Biffoni, 100 giorni a ostacoli: Tari più cara, piscina fantasma, stadio bloccato

La perdita del PNRR della struttura sportiva di Iolo mantiene attivo il debito del Comune
La piscina di Iolo

Prato – Doveva essere il mandato della ripartenza. Si sta trasformando, invece, in una corsa a ostacoli. Dopo i due mandati dal 2014 al 2024 e la breve parentesi in Regione, il sindaco di Prato Matteo Biffoni si trova a fare i conti con una sequenza di battute d’arresto: opere ferme, finanziamenti perduti, costi in aumento e servizi sempre più cari.

L’opposizione ha già coniato una formula tagliente: «Il metodo Biffoni: si celebra prima, si prende atto del fallimento dopo».

Il primo ostacolo è arrivato in Consiglio comunale con il pacchetto TARI 2026. Il via libera comporta un nuovo aumento: più 8,5% per le famiglie e circa l’8% per le imprese, dopo un quadriennio nel quale gli incrementi cumulati hanno già superato il 20%.

La spiegazione della maggioranza è ormai diventata un ritornello: la mancanza di impianti. Una giustificazione che l’opposizione respinge con decisione: non possono essere ancora una volta i cittadini e le imprese a pagare il prezzo delle scelte – o delle mancate scelte – della politica.

Ma il colpo più pesante riguarda lo Stadio dell’Acqua di Iolo. Il 30 luglio 2026 è arrivata la revoca definitiva dei fondi del PNRR: 6,5 milioni di euro perduti.

La vasca olimpionica da 50 metri, attesa da anni dalle famiglie e dalle società sportive, era uno dei progetti simbolo del programma infrastrutturale di Biffoni. Oggi, però, della piscina non c’è traccia. Il Comune dovrà restituire 1,95 milioni già incassati, mentre resta sulle spalle dell’ente un mutuo da 9,5 milioni che continua a produrre interessi passivi. Il risultato è un paradosso difficile da spiegare: il debito esiste, la piscina no.

Secondo l’opposizione, il fallimento era ampiamente prevedibile: «Sia la Giunta Biffoni nel 2023 sia la Giunta Bugetti hanno approvato il progetto definitivo pur sapendo che non vi erano i tempi tecnici per completarlo».

Il terzo ostacolo riguarda il calcio e lo stadio Lungobisenzio. L’ampliamento dell’impianto, che avrebbe dovuto portare la capienza dagli attuali 1.999 posti prima a 2.980 e successivamente a 5.000, si è fermato il 26 agosto.

La Commissione comunale di vigilanza, riunita per l’atteso sopralluogo, ha espresso parere negativo all’aumento della capienza, nonostante la deroga prefettizia ottenuta a giugno. Le carenze rilevate non sono marginali: mancano i DAE con funzione di defibrillazione pediatrica e un piano organico di emergenza; la recinzione sul lato dei giardini della stazione non è stata completata e non risulta verificabile la separazione tra curva e tribuna.

A sintetizzare involontariamente il clima è stato lo stesso sindaco-tifoso che, in un post su Facebook, ha scritto: «Tifare per il Prato è davvero una sofferenza».

Una frase riferita al calcio, ma che finisce per assumere un significato politico più ampio. Tra TARI più salata, milioni europei perduti, un mutuo acceso per una piscina inesistente e uno stadio ancora inchiodato a 1.999 posti, i primi cento giorni della promessa ripartenza sono diventati per Biffoni cento giorni di inciampi.

E per Prato, almeno per ora, il conto sembra arrivare prima dei risultati.

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