Danza: le angosce e i bisogni delle giovani generazioni

Fabbrica Europa: a Sant’Orsola il frutto della ricerca di 4 giovani artiste

Firenze – Una scatola magica della creatività. L’edificio imperfetto dell’ex monastero femminile di Sant’Orsola, in  fase di recupero e “rifunzionalizzazione”,  è diventato l’epicentro di installazioni e performance site specific che ha attirato l’attenzione di esperti, appassionati e cittadini. Nei grandi spazi dove è allestita la mostra collettiva di 14 giovani artisti, “The Rose that grew from concrete” (fino  al 4 gennaio 2026), il festival Fabbrica Europa ha presentato quattro giovani performer  che, in successione, hanno messo in scena il frutto del loro lavoro di ricerca.

Al termine di ogni performance il pubblico veniva guidato nello spazio successivo in un percorso “Attraverso Sant’Orsola” ( il titolo che comprende i quattro lavori) che si chiudeva là dove era cominciato, chiamiamola la sala dell’affresco perduto. Ha cominciato Teodora Grano con “Daughters”, poi Lupa Maimone con “Finzioni”, Poliana Lima con “Extudio para una extracciòn” e, infine, Bianca Lo Verde con “Per-sona”.

La dinamica della danza ha aggiunto ha completato l’effetto  delle installazioni e delle opere esposte nel trasformare gli spazi in un ambito vitale di emozioni e relazioni, come una miccia che riaccende la storia di un edificio medievale , diventato caserma e poi immobilizzato dall’incapacità di portarlo a nuova vita.

Quattro giovani artiste impegnate in un’opera complicata di interpretazione e restituzione di un luogo dove, nonostante tutto, è percepibile l’eco del tempo e il richiamo misterioso di un’umanità dal forte afflato spirituale costituiscono un campione significativo della sensibilità e dei bisogni profondi delle più giovani generazioni.

Teodora Grano (composizione sonora di Massimo Pupillo) ha ideato un composizione nella quale mette in rapporto la scrittura e la danza per raccontare le difficoltà di dare un nome a una relazione fra madre e figlia che non è biologica ma una costruzione quotidiana lenta e faticosa. Lupa Maimone (creazione musicale di Alessandro Angius) esprime la sofferenza dell’esistenza sempre più condizionata dalla finzione, dal posticcio, inserendo sul corpo altre due braccia e due mani che riescono a trovare un equilibrio solo nel canto, sublimazione dell’angoscia. Poliana Lima (musica di Paolo Sanchez) va a cercare nel rapporto diretto con le persone (gli spettatori) la propria liberazione. Solo nella relazione con gli altri, prende  consapevolezza di sé e del proprio corpo e dunque acquista un senso il proprio esserci.  Bianca Lo Verde (musichedi Tom Waits e Einstuerzende Neubauten), infine, esprime il disagio contemporaneo di una comunicazione che perde progressivamente di senso .

Le parole esprimono realtà e concetti, ma hanno perso il loro universo semantico e non sono più il filo che crea relazioni ed emozioni. Meglio allora il suono puro, il grido, il canto. Per questo obiettivo ha scelto, insieme a quello di Tom Waits il sound del gruppo tedesco che è uno dei più interessanti  negli anni del rock per la sua capacità di riprodurre i suoni degli strumenti da lavoro in fabbrica e di dare loro un senso con la voce e i testi che ne sono la coerente continuazione.

In foto da sinistra: Poliama Lima, Teodora Grano,, Lupa Maimone, Bianca Lo Verde

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