Le controversie sulla scelta di Cristopher Nolan di avere nella sua Odissea una (splendida) Elena nera mi paiono pretestuose e prive di senso. Un film non è un trattato di storia e la creatività del regista è fondamentale.
Certo, dapprima è stato naturale pensare che Elena avrebbe dovuto essere bionda perché da secoli è stata vista nell’immaginario collettivo così come è stata rappresentata nella pittura dal Rinascimento ai Preraffaelliti. Ma si deve anche pensare che è considerata tale soprattutto per una tradizione culturale e artistica, non perché esista una descrizione che lo affermi.
Da notare che anche nella nostra epoca, ci sono stati fino a una ventina di anni fa degli stereotipi per cui le dark ladies erano bionde (Sharon Stone in Basic Instinct, Barbara Stanwyck La fiamma del peccato, Lara Turner e Jessica Lange in due versioni de Il postino suona sempre due volte) in quanto esempi di donne algide che irretivano gli uomini e li conducevano alla rovina. Ed Elena non era forse una sorta di dark lady?
Sulla medesima falsariga di privilegiare l’aspetto artistico, Calipso è, viceversa, la bionda Charlize Theron sebbene vari interpreti abbiano collocato Ogigia ai confini occidentali del mondo mediterraneo quindi tra il Marocco e la Canarie, tant’è vero che l’afroamericana Vanessa Williams era stata Calipso nella miniserie The Odyssey del 1997, così c’è stato un Achille (che pure era signore di una città del nord della Grecia) britannico di origini Ghanesi in un’altra serie tv (Troy: Fall of a City del 2018).
Un’altra caratteristica dell’Odissea di Nolan riguarda Circe che, in passato, è stata rappresentata in più modi ma sempre di aspetto sexy (prima provocante poi sedotta) e ancora una volta da modello sembrano fare i Preraffaelliti. Qui Samantha Morton interpreta una Circe che non è un’ ammaliatrice in modo tradizionale ma esprime una sensualità che crea anche un’atmosfera cupa, inquietante.
Le discussioni paiono interminabili ma anche Troy nel 2004 aveva sollevato polemiche. In quel caso le critiche avevano riguardato la coerenza con il testo dell’Iliade e dell’Odissea anche se era stato esplicitamente dichiarato che il film era “liberamente” ispirato ai poemi omerici. Né poteva essere altrimenti perché anche in questo caso merita ripetere che il cinema ha un linguaggio e una caratteristica narrativa del tutto peculiari. Chiudiamo quindi questa querelle per domandarci, invece quale sia la personalità della regina di Sparta tramandataci da Omero, da altri autori del ciclo troiano e dai tragici della Grecia classica.
Anzitutto la vexata quaestio. Elena fu rapita da Paride o fuggì con lui? Nolan sceglie la fuga d’amore. E’ l’opzione più logica e accreditata da vari passaggi di Iliade e Odissea sebbene Omero resti nel vago, aiutato anche dalla polisemia della lingua greca. Nel II Canto dell’Iliade, i condottieri Achei parlano degli gli affanni e dei patimenti per Elena e questo può voler dire per causa (colpa) di Elena oppure a vantaggio di lei, ovvero per riportarla a casa. A questo proposito, Enrica Bastianini si è soffermata sulla locuzione Ἑλένης ε(ἵ)νεκα che, può, appunto, rispondere a concetti di causa o di fine. Quindi, in bilico fra la colpa di aver provocato la guerra e l’innocenza della vittima involontaria (1). Ma si può anche ipotizzare che Elena sia stata considerata “rapita” perché, per la mentalità dell’epoca, una donna era poco più di un oggetto di cui impossessarsi. Questa interpretazione faceva comodo agli Achei per giustificare una guerra che aveva ovviamente altre motivazioni: l’egemonia nell’Egeo e il controllo delle vie di comunicazione con l’Oriente.
E Menelao aveva una ragione in più per accreditare l’ipotesi del rapimento. Elena non era regina consorte di Sparta, ma la titolare del trono. Se si fosse ammesso che era fuggita volontariamente a Troia, altri parenti avrebbero potuto avanzare pretese e avrebbero potuto spodestare Menelao. Elena si autoaccusa e nell’Iliade dice di essere una “svergognata” usando anche l’epiteto “muso di cagna.” Ma poi fa cadere la responsabilità sugli dèi. Ancora una nota di ambiguità. Forse aveva seguito Paride come per una sorta di incantesimo poi svanito?
Ma allora perché non cerca di farsi riconsegnare agli Achei, cosa che i Troiani avrebbero certamente concesso perché avrebbe fatto finire la guerra? (2). E tuttavia, Ettore sempre nell’ Iliade (tr. Romagnoli Canto III. vv.48-9) rimprovera Paride esclamando: “ una donna hai rapita bella, di terra lontana,” Torna quindi la versione del ratto, come traducono Monti e Romagnoli ma ἀνῆγες imperfetto di ἀνάγω oltre che “rapivi” può voler dire anche “portavi via” (quindi hai portato con te) (3) . D’altronde, un altro inghippo terminologico lo crea la stessa Elena che si lamenta dicendo στυγερὴν ἐμὲ (Iliade III v.396) che può significare odiosa, odiata, (quindi colpevole) ma anche sventurata o misera (quindi innocente).
Da notare che nella Grecia classica si affermò un’altra versione. Stesicoro scrive che a Troia non era andata Elena ma un suo “doppio”, una sorta di fantasma, un εἴδωλον.
Questa innovazione è ripresa da Euripide: la vera Elena era nascosta in Egitto dove, insidiata dal figlio di Proteo, aveva difeso la sua virtù fino a che Menelao non era arrivato a salvarla.
Euripide utilizza un artificio narrativo per salvare la rispettabilità della regina di Sparta? Oppure suggerisce, sottilmente, che la guerra fu combattuta per motivi ancora più futili, non per Elena ma per una sua semplice sosia. O, viceversa, si vuole sottolineare che le vere motivazioni erano state occultate da una strategia di comunicazione che non si faceva scrupolo di ricorrere a un plateale falso. Un po’ come si è fatto tremila anni dopo parlando di mai trovate armi di distruzione di massa?
1 E. Bastianini, Tra colpa e innocenza. Il nesso Ἑλένης εἵνεκα nell’Iliade, in Miscellanea di archeologia, topografia antica e filologia classica a cura di Gian Maria Di Nocera Università degli studi della Tuscia, 2019.
2 P.Citati, La mente colorata, Mondadori 2002 p111 rileva che Elena si sente al tempo stesso innocente e colpevole.
3 Sono confortato in questa interpretazione dalla traduzione di Daniele Bello.
In questo caso si punta solo alla legittimità di inserire e rimaneggiare elementi a piacere all’interno di film presi da opere classiche, personalmente ritengo che quanto fatto per l’Odissea di Nolan sia solo un’ennesima dimostrazione del fatto che i registi non siano più in grado di creare film originali e si limitino a riproporre sempre remake di remake ogni volta arricchiti di elementi popolari in base al periodo. In questo caso quello che nell’articolo viene definito “colpo di genio” non è altro che un puerile tentativo di accumulare consensi e guadagnarsi un oscar, quelle che vengono fornite come “spiegazioni” sono semplicemente interpretazioni estremamente fantasiose di una realtà storica che in questo caso è stata distrutta per far spazio all’ego di un regista che ha esaurito le cartucce. Magari un’opera letteraria può essere riadattata per realizzare un film più fantasioso, ma almeno la realtà storica del periodo dovrebbe sempre essere tutelata, altrimenti tanto varrebbe cominciare anche l’Odissea con “Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana”