Fondazione Mps, rebus nomine CdA, ancora nessuno fa il passo indietro

Siena – La prima deputazione amministratrice della Fondazione Mps sotto la presidenza di Marcello Clarich si avvicina a grandi passi: il 28 agosto, giovedì prossimo. Fervono i lavori a Siena per preparare e soprattutto sciogliere alcuni nodi importanti rimasti sul tavolo. Fra questi, la nomina del vicepresidente, per cui la super favorita è Bettina Campedelli, già in corsa per la presidenza, mentre si apre anche un’ulteriore ipotesi sul nme di Giovanna Barni.

Ma la vera “tempesta” non sta qui. Per vederla, bisogna avvicinare l’occhio al famoso patto stretto dalla Fondazione con Fintech e Btg Pactual, e ai quattro consiglieri la cui nomina nel cda della banca senese spetta all’ente. Ebbene, sembra davvero che nessuno dei “nominati”, vale a dire Marina Rubini, Angelo Drignoli, Marco Turchi e Paolo Demartini, abbia intenzione di fare l’auspicato passo indietro che consentirebbe il “rimpasto”: vale a dire, la sostituzione di due dei consiglieri in quota Fondazione con due (uno per ciascuno) dei rappresentanti di Btg Pacual e Fintech. I due fondi sono azionisti rispettivamente con il 2% e il 4,5%, che sono quote conferite nel patto con l’ente senese che a sua volta ha il 2,5%. In tutto, un 9% che consente ancora alla Fondazione di “dire la sua” all’interno della Banca, e che, secondo quanto già annunciato da Clarich, andrà rafforzato con “l’allargamento del patto di sindacato”.  Che vorrebbe dire quasi con certezza l’alleanza con i francesi di Axa, detentori in Mps del 2,052%. Ipotesi che sembra ben accetta dal mercato: infatti, dopo le dichiarazioni in tal senso di Clarich, Mps mette il turbo in piazza Affari, e stamattina il titolo di Rocca Salimbeni guadagna il 5,22% a 1,15 euro distanziando tutti sul paniere di riferimento.

Da sottolineare che la rinuncia di due dei consiglieri nominati, come lo stesso neo presidente Clarich ha più volte dichiarato anche in occasioni pubbliche, non sarebbe “gratis”. Infatti, proprio perché il presidente non può costringere nessuno a dimettersi per “liberare” i posti per i due soci del patto, il passo indietro sarebbe sostenuto dalla “riconoscenza generale”, visto che sarebbe motivato dall’amore per la città. “Riconoscenza generale” che potrebbe concretizzarsi in una sorta di “buonuscita” che potrebbe comprendere tutto ciò cui i due consiglieri rinuncerebbero, dai gettoni di presenza ai vari compensi economici. Sì, ma ciò che si mormora per le vie di Siena è che forse, alla fin fine, mai come in questo caso il denaro non è tutto.

Allora? L’auspicio sarebbe quello di trovare il bandolo della matassa per il prossimo consiglio dell’istituto bancario, che cade l’11 settembre prossimo; il rinnovo totale del cda si avrà invece a primavera 2015. E lì la partita è del tutto aperta.

 

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