Cos’è l’acquacoltura integrata? L‘IMTA, acronimo di Integrated Multi-Trophic Aquaculture, è un modello produttivo innovativo che prevede l’allevamento integrato di specie appartenenti a diversi livelli trofici, come pesci, molluschi e alghe. Una modalità che, nonostante abbia grandi potenzialità come soluzione sostenibile rispetto alla tradizionale acquacoltura praticata in particolare in Europa,, è finora sembrata non rispettare le premesse teoriche. Nel sistema integrato, i sottoprodotti e i nutrienti derivanti dall’allevamento delle specie ittiche vengono riutilizzati da organismi filtratori e vegetali, trasformando quelli che sarebbero scarti in nuove risorse biologiche. Un nuovo studio, realizzato dai ricercatori del CREA Centro di ricerca Zootecnia e Acquacoltura in collaborazione con il RISE Research Institutes of Sweden e l’Università di Helsinki, sviluppato nell’ambito del progetto europeo BLUEBOOST, finanziato dalla Sustainable Blue Economy Partnership di Horizon Europe e recentemente riconosciuto come Ocean Decade Action dell’UNESCO, ha tuttavia fatto la tara sia alle prospettive sia al sistema di valutazione finora utilizzato. L’articolo scientifico, pubblicato su Reviews in Acquaculture, è disponibile al link https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/raq.70192
Lo studio infatti pone il problema della valutazione dell’efficacia reale dell’IMTA, rivedendo in chiave critica gli approcci denominati Life Cycle Assessment (LCA) e analisi dei costi-benefici (CBA), oltre ad altri indicatori di sostenibilità, mettendo in evidenza come una valutazione realmente efficace dell’acquacoltura multitrofica debba considerare contemporaneamente gli aspetti ecologici, economici e gestionali. Una valutazione integrata nei suoi vari aspetti in grado di fornire strumenti scientifici utili a orientare le decisioni di imprese e decisori politici.
Le caratteristiche positive dell’acquacoltura multi-trofica integrata (IMTA) sono note, a partire dall’impatto ambientale più basso, alla maggiore produttività e alla redditività più elevata rispetto alla monocultura convenzionale. Almeno in teoria. Il problema, come spesso accade, è la pratica. Se si analizzano gli studi del settore, emerge dalla ricerca CREA che le valutazioni del ciclo di vita (LCA) e l’analisi costi-benefici (CBA) delle IMTA arrivano a conclusioni discordanti. Mentre le prime giungono alle conclusioni che i sistemi studiati non hanno mantenuto le promesse ambientali, le analisi costi-benefici hanno rilevato in via generale “sia una migliore performance finanziaria sia esternalità ambientali più basse rispetto alle equivalenti monoculture”.
Differenze che secondo i ricercatori si possono spiegare principalmente con riguardo alla natura dei sistemi finora valutati, spesso teorici o sperimentali. Di fatto, secondo i ricercatori, non sarebbe ancora chiaro “fino a che punto l’IMTA possa mantenere le sue promesse nella pratica”, ma soprattutto emerge che questo sistema integrato, per funzionare appieno, deve essere sostenuto da “una progettazione attenta per essere efficace per l’uso previsto”. Cosa significa? In buona sostanza, “effettuare valutazioni solide che evitino errori chiave sia nelle LCA sia nelle CBA”. Come fare?
Intanto, il primo dato di fatto è che alla rapida crescita dell’acquacoltura degli ultimi anni si è affiancata la consapevolezza sempre più marcata di dover utilizzare sistemi sempre più orientati alla sostenibilità. E’ in questo ambito, ha preso piede la pratica dell’acquacoltura integrata multi-trofica. Si tratta tecnicamente di una una “forma specializzata di policoltura, cioè la co-produzione di specie, in cui specie di acquacoltura alimentate vengono combinate con specie a livelli trofici inferiori con funzioni estrattive, con l’intento di migliorare l’utilizzo dei nutrienti e dei rifiuti”, una forma di allevamento utilizzata da tempo in Asia, e che suscita forte interesse in particolare nella UE, dove si trovano vaste aree di produzione in monocultura.
Le modalità di realizzaione dell’IMTA sono svariate: si può progettare utilizzando l’acquaponica terrestre con un combinazione mirata di pesci e piante, oppure come coltivazione marina in acque aperte di diverse specie marine (ad esempio, come si legge nella ricerca, pesci ossei, bivalvi e alghe), come co-colture in stagni di pesci e invertebrati e combinazioni agro-acquacolturali (un esempio può essere la produzione riso–pesce).
Tutto ciò porta in primo piano una delle sfide fondamentali per la funzionalità dell’IMTA, ovvero l’identificazione di tecnologie di allevamento adatte, in cui gioca un ruolo fondamentale la scelta delle combinazioni ideali di specie. “La chiave per una progettazione sostenibile, e il cuore stesso del concetto di IMTA, è l’integrazione di specie alimentate e specie estrattive per permettere che i rifiuti diventino una risorsa come il fertilizzante”, si legge nella ricerca. In altre parole, la chiave del meccanismo è il concetto di circolarità. Ma come passare dalla teoria alla pratica?
Un primo passo, secondo la ricerca CREA, dovrebbe essere la creazione di “compartimenti adeguatamente proporzionati in termini di biomassa e proporzioni di specie a diversi livelli trofici. Integrare le specie in un sistema porta anche a una ‘multifunzionalità’ del sistema, cioè diversi ruoli delle specie incluse e molteplici risultati della produzione, con un effetto netto sull’ambiente e sull’economia che richiede un’attenta e appropriata considerazione nella valutazione della sostenibilità”.
La valutazione degli effettivi benefici, ambientali ed economici, è complessa e da rivedere, secondo le conclusioni della ricerca, almeno in parte. Le criticità provengono dalle valutazioni svolte in base agli strumenti ad oggi utilizzati, ovvero da un lato la valutazione del ciclo di vita (LCA) e dall’altro l’analisi costi-benefici (CBA). “Per identificare cosa caratterizza i contributi netti positivi della policoltura rispetto a quelli della monocultura, valutazioni solide del ciclo di vita sono fondamentali per individuare gli effetti sulle pressioni ambientali”. Strumenti che tuttavia dovrebbero essere rimodellati tenendo conto ad esempio del contesto specifico e di tutto ciò che attiene alla voce esternalità. In particolare per quanto riguarda le valutazioni costi-benefici (CBA) ma anche per le LCA, occorre, secondo i ricercatori CREA, “una migliore comprensione degli elementi chiave e delle migliori pratiche per le valutazioni economiche per identificare sistemi IMTA sostenibili”. Ad esempio, un primo passo potrebbe essere “ fornire indicazioni pratiche e raccomandazioni sulle decisioni metodologiche prese nella LCA£, passo che “migliorerebbe la coerenza, l’affidabilità e la comparabilità degli studi futuri. Questo è necessario per poter comprendere appieno il potenziale e i limiti dell’IMTA per le politiche, gli investimenti e l’implementazione commerciale. Inoltre, è necessario avere una migliore comprensione sia delle prestazioni ambientali sia delle condizioni economiche già nelle prime fasi di sviluppo dell’IMTA per identificare progetti che possano supportare una crescita sostenibile”. Un passaggio, quest’ultimo, fondamentale per “l’ampliamento della transizione dalla monocultura alla policoltura e all’IMTA”.
In altre parole, per confutare la percezione diffusa che, rispetto agli equivalenti in monocultura, “l’IMTA possa ridurre le pressioni ambientali, ma che i benefici finanziari non siano sempre sufficienti a stimolare un’adozione su larga scala”, è necessario, secondo la ricerca , “integrare le due prospettive, identificare sfide specifiche nelle valutazioni dei sistemi di acquacoltura nel nesso ambiente–economia”.
Sintetizzando, la ricerca suggerisce che, contrariamente alla teoria secondo cui l’IMTA sarebbe ambientalmente vantaggioso ma forse non economicamente sostenibile, la visione è più sfumata. “I vantaggi e gli svantaggi suggeriti dell’IMTA non dovrebbero essere dati per scontati, ma piuttosto perseguiti deliberatamente”, magari attraverso una progettazione sostenibile che valuti , ad esempio, proporzioni tra le specie, posizionamento, strategie energetiche e alimentari, con valutazioni ambientali ed economiche svolte con strumenti adeguati. Il suggerimento, “valutazioni combinate e robuste di LCA e CBA degli stessi sistemi IMTA—preferibilmente già in fase di progettazione e su scala commerciale—poiché potrebbero combinare i pregi di entrambi i metodi e offrire così spunti preziosi”.