Aeroporti: record di passeggeri nel 2023, nonostante le guerre in corso

Gli scali italiani hanno sfiorato i 200 milioni di viaggiatori

Volare, che passione. Su e giù dagli aerei, qua e là da un paese all’altro del mondo, tra cui l’Italia è uno dei più frequentati. Boom di viaggiatori dei cieli, come mai visto prima, tanto che nel 2023 gli aeroporti italiani hanno sfiorato i 200 milioni di passeggeri, recuperando e ampliando le frequentazioni internazionali che erano state quelle cancellate dalla pandemia. “Un record storico”, commenta Assaeroporti, l’associazione italiana gestori aeroporti che riunisce 27 società di gestione e 36 aeroporti e che ha elaborato i dati nazionali. E ciò, quando durante il covid il numero dei passeggeri era crollato e si stimava di riuscire a ritornare giusto ai livelli del 2019 sicuramente non prima del 2024 ma più probabilmente solo verso il 2025 o 2026. E già si considerava  che sarebbe stato un buon successo, mentre a oltrepassare quella linea  non si osava nemmeno pensare per molto  altro tempo ancora. Invece nel 2023 gli aeroporti ce l’hanno imprevedibilmente già fatta a superare perfino il traguardo del pareggio: e proprio quando si sarebbe scommesso sul contrario, vista la precaria situazione in cui sembra precipitato il mondo. Invece, sulla paura e le tensioni, non di una, ma di due guerre in corso, l’inflazione, l’aumento dei costi, compresi i biglietti aerei che lievitano, la grande incertezza del domani e già dell’oggi, prevale il desiderio di muoversi.

“ La voglia di volare, per  lavoro, turismo, curiosità la vince su tutto”, constata il presidente di Assoaeroporti, Carlo Borgomeo. “Tanto – aggiunge –  che American Airlines ha ordinato circa 200 nuovi aerei dichiarando che in seguito ne avrebbe ordinati ancora di più, ma ha avuto una risposta negativa perché non c’è disponibilità”. Ad  affrontare la valanga di visitatori per cui vari aeroporti italiani non sono ancora attrezzati, essendo alcuni di loro sottodimensionati rispetto a tanti passeggeri e quindi affaticati nell’ accoglierli, penseranno le reti, ossia le alleanze di gruppi di scali locali tra di loro, prevede Borgomeo che annuncia: “D’altra parte è questa la ricetta generale del nuovo  piano nazionale degli aeroporti che sta per uscire ”. L’altra novità, continua il presidente, è che il nuovo piano non prende in considerazione solo il ristretto perimetro aeroportuale: “ In nome della sostenibilità ambientale, il piano si occupa anche di tutto quello che c’è intorno agli aeroporti, iniziando con il prescrivere l’intermodalità, ovvero la connessione con tutti i mezzi di trasporto pubblici in modo che gli scali vengano raggiunti il meno possibile in macchina ma soprattutto via treno, metropolitana o tramvia. Esempio incoraggiante,, la tramvia di Firenze che addirittura  entra addirittura nell’aeroporto di Peretola ” .

 Quanto al possibile maggiore inquinamento ambientale dei cieli, e dunque della terra, a causa di una crescita di traffico aereo così veloce,  Assoaeroporti  spiega che non c’è da temere perché gli aerei che volano non saranno di più, anzi di meno,  solo più pieni: “ Cresce il tasso di riempimento degli aeromobili, con un minore impatto sul clima”. Aggiunge  Borgomeo:  “La nostra indagine ci indica che, mentre i viaggiatori aumentano, i voli diminuiscono. E comunque la sostenibilità del volo è sempre più considerata: gli aerei di nuova generazione inquinano un terzo meno dei precedenti, che è già un risultato anche se parziale,  mentre si sta accelerando la ricerca per combustibili tratti da materiale pulito, biologico o a idrogeno”.

Ma veniamo ai dati dell’indagine di Assoaeroporti. L’insieme degli aeroporti italiani  arriva nel 2023, per la prima volta nella sua storia,  a circa 200 milioni di passeggeri, 197,2 per l’esattezza, superando del 2,1% il 2019, anno che già aveva segnato un primato storico che però poco dopo era crollato immediatamente a causa della pandemia. Finita l’emergenza Covid e il tutti a casa, il coraggio di tornare a volare, spostarsi e incontrare persone aveva determinato negli aeroporti un inizio di ripresa, ma fatta prevalentemente di passeggeri nazionali. Il boom è arrivato nel 2023,  quando, non solo riprendono a salire e scendere dagli aerei, ma addirittura aumentano, i passeggeri internazionali che vengono considerati la parte più qualificante del traffico aereo e che, da soli,  raggiungono i 128 milioni, lo 0,1% in più sul 2019. Mentre, se si contano i movimenti aerei, si scopre  che sempre nel trafficato 2023, invece di crescere, diminuiscono leggermente rispetto ai livelli pre Covid:  inferiori del 2,6% sul 2019, attestandosi a 1.601.059 voli con però un load factor (indice di riempimento ) maggiore.

Spiccano tra i primi dieci aeroporti italiani per numero di passeggeri: Roma Fiumicino con 40,5 milioni, Milano Malpensa con 26,1 milioni, Bergamo con 16 milioni, Napoli con 12,4 milioni, Venezia con 11,3 milioni, Catania con 10,7 milioni, Bologna con 10 milioni, Milano Linate con 9,4 milioni, Palermo con 8,1 e Bari con 6,5 milioni. Cresce, fino al suo record storico di 3 milioni di passeggeri, anche  l’Amerigo Vespucci di Firenze, che ha già realizzato dal 2015 l’obiettivo delle reti aeroportuali che Borgomeo cita come previsto dal nuovo piano nazionale degli aeroporti, costruendo il polo toscano costituito dal Vespucci di Firenze e il Galilei di Pisa, gestito dalla società unica Toscana Aeroporti.

 In un contesto di crescita diffusa su tutto il territorio nazionale, l’analisi per area geografica rivela una crescita di  traffico nel 2023 rispetto all’anno precedente negli aeroporti del Nord e del Centro rispettivamente del 20% e del 33%, mentre  gli scali del Sud e delle Isole, che già nel 2022 avevano respirato un’ aria di forte recupero, confermano quell’andamento con il più 10% e più 9%, superando ampiamente i livelli pre-Covid.  Mentre diminuisce, seppure leggermente, solo il traffico cargo ossia il trasporto merci, intimidito, ipotizza Assoareoporti,  dall’attuale contesto economico e geopolitico, ma soprattutto, aggiunge il presidente Borgomeo, “dal ritardo generale della logistica in Italia. Se migliorerà quella, anche il traffico aereo cargo, che al contrario del traffico viaggiatori non è crollato neanche durante il Covid, trasportando la merce più preziosa ossia i medicinali, avrà la possibilità di un forte recupero”  Intanto, per fermarsi al 2023, le merci movimentate sono state in tutto 1.086.810 tonnellate, meno l’1,5% sul 2019 e meno l’1,6% rispetto al 2022. Lo scalo di Milano Malpensa, con 665.655 tonnellate, conferma la leadership nazionale, trasportando  il 65% delle merci italiane che viaggiano in aereo, seguito dagli scali di Roma Fiumicino con il 18%, Venezia con il 4,2% e Bologna con il 4%.

In conclusione, per tornare alle cosiddette reti aeroportuali, Borgomeo che è anche il presidente  dello scalo di Napoli, è assolutamente convinto che siano “la soluzione giusta per una crescita incoraggiante ma che ovviamente porta anche nuovi problemi. Sono la strada da percorrere perché costituiscono la novità che assicura economie di scala e maggiore potere delle società aeroportuali nelle trattative con le compagnie aeree che si mostrano più forti nei confronti degli scali più piccoli e  maggiormente concilianti con quelli  grandi. Oltre che perché possono risolvere molti dei problemi degli aeroporti ormai saturi, come per esempio quello di Napoli, che comunque sta andando benissimo, la cui società, la Gesac, gestisce dall’11 luglio anche lo scalo di Salerno. Ci sono poi il polo Catania-Comiso,  in Sardegna c’è un accordo per formare la rete Olbia- Alghero,  e già si discute della rete pugliese Bari – Brindisi- Foggia – Taranto.”

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