Assange e le “cittadinanze pericolose”

Il cortocircuito politico-istituzionale sul fondatore di Wikileaks

L’apice del maltrattamento storico l’ha raggiunto il capogruppo Pd in Consiglio Comunale a Reggio Emilia, Gianluca Cantergiani. Quando, nel giustificare il voto d’assenso del Pd alla proposta di cittadinanza onoraria a Julian Assange, ha sostanzialmente rispolverato il caso di Nelson Mandela. Comparando di fatto il Sudafrica degli anni ’50 (con apartheid) all’America di Obama (la più grande democrazia del mondo).

Perché il fil rouge dell’ennesimo cortocircuito politico-istituzionale “glocale”, è ancora una volta, un’antiamericanismo di fondo che è ideologicamente radicato negli ultrasettantenni veterocomunisti e per ora solo cavalcato per collocazione opportunistica, da parte delle nuove generazioni di politici non troppo chini sui libri di storia.

Dall’annuncio del sì di Cantergiani, la strada della mozione popolare, forte si fa per dire, di “ben” 1200 firme raccolte in mesi e mesi di propaganda (siamo pur sempre nell’epoca in cui 10 preferenze online ti fanno gridare alla vittoria), è stata tutta in discesa. E la proposta del conferimento della cittadinanza onoraria ad Assange (teoricamente le cittadinanze dovrebbero andare a figure inclusive e non divisive della comunità) è passata: 19 a favore (Pd, Coalizione Civica, M5S, Europa Verde, Reggio E’), 6 contrari (Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega) e 2 astenuti (+Europa e Ferrari del Pd).

Perché cortocircuito? Perché la mozione popolare presentata dall’eurodeputata pentastellata Sabrina Pignedoli, a caccia del secondo mandato a Bruxelles o al peggio di un posto al sole nella futura compagine di governo locale post amministrative 2024, era stata sostenuta da quelle stesse formazioni politiche che poche ore prima avevano portato un esposto in Procura contro lo stesso Comune per via della gestione dei parcheggi della stazione ferroviaria Mediopadana. E perché la bella trovata di proporre Assange quale esempio di martire della libertà d’espressione e di giornalismo cadeva 1) nell’anno in cui Putin, che ha recentemente fatto cittadino onorario di Mosca un “collega” di Assange, Snowden, massacra la popolazione civile ucraina b) nel giorno in cui lo stesso zar del Cremlino ed il super despota cinese Xi Jinping, quello dei campi di concentramento degli Uiguri per intenderci, proclamavano al mondo la volontà di “un nuovo ordine” planetario. Che in bocca a loro suona come il tentativo di fermare i processi democratici dei Paesi a favore del loro modo di vedere l’amministrazione dei popoli, ovvero spietate dittature.

Che sala Tricolore (la sede del Consiglio comunale reggiano, ove nacque la prima bandiera italiana, ndr) abbia così voluto fare le prove tecniche di una possibile futura alleanza coi grillini ci può anche stare. Molto meno che l’abbia fatto sfornando dal proprio laboratorio una oggi così intempestiva decisione. A tal punto ad esempio che nella ben più liberal e democratica Milano di Sala, dove export e immagine coerente con le più evolute democrazie, contano evidentemente un tantino di più, la stessa proposta dei Verdi è diventata ben presto carta straccia. Come a dire che oggi Reggio è molto più vicina alla Napoli a trazione Pd-5stelle-De Magistris, essendo la quarta città, dopo Napoli appunto, Lucera di Foggia e Marcellinara di Catanzaro, a fare questa scelta.

Si badi bene, per restare nel contesto culturale di un passato che non vuole passare, che poche ore prima nella stessa Reggio del tentativo di conferimento di cittadinanza onoraria ad Assange, andava in scena un altro spaccato di modernità e comprensione della complessità. Quello delle Donne in Nero contro l’accordo Iren-Mekorot (l’azienda idrica israeliana che rifornisce i territori di Gaza, Giordania e Cisgiordania) e per il boicottaggio di Israele. Sit-in cui hanno preso parte tra gli altri il consigliere regionale dell’Emilia Romagna Federico Amico, reggiano molto vicino ad Elly Schlein ed Ermete Fiaccadori presidente Anpi provinciale reggiana.

Ricapitoliamo: busto di Lenin, assenze di bandiere ucraine alle manifestazioni comunali, boicottaggio BDS a Israele, cittadinanza ad Assange…Peccato che sia fallita l’operazione di cinesizzare Gavassa e campagna limitrofa, al secolo Silk-Faw, altrimenti avremmo fatto un bel filotto.

Nel 1949 la Reggio staliniana che conferì la cittadinanza onoraria all’ufficiale britannico Mike Lee era molto più filo-occidentale di quella di oggi. Gli Inglesi facevano con noi esattamente quello che oggi fanno con gli Ucraini ed anche di più: ci davano armi ed aiuto logistico.

C’è però un ma. Nonostante la linea simbolicamente e culturalmente simil-suicida impressa dal Consiglio, l’atto deve essere approvato e ratificato dal sindaco Luca Vecchi. Che ha così un’altra chanche di occuparsi, questa volta proficuamente, di geopolitica.

In foto Julian Assange

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  1. Il lavoro realizzato da Assange a sostegno proprio del mantenimento e rafforzamento degli stati di diritto è evidente. Il giornalismo di inchiesta da sempre rappresenta lo strumento pacifico per difendere dall’interno la democrazia. Se uno stato di diritto viene privato di questo strumento il passo è breve verso la democratura, che rappresenta l’anticamera della dittatura. Pertanto benvenga ogni iniziativa che sblocchi l’anacronistica detenzione di Assange, ricordo che sia Obama che Trump sono stati vicini a concedere la grazia ad Assange. Obama la concesse alla Manning, ovvero alla prima fonte di Wiki Leaks…

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