diretto da Hans W. Geißendörfer (1982), produzione della Repubblica Federale Tedesca, e Lotte in Weimar di Egon Günther (1975), girato nella Germania Est. Infine, il recente documentario biografico Il ragazzo più bello del mondo (2021) di Kristina Lindström e Kristian Petri che ripercorre la vita di Björn Andersen, il giovane attore che nel 1971 interpreta Tadzio in Morte a Venezia e che si è spento poco più di un mese fa, il 25 ottobre 2025: un ritratto intenso e malinconico di una bellezza entrata a far parte dell’eredità estetica viscontiana.
Oggi leggere Mann attraverso i suoi rifacimenti contemporanei significa confrontarsi con nuove chiavi di lettura. Olga Tokarczuk, scrittrice polacca e Premio Nobel per la Letteratura 2018, rielabora La montagna incantata in Empusion (2022): ambientata prima della Grande Guerra in un sanatorio per malati polmonari in Slesia, la trama affronta temi come l’identità di genere e la mascolinità tossica, intrecciando atmosfere gotiche ottocentesche. Tokarczuk rovescia la metafora manniana della decadenza europea in una riflessione sulla malattia del patriarcato.
Fonti e link:
Bosco, Lorella; Koopmann, Helmut (2005). Thomas Mann e l’Italia: in una nuova prospettiva. Belfagor, 60(4). Firenze: Casa Editrice Leo S. Olschki, pp. 373-392.
https://mann2025.de/de/150-jahre-thomas-mann
https://thomas-mann-gesellschaft.de/die-gesellschaft/meldungen/mann-2025-150-jahre-thomas-mann.html
https://www.goethe.de/ins/lt/de/kul/sup/thm.html
https://www.archivipci.it/mirador.html?manifest-url=https://iiif.fondazionegramsci.org/manifest/iiif-gramsci-0034/64880fa896e0763f56bcf227/manifest.json
https://www.deutschlandfunkkultur.de/olga-tokarczuk-empusion-104.html