Addio al Carnevale: malinconia e paura per la festa che finisce

Il libro di Franco Cardini su cosa si nasconde dietro le maschere

“Venite pure avanti/ Leggiadre mascherine”.Citando il Don Giovanni di Mozart, Franco Cardini rileva, però, nel suo recente libro La Festa e la paura. Interpretazioni del Carnevale (Editrice La Vela) che le mascherine non sono affatto leggiadre nemmeno quando sembrano tali perché sono l’altro da Sé, qualcosa di identico e tuttavia sconosciuto (p.24). Il Carnevale è il momento dell’allegria per antonomasia eppure ha in sé momenti di segno opposto. La malinconia delle cose che finiscono come ha scritto Giuseppe Ortolani commentando Una delle ultime sere di carnovale di Goldoni. E la paura, appunto. Che acquista uno specifico significato in relazione alla festa.

Il Prof. Cardini considera, infatti, il periodo che comincia con l’Avvento e termina con l’Epifania come un tempo denso, un tempo alto, una lunga festa. Quella vera e propria comincia, però con il Natale: da allora, si ha un susseguirsi di feste – le “dodici notti”, il periodo religioso e festivo che intercorre tra il Natale e l’Epifania – un continuum che impedisce di percepire la “rottura” costituita dalla fine e dall’inizio dell’anno o, quanto meno ne attenua la portata. Ma dopo l’Epifania – rileva Cardini – se non si può dire che il vero e proprio tempo di festa continui, si ha tuttavia una fase crepuscolare che dura alcune settimane e all’interno della quale si consumano (è il caso di dirlo) i resti dell’anno vecchio, ci si congeda definitivamente da esso e ci si prepara intanto alle fatiche pre-primaverili. Questo libro interseca anche gli usi e costumi di secoli più lontani per andare alle origini del Carnevale partendo dalla sua etimologia. Currus navalis (a cui si richiamerebbero i carri allegorici) o Carmen levare ? Questo saggio, breve ma denso di suggestioni, di interrogativi, di approfondimenti  storico compie un viaggio nel tempo e nelle diverse culture. Scopriamo, così, che maschere e mascheroni hanno sempre avuto un significato apotropaico contro gli spiriti maligni e quindi contro la paura. Circa l’origine da antichi culti legati alla fertilità del suolo si cita James Frazer con riferimenti alla rivoluzione agricola di una decina di migliaia di anni fa nell’area eurasiatica e mediterranea.

Per gli antichi greci la maschera con le grandi labbra (che amplificava la voce) era un oggetto fondamentale di rappresentazioni mitico rituali dalla quali è scaturita la tragedia.  Qualcosa di inquietante dunque. E la festa del Carnevale -osserva Franco Cardini – che oggi è un’allegra mascherata dedicata soprattutto ai bambini, in passato ha avuto un peso ben diverso. Celebrazione sfrenata in contrapposizione all’austerità della Quaresima. Ma si dice anche che questo periodo di trasgressione era, in certo modo regolato e non solo perché sottoposto al controllo delle autorità laiche ed ecclesiastiche. E soprattutto perché la scompostezza di breve durata rientrava nell’ordine stabilito e addirittura lo rafforzava.

Non a caso questi episodi erano frequenti nel ritualismo romano come la giornata in cui i servi potevano dare ordini ai loro padroni o  quando i soldati motteggiavano il loro comandante che celebrava il trionfo. Quanto al Medioevo,Cardini parla delle feste dei folli o dell’asino nelle quali il comportamento trasgressivo  aveva l’alibi della follia.  E l’Offizio dei folli nella cattedrale di Sens con compiva un’ inversione rituale della liturgia (sostituzione dell destra con la sinistra dell’alto con il basso) con tanto di Vescovo dei folli Poi la fine del periodo di festa simboleggiato dalle Ceneri e il rogo di Re Carnevale soppiantato dalla Quaresima ma il messaggio talvolta era ambigua perché Re Carnevale poteva sfuggire alle fiamme e la mezza Quaresima introduceva elementi contraddittori.

La Quaresima era destinata, a sua volta ad essere vinta dalla Pasqua. Inoltre, prendendo spunto proprio dal Carnevale e di come eros e carnalità si esprimevano nella festa medievale del carnevale mutuata dall’antichità pagana come eros e carnalità si esprimessero nella festa medievale del carnevale mutuata dall’antichità pagana, il Prof. Cardini  sottolinea che il Medioevo non era negazione e umiliazione del corpo né sottovalutazione di tutto ciò che era fisico.  E spiega che se la verginità e la continenza erano un valore non si può parlare di sessuofobia ma piuttosto di disciplina, autocontrollo affinché il corpo non si lasciasse sottomettere dagli impulsi dei sensi.

Gli spunti di questo saggio sono tali che evito di spoilerare per lasciarli scoprire al lettore. Mi limito solo a rimarcare la parte conclusiva che esamina il rapporto con le modernità e la postmodernità: oggi il dislivello tra festivo e quotidiano tende ad appianarsi. Il tempo libero è accompagnato da svaghi a atteggiamenti di relax ma si sta perdendo la dimensione comunitaria della festa. Sono mutate le ragioni storico culturali e quelle piscologiche che la rendevano necessaria. Di come recuperarla, nell’epoca della riduzione individualistica del tempo a una sola dimensione, quella economico-produttiva, Cardini parla nell’ultimo capitolo che intitola Inconclusioni perché non c’è una specifica ricetta. Sottrarsi alla tirannia del consumismo e produttivismo e all’angoscia esistenziale ma sul come lascia il discorso aperto anche se non manca di indicare prospettive e percorsi da intraprendere. 

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