Energia pulita: il futuro è la centrale solare spaziale

Progetti per approvvigionare la terra di un’energia illimitata e pulita

Parigi – E se il Sole, nostra fonte di luce, diventasse anche fonte della nostra energia ? Il progetto di costruire centrali solari nello spazio potrebbe abbandonare la fantascienza e diventare realtà. Sono molti i paesi a crederci. Progetti per approvvigionare la terra di un’energia illimitata e pulita stanno spuntando come funghi in tutto il mondo: dagli Stati Uniti alla Cina, dalla Gran Bretagna al Giappone.

In corsa c’è ora anche l’Europa: l’agenzia spaziale europea (ESA)  ha appena annunciato il lancio del  suo progetto pilota « Solaris » in collaborazione con il consorzio aereo Airbus, con la ferma intenzione di trasformarlo in realtà entro una ventina di anni. Il Sole, che si trova a 150km di distanza dalla Terra, dovrebbe continuare a illuminarci per almeno altri 5 miliardi di anni.

Con la crisi energetica che sta facendo perdere il sonno ai dirigenti europei e prospettare ai cittadini dell’Ue un inverno dal riscaldamento col contagocce, il ricorso al sole sta diventando un’opzione presa seriamente in considerazione. L’idea non è nuova, anzi  è  centenaria. Il primo a pensarci era stato, più di un secolo fa, il pioniere dell’astronautica Konstantin Ciolkovski, lo scienziato russo considerato il padre del volo spaziale. Poi il progetto era stato ripreso con studi ingegneristici sulla sua fattibilità tra il 1960 e 1970. Ora gli studi si sono moltiplicati nella convinzione che sarà il sole a salvarci dalla crisi.

La via verso la centrale solare spaziale però appare ancora incerta oltre che assai costosa. I problemi tecnici non mancano, come l’invio dell’elettricità alla terra attraverso onde e la complessità dell’installazione della centrale e della sua manutenzione. I vantaggi però di questo progetto sono assai allettanti: nessuna alternanza giorno e notte dal momento che la centrale potrebbe produrre energia senza interruzioni, senza problemi di nuvole che possa ridurre l’intensità dei raggi solari.

Secondo l’ESA poi, l’energia solare, al di fuori dell’atmosfera, è 11 volte più intensa che sul territorio europeo e le centrali spaziali potrebbero funzionare 7 giorni su 7 per catturare il massimo di luce possibile. Al di fuori dell’atmosfera  terrestre si potrebbero catturare 24 ore su 24  circa 1.367 W /m2 mentre sulla superficie terrestre si scende a 50-100 W/m2

Solaris prevede di alimentare l’Europa di energia solare  attraverso una centrale in orbita  fatta di migliaia di pannelli fotovoltaici collocati a 36.000 km di altitudine. Per trasferire l’elettricità il progetto non prevede cavi ma onde  inviate dallo spazio e captate sulla terra. Negli atelier di Airbus a Monaco di Baviera  si è già messo a punto il transfert di energia senza filo di 1.000 watts, quanto basta per far funzionare un aspirapolvere. Un test promettente che apre la via al futuro sviluppo della tecnica necessaria per fare uscire il progetto dalla fantascienza .

A progetti simili stanno ora lavorando in molti. In Gran Bretagna è ad esempio allo studio la costruzione di una centrale spaziale del diametro di 1,7 km che sulla terra avrebbe un peso di 2.000 tonnellate e fornire al Regno Unito fino a 2 GW di potenza. Il costo previsto è di 16 miliardi di sterline. Pochi mesi fa era stata la Cina ad annunciare  l’intenzione di costruire una centrale solare spaziale, un progetto affidato ai ricercatori dell’Università di Xidian.

Secondo i cinesi, i ricercatori di Xidian sarebbero i primi ad aver testato un modello completo. La Nasa, che aveva iniziato a esaminare la fattibilità di centrali nello spazio una ventina di anni fa, avrebbe ora deciso di riprendere il progetto e di rientrare nella corsa mondiale. Anche il Giappone sta pensando a una centrale dotata di 4km  di pannelli in grado di produrre 1GW di corrente trasmessa a terra senza cavi grazie a una tecnologia  a micronde messaa punto da Mitsubishi che sta lavorando al progetto da 4 anni.

Tutti sembrano ottimisti, nonostante i costi e le difficoltà. Perché, come spiega l’ingegnere dell’ESA Advenit Makaya, « il potenziale di questo concetto é molto alto per contribuire a un’energia durevole a lungo termine »

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