Ha aperto le porte la grande mostra dedicata a Enrico Berlinguer, sede, Firenze. Al Mandela Forum, spazio non museale, come tiene a sottolineare Massimo Gramigni, presidente dell’associazione Nelson Mandela Forum, ma “denso di vita, storia e umanità”, uno spazio in cui Berlinguer si sente, si vede, s’afferra. Perché la grande mostra sul leader più amato di sempre, è un insieme di foto, video, documenti, giornali. E della sua voce, con spezzoni di discorsi registrati che inseguono il viandante, dandogli l’illusione che Berlinguer sia lì, dietro l’angolo e non morto quel giorno del 1984 quando il male lo colse in una piazza gremita e la morte lo ghermì senza tuttavia riuscire a impedirgli di terminare il suo intervento.
Una grande mostra, si diceva, ed è grande per davvero, copre i 2500 metri quadrati coperti messi a disposizione e aggiunge, rispetto alle tappe precedenti, uno spazio particolare che documenta il forte legame e la presenza del leader comunista in Toscana, ma anche del Pci, tant’è vero che campeggia fra i documenti la prima bandiera del Pci conservata a Livorno, dopo la scissione del 1921 dal Partito socialista. L’iniziativa è stata ideata e organizzata dall’Associazione Enrico Berlinguer per la conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale della sinistra italiana, con la collaborazione della Fondazione Gramsci. Prima di giungere a Firenze, la mostra è stata allestita a Roma presso il Mattatoio, Azienda Speciale Palaexpo, a Bologna nel Museo Civico Archeologico, in Sardegna a Sassari Padiglione Tavolara, a Cagliari alla passeggiata Coperta del Bastione di Saint-Remy.
Un percorso enorme, che a Firenze diventa ancora più grande. Lo dicono i numeri: 77mila 200 ore di lavoro complessivo per organizzarla, sei percorsi invece di cinque. La più grande mai tenuta finora, nel nome dell’esponente più significativo e popolare del Partito Comunista Italiano. Illumina la strada che ha portato a una trasformazione epocale, che consentì, secondo i disegni della classe dirigente via via rinnovatasi, di trasformare il partito del cambiamento sociale, politico, economico, forse dei sogni per molta parte della classe operaia, nel partito egemone del centrosinistra. Tardiva e forse per certi versi inutile vittoria di chi, come Moro (che ci rimise la vita) e Berlinguer, avevano asserito la necessità del compromesso storico e del dialogo fra le due forze popolari che si contendevano (almeno pubblicamente) l’Italia, comunisti e cattolici.
Ma al di là della storia e delle sue interpretazioni, al di là dei cambiamenti e dei tempi nuovi con il loro inquietante tuonar di cannoni, è la pace il tema su cui la mostra sembra dare un risalto particolare. Berlinguer uomo di pace, la foto di Firenze del 1980 troneggia accanto ai libri in mostra, con la frase “chi vuole la pace prepari la pace”. Un impegno enorme, che Berlinguer portò avanti con tenacia e determinazione, come ricorda Michele Ventura, che lo conobbe bene e che lavorò a lungo con lui, da segretario del Pci fiorentino a membro della Direzione nazionale e che è alla guida del comitato di indirizzo della mostra, con Daniela Lastri, Vannino Chiti, Marisa Nicchi, Fiorella Gasperini, Paolo Fontanelli, Leonardo Domenici, Tea Albini e Marco Spinelli.
Un ruolo che era riconosciuto a livello internazionale, quello di Berlinguer come preparatore di terreno per la pace, dalla spinta verso lo smantellamento delle basi, contro il riarmo e l’installazione di missili, a est e a ovest. Inoltre, spiega Ventura, l’orizzonte del segretario del Pci era un’attitudine che contemplava svariati aspetti sia in politica che nella spinta esistenziale, vissuta anche come impegno severo, di disciplina e eticità costanti. Un leader che conserva una tenace attualità, come si respira camminando e guardando, portatore di grandi idee ancora emozionanti da ascoltare e su cui riflettere, come dimostrano le centinaia di persone che si sono radunate a Livorno, il 15 luglio scorso, per riascoltare l’audio originale di un famoso discorso pronunciato nel 15 luglio del 1975, in cui si parla, per la prima volta, di eurocomunismo.
E, a margine della bellezza della mostra, del fatto che, come spiegano gli organizzatori, non vuole essere melanconica e ispirare rimpianti e nostalgie ma vuole invece essere di sprone per il futuro, il vero retro pensiero è: si parlerà di comunismo? Si ricorderà che Pci sta per Partito comunista Italiano? Si metterà l’accento sul fatto che la via italiana al comunismo era una delle grandi speranze-battaglie di Enrico Berlinguer e del partito, quel partito che nel ’77 sfiorò un clamoroso sorpasso? I tempi sono cambiati, si dirà, e lo dice proprio Ventura, sulle pagine di Repubblica, per cui il messaggio della intera mostra diventa “il metodo” Berlinguer, pensare alto e offrire la sintesi del futuro secondo le riflessioni politiche, veicolando il sentire del popolo che si rappresenta. Eppure, nel cul de sac in cui si trova la politica della sinistra italiana, forse la mostra potrebbe essere di stimolo per riprendere in mano qualcuno, solo qualcuno, di quegli strumenti ideali che, nella confusione scoppiata alla caduta del Muro, e nell’ansia di disfarsi di tutto ciò che rappresentava il passato, è stato rottamato senza nessuna vera riflessione.
Ci saranno molti dibattiti su temi attuali e di riflessione generale. Dal 4 settembre, a partire dall’orario standard delle 17.30, il primo dibattito titola “Berlinguer e la Toscana”, con Fabio Mussi, Susanna Cenni, Antonio Floridia, Paolo Fontanelli e Claudio Martini; l’8 il tema sarà quello della vittoria alle amministrative del 1975, con Sara Funaro, Silvia Salis, Luca Salvetti, Antonio Bassolino e Michele Ventura, Franco Camarlinghi. Il 10 il dibattito verterà su Berlinguer, la società e la democrazia, con Pierluigi Bersani, la storica Michela Ponzani e Valerio Martinelli (ricercatore e consigliere Acli nazionale, segretario dell’Osservatorio giuridico della Conferenza Episcopale Toscana). Il 16 mattatori Walter Veltroni e Rosy Bindi, “Dal compromesso astorico all’alternativa democratica”. Si prosegue il 22 settembre con Livia Turco e Benedetta Tobagi, tema “Berlinguer e i diritti”. Il tema del dialogo con i cattolici verrà nuovamente affrontato il 26, con Vannino Chiti, Michele Ciliberto e don Roberto Filippini. Il rapporto di Berlinguer con la cultura verrà indagato il 26 settembre con Gianni Cuperlo, Nichi Vendola e Marino Sinibaldi. L’internazionalismo sarà la corda toccata da Massimo D’Alema il 1 ottobre, mentre il 3 Achille Occhetto, Luciana Castellina, Luca Aterini e Michele Ventura si confronteranno sul tema “Austerità modello di sviluppo”. Infine, Paolo Handel, il 4 ottobre, leggerà alcuni discorsi di Berlinguer accompagnato dalla Allonsanfàn Band.
“I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer ” è il titolo della mostra, i cui curatori sono Alessandro D’Onofrio, Alexander Hobel e Gregorio Sorgonà. Il percorso documentale è suddiviso in cinque temi: gli affetti, il dirigente, la crisi italiana, la dimensione globale, attualità e futuro, con il tema centrale della pace che lega le varie sezioni. Alcuni focus specifici riguardano il contributo del Partito Comunista Italiano alle riforme adottate in Italia dal 1968 al 1984; le relazioni internazionali di Berlinguer; la stagione dello stragismo, i libri a lui dedicati.
La tappa fiorentina della mostra ha visto l’impegno della Regione Toscana e Comune di Firenze, in collaborazione con Associazione Enrico Berlinguer, Fondazione Gramsci e Cespe. Main Sponsor: Fondazione Noi-Legacoop Toscana; Official Sponsor: Estra, Savino del Bene, CAF, CGIL SPI Sindacato Pensionati Italiani e CGIL SPI Toscana; Official Supplier: Firenze Manutenzioni, Fiorentini Firenze e GranTerre. Per quanto riguarda gli orari, la mostra resta aperta fino al 5 ottobre, dal lunedì al giovedì dalle 14 alle 21, mentre venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 22 l’ingresso è gratuito.